Bielorussia: uomo ucciso a Minsk dal KGB lavorava in una società di software

Pubblicato il 30 settembre 2021 alle 17:26 in Bielorussia

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Le forze di sicurezza bielorusse hanno ucciso a colpi di arma da fuoco un uomo di 31 anni, identificato dall’opposizione come un dipendente di EPAM Systems, una società di software con sede negli Stati Uniti. La vittima è morta nella sua abitazione durante un raid avvenuto, martedì 28 settembre, in un quartiere della capitale, Minsk. Le autorità bielorusse hanno confermato che gli agenti del KGB hanno colpito il 31enne dopo che questo ha resistito alle forze di sicurezza e sparato ad uno degli agenti, uccidendolo. Non hanno tuttavia reso nota l’identità dell’uomo, limitandosi a dire che era un “terrorista”. Questa è stata invece rivelata dall’opposizione pro-democrazia, la quale ha dichiarato che si tratterebbe di Andrei Zeltser. La moglie della vittima è stata arrestata.

“Anche se il soggetto in questione non è stato identificato da alcuna fonte ufficiale, possiamo confermare che l’individuo riportato dai media era un dipendente dell’Epam”, ha detto la società in una dichiarazione all’agenzia di stampa Reuters, giovedì 30 settembre. “L’azienda non ha informazioni sul fatto che l’individuo abbia mai avuto altra cittadinanza o stato residenziale al di fuori della Bielorussia”, ha aggiunto, in risposta alle ipotesi che la vittima fosse anche cittadino statunitense. L’inviato speciale degli Stati Uniti per la Bielorussia, Julie Fisher, ha dichiarato che gli USA stanno indagando per ottenere ulteriori informazioni. “Questo incidente sembra fornire ulteriori prove del disprezzo del regime bielorusso per i diritti umani e della sua volontà di utilizzare metodi estremi per minacciare i presunti oppositori politici, un modello che purtroppo è ben consolidato nel Paese”, ha affermato in una dichiarazione via e-mail inviata a Reuters.

L’incidente è stato condannato dall’opposizione bielorussa e, mercoledì, i cittadini hanno tenuto una manifestazione di protesta nella capitale dell’Ucraina, Kiev, dove il capo di un gruppo di esuli bielorussi era stato trovato impiccato, ad agosto. “È tutto molto spaventoso. Non siamo al sicuro da nessuna parte, né nella nostra patria, né qui”, ha detto a Reuters uno dei manifestanti di Kiev, che si è rifiutato di dare il suo nome. 

L’industria IT è stata una forza trainante dietro le proteste che hanno seguito le contestate elezioni di agosto 2020. Il fondatore bielorusso dell’EPAM aveva firmato una lettera aperta in cui chiedeva un nuovo voto e il rilascio dei prigionieri dopo il giro di vite condotto dalle forze di sicurezza sui manifestanti. La repressione includeva anche perquisizioni di appartamenti dove gli agenti fedeli al presidente Alexander Lukashenko credevano che i manifestanti si nascondessero. L’opposizione bielorussa ritiene che le elezioni siano state truccate in modo che Lukashenko, al potere dal 1994, potesse vincere nuovamente. Il presidente ha negato i brogli elettorali e ha sfidato le sanzioni occidentali e gli appelli dell’opposizione a dimettersi. Ha descritto i manifestanti come criminali inclini a insurrezioni violente.

“Secondo quanto riferito, era anche cittadino statunitense. Secondo i suoi amici, sosteneva il movimento democratico in Bielorussia. Sua moglie è detenuta. La madre è scioccata”, ha scritto su Twitter Franak Viačorka, consigliere della leader dell’opposizione bielorussa, Svjatlána Tsikhanouskaya. Quest’ultima, più tardi, ha aggiunto che l’incidente è “un risultato dell’illegalità in Bielorussia”. “La nostra gente non si sente più al sicuro, nemmeno nelle proprie case. L’autocrate che mantiene il potere con violenza e terrore crea uno scontro tra i bielorussi”, ha dichiarato. 

I filmati trasmessi dalla televisione di stato hanno mostrato agenti in borghese che sfondavano la porta di un appartamento e un uomo che sparava contro di loro mentre entravano. “In risposta alle legittime richieste delle forze dell’ordine, un residente di Minsk di 31 anni si è rifiutato di aprire la porta dell’appartamento ed è stato rinchiuso al suo interno. Stava filmando per l”hype'”, ha detto in una nota il Comitato Investigativo della Bielorussia, che ha aggiunto, “Data la natura della violenza usata, la resistenza armata di un uomo di 31 anni è stato liquidata con il fuoco di risposta”. Un portavoce di Lukashenko ha affermato che la morte dell’ufficiale del KGB, rimasto ucciso nel raid, “non rimarrà impunita”. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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