Siria: che cosa succede a poche ore dal vertice di Sochi

Pubblicato il 29 settembre 2021 alle 11:43 in Russia Siria Turchia

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È atteso per oggi, mercoledì 29 settembre, un incontro tra i presidenti di Russia e Turchia, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, in cui si prevede si discuterà della crisi siriana. Nel frattempo, l’inviato speciale dell’Onu, Geir Otto Pedersen, ha riferito che, il 18 ottobre prossimo, riprenderanno i colloqui per redigere una nuova Costituzione.

Tra i punti al centro delle discussioni dell’incontro di oggi, che si svolge a Sochi, città della Russia meridionale, vi è la situazione ad Idlib, governatorato della Siria Nord-occidentale tuttora posto sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Il 5 marzo 2020, Erdogan e Putin hanno concordato un cessate il fuoco che ha scongiurato il rischio di una violenta escalation nella regione. Oltre alla tregua, l’intesa prevedeva l’istituzione di un “corridoio sicuro” lungo l’autostrada internazionale Aleppo-Latakia “M4”, con una profondità di 6 chilometri a Sud e altrettanti a Nord dell’arteria, a condizione che fossero concordati criteri specifici per le operazioni di sicurezza tra i Ministeri della Difesa turco e russo. Ciò ha portato, nel corso dell’ultimo anno, all’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte russo-turche nella medesima regione, ma il corridoio non è stato mai effettivamente creato e la strada non è stata ancora completamente riaperta. 

“Siamo impegnati a rispettare i principi dell’accordo concluso con la Russia e ci aspettiamo che la parte opposta si assuma le proprie responsabilità”, ha affermato il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar alla vigilia dell’incontro, in concomitanza con perduranti raid aerei contro Idlib da parte delle forze di Mosca, alleata dell’esercito di Damasco nella cornice del perdurante conflitto. “Potrebbe essere necessario prendere alcune decisioni critiche, soprattutto alla luce degli sviluppi in Siria”, ha poi riferito un funzionario turco. Dall’altro lato, il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, ha riferito che, sebbene Idlib sia una “priorità assoluta”, i due presidenti discuteranno anche di relazioni commerciali ed economiche, e dossier regionali, Afghanistan e Libia inclusi. Ad ogni modo, ha affermato il portavoce, la situazione a Idlib è divenuta “inaccettabile e pericolosa”, viste le perduranti “attività terroristiche” che rischiano di ostacolare il processo di insediamento e riconciliazione in Siria. In tale quadro, stando a quanto riportato dal quotidiano al-Arab, mentre Ankara si aspetta di raggiungere un’intesa per una tregua a lungo termine a Idlib, Mosca spera di concludere un accordo per la fornitura di un secondo lotto del sistema missilistico S-400, così come preannunciato il 23 agosto scorso.

Nei giorni che hanno preceduto il vertice non sono mancate tensioni a Idlib, dove attacchi aerei hanno colpito diverse località nel Sud della regione, mentre le postazioni di Damasco sono state prese di mira da gruppi filoturchi. A Sud, invece, nel governatorato di Daraa, continuano le operazioni di riconciliazione e insediamento presso Yarmouk, nell’Ovest della regione, mentre le forze damascene e della polizia militare russa proseguono le operazioni di perquisizione delle abitazioni, volte alla restituzione delle armi possedute dai cittadini locali. Parallelamente, centinaia di persone, tra civili, combattenti locali e ricercati per il servizio militare obbligatorio, hanno raggiunto i centri di reinsediamento. 

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro di un’intesa maggiore, raggiunta dalle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, e dai notabili di Daraa al fine di disinnescare le tensioni degli ultimi mesi che hanno interessato soprattutto Daraa al- Balad, un distretto meridionale, dell’omonimo governatorato di Daraa, precedentemente controllato da ex gruppi dell’opposizione. Questo, a partire da giugno 2021, è stato posto sotto assedio, per oltre 65 giorni, dalle forze di Damasco, le quali hanno altresì impedito l’ingresso di soccorsi e aiuti umanitari, destinati a circa 11.000 famiglie, per un totale di oltre 40.000 abitanti. Ciò ha provocato crescenti scontri, definiti i peggiori degli ultimi tre anni, mentre la Russia si è impegnata a mediare tra le parti belligeranti per disinnescare le tensioni. 

Nel frattempo, l’inviato dell’Onu in Siria, Pedersen, ha annunciato che per il 18 ottobre prossimo è previsto il sesto round dei negoziati del Comitato costituzionale, un organismo promosso dalle Nazioni Unite per porre fine alla perdurante crisi in Siria. In particolare, sarà il “mini comitato” ad incontrarsi. “Il popolo siriano ha un disperato bisogno di un processo politico guidato dai siriani” ha affermato Pedersen il 28 settembre, mettendo in luce la necessità di profondere sforzi per portare la pace in Siria e ripristinare “sovranità, unità, indipendenza e integrità territoriale”.

Il numero totale dei membri partecipanti al Comitato ammonta a 150. In particolare, 50 sono stati scelti dal governo siriano, 50 dalle fazioni di opposizione e la restante parte dall’inviato speciale, il quale ha tenuto conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile. Parallelamente, un organismo ristretto, composto da 45 membri, è impegnato in negoziati mediati dalle Nazioni Unite. Il fine ultimo degli incontri è redigere una Costituzione per la Siria, la quale dovrà poi essere votata dal popolo siriano, con l’obiettivo di porre fine al conflitto attraverso un meccanismo in cui siano i siriani stessi ad essere i protagonisti. Il Comitato si è riunito per cinque volte fino a gennaio 2021, ma sinora non è stato raggiunto alcun risultato concreto.

Il conflitto civile siriano è in corso oramai da circa dieci anni. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del governo siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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