Yemen: il premier ritorna ad Aden, Riad abbatte droni Houthi

Pubblicato il 29 settembre 2021 alle 10:26 in Arabia Saudita Yemen

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In concomitanza con la visita nel Golfo del consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, le forze di difesa aerea saudita hanno riferito di aver nuovamente intercettato e distrutto droni, carichi di esplosivo, lanciati contro il Sud del Regno, presumibilmente dai ribelli sciiti Houthi. Nel frattempo, il primo ministro yemenita, Maeen Abdul Malik è ritornato ad Aden, capitale provvisoria dello Yemen, dopo un’assenza durata circa sei mesi.

L’annuncio di Riad fa riferimento a un tentato attacco perpetrato nella notte tra il 28 e il 29 settembre che ha preso di mira Khamis Mushait, nel Sud dell’Arabia Saudita. Ancora una volta, il Regno del Golfo ha puntato il dito contro le milizie Houthi, accusate di colpire oggetti e soggetti civili, mentre le forze saudite e della coalizione internazionale hanno riferito di stare adottando le misure operative necessarie a far fronte a tali minacce. Episodi simili si sono verificati anche il 24 e 26 settembre. In realtà, è dall’ingresso della coalizione a guida saudita nel conflitto yemenita, il 26 marzo 2015, che il Regno è considerato dagli Houthi un obiettivo legittimo da colpire, in risposta al perdurante assedio in Yemen da parte delle forze yemenite filogovernative e dell’alleanza internazionale che le coadiuva.

Di fronte a tale scenario, nel corso di una sessione del Consiglio dei ministri del 28 settembre, presieduta dal monarca saudita, il re Salman bin Abdulaziz al-Saud, Riad ha ribadito il proprio diritto ad autodifendersi da attacchi perpetrati quotidianamente dai ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, per mezzo di missili balistici, droni e imbarcazioni esplosive. Tali azioni, oltre a colpire obiettivi civili, minano la sicurezza delle rotte di navigazione internazionali e le forniture energetiche globali.

La crisi yemenita è stata al centro dei colloqui di Sullivan con interlocutori sauditi, tra cui Mohammed bin Salman, principe ereditario dell’Arabia Saudita, ed emiratini, come il principe ereditario Mohammed bin Zayed al-Nahyan, altresì vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti. Per oggi, 29 settembre, è invece prevista una visita al Cairo, volta a discutere di altri dossier quali Libia, relazioni tra israeliani e palestinesi, diritti umani e il progetto della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD). Durante il bilaterale con bin Salman, il consigliere statunitense ha espresso il sostegno del proprio Paese agli sforzi che il nuovo inviato delle Nazioni Unite, Hans Grundberg, è chiamato a profondere, mentre Washington e Riad si sono dette concordi a intensificare gli sforzi diplomatici con le parti coinvolte nella crisi yemenita. Sullivan ha poi ringraziato il suo interlocutore per l’ospitalità temporanea offerta dall’Arabia Saudita a migliaia di afghani, nel corso delle operazioni di ritiro delle truppe statunitensi.

Tali episodi si sono svolti in concomitanza con l’arrivo del premier Abdul Malik ad Aden, il 28 settembre, il quale si è dapprima recato ad Ataq, capoluogo del governatorato di Shabwa, e Mukalla, la maggiore città della regione meridionale di Hadramawt, per tenere incontri con le autorità locali, volti a discutere della situazione militare, economica, sociale e di sicurezza. Stando a quanto specificato, il ritorno di Abdul Malik precede quello degli altri ministri, i quali si prevede ritorneranno ad esercitare i propri compiti nella sede del governo ad Aden, con l’obiettivo di “salvare un’economia al collasso” e frenare il deterioramento della valuta locale, il riyal.

Tale mossa giunge dopo che, da mesi, le regioni meridionali yemenite sono testimoni di un crescente malcontento della popolazione locale, la quale lamenta condizioni di vita precarie, ulteriormente esacerbate dal crollo della moneta. Parallelamente, i ribelli Houthi hanno intensificato le proprie operazioni non solo contro Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative a Nord, ma anche più a Sud, verso regioni meridionali quali Shabwa, il che richiede sforzi congiunti da parte dell’esercito e dei gruppi separatisti meridionali. “Il destino di questa battaglia determinerà il futuro dello Yemen nei prossimi decenni”, ha affermato il primo ministro, secondo cui è necessario altresì completare l’attuazione dell’accordo di Riad. 

Il primo ministro si era allontanato dalla capitale de iure dello Yemen, insieme alla squadra governativa, a seguito delle tensioni scoppiate il 16 marzo scorso, che hanno visto protagoniste le forze affiliate al Consiglio di Transizione Meridionale (STC), a sua volta rappresentante dei gruppi separatisti del Sud dello Yemen. Aden risulta essere tuttora sotto il controllo delle forze separatiste del STC, sebbene fosse stato chiesto loro di ridispiegarsi su altri fronti yemeniti, in linea con quanto stabilito nel cosiddetto accordo di Riad del 5 novembre 2019. Era stata tale intesa, raggiunta dal governo legittimo yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, e dai gruppi secessionisti, rappresentati dal STC, a porre fine alle violente tensioni che, dal 7 agosto 2019, avevano avuto inizio ad Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.

Scopo dell’intesa è stato evitare un ulteriore “conflitto nel conflitto” in Yemen e scongiurare una spaccatura all’interno del fronte anti-Houthi, in particolare tra Riad e Abu Dhabi. Tra le diverse clausole concordate, vi è la formazione di un nuovo governo yemenita unitario, equamente suddiviso tra Nord e Sud, ufficialmente annunciato il 18 dicembre 2020 e insediatosi successivamente nella capitale provvisoria. Un risultato simile è stato motivo di speranza da parte di chi credeva che ciò potesse portare alla risoluzione del più ampio conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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