Libia: gli USA sostengono la stabilità libica, ma rifiutano i mercenari

Pubblicato il 29 settembre 2021 alle 8:54 in Libia USA e Canada

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Mentre il capo del Comando militare degli Stati Uniti in Africa (AFRICOM), il generale Stephen Townsend, ha tenuto colloqui con il premier libico, Abdulhamid Dabaiba, la Camera dei Rappresentanti degli USA ha approvato una legge per la “stabilizzazione della Libia”. In essa, Washington viene esortata a svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione della crisi libica, garantendo altresì elezioni “giuste e inclusive” alla data prevista, il 24 dicembre prossimo.

Entrambe le notizie sono state diffuse il 28 settembre. I dossier affrontati nel corso delle discussioni tra il primo ministro ad interim e il generale di AFRICOM sono stati molteplici, primo fra tutti l’espulsione di forze e mercenari stranieri dalla Libia. Secondo quanto stabilito dall’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020, questi avrebbero dovuto abbandonare il Paese Nord-africano entro 90 giorni dalla firma dell’intesa, ma tale scadenza non è stata mai rispettata e, ad oggi, sono circa 20.000 i combattenti stranieri che continuano a sostare nei territori libici.

Durante l’incontro svoltosi a Tripoli, che ha visto altresì la presenza dell’ambasciatore statunitense Richard Norland, inviato speciale degli USA in Libia, le parti si sono poi dette concordi a “coordinare i propri sforzi per contrastare il terrorismo nel Sud della Libia” e, più in generale, a continuare la “cooperazione strategica congiunta” tra Libia e Stati Uniti d’America, al fine di garantire stabilità e sicurezza a livello regionale. A tal proposito, l’ambasciata degli Stati Uniti in Libia ha affermato che la cooperazione militare tra Washington e Tripoli può essere funzionale alla rimozione “degli ordigni inesplosi portati da attori stranieri”, e ad aiutare il Paese a “riprendersi dal conflitto”.

Townsend e Norland hanno tenuto colloqui anche con il capo del Consiglio presidenziale, Mohamed al-Menfi, mentre membri di AFRICOM hanno incontrato il Comitato militare congiunto 5+5, per la prima volta dalla formazione di tale organismo, avvenuta a seguito della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, il quale è composto da delegati sia dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) sia del precedente governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Anche Menfi ha discusso con gli interlocutori statunitensi di sicurezza congiunta, cooperazione militare, lotta al terrorismo e criminalità organizzata, in particolare nelle regioni della Libia meridionale, oltre all’allontanamento di mercenari e forze straniere.

Come espresso dall’ambasciata statunitense, la riunione del Comitato militare congiunto “5+5” ha rappresentato un “passo storico per riunire i libici, soprattutto nel campo della sicurezza”. Dal canto loro, ha riferito la rappresentanza diplomatica, gli USA continueranno a collaborare per facilitare la completa realizzazione dell’accordo di cessate il fuoco, il ritiro di tutte le forze e mercenari stranieri e la piena unificazione delle istituzioni militari libiche. Secondo fonti di al-Arabiya, Washington si è impegnata, in particolare, a profondere sforzi per esortare i Paesi che “interferiscono” nel dossier libico a ritirare le proprie forze. Stando a quanto riporta il quotidiano, il processo di espulsione dovrebbe avvenire in due fasi. La prima, da completare prima delle elezioni, prevede l’allontanamento dei mercenari, mentre la seconda, da effettuarsi dopo il processo elettorale e la formazione delle nuove autorità libiche, comprende l’espulsione delle forze regolari dei Paesi stranieri.

Circa il “Libya Stabilization Act”, questo è stato approvato da 385 membri della Camera dei Rappresentanti statunitense, mentre sono stati 35 i voti contrari e 12 gli astenuti. Tuttavia, affinchè la legge diventi effettiva, deve essere ratificata dal presidente degli Stati Uniti, dopo l’approvazione del Senato a Washington. L’obiettivo della legge è “promuovere una soluzione diplomatica al conflitto in Libia e sostenere il popolo libico”. A tal proposito, è stato chiesto al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti di collaborare con la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e il governo di unità nazionale per preparare le elezioni nazionali, previste per il 24 dicembre 2021, facendo sì che siano “libere, eque, inclusive e credibili”.

Parallelamente, oltre ad esprimere sostegno per l’unificazione delle istituzioni statali, sono state delineate alcune azioni volte a far fronte all’ingerenza straniera “negativa” in Libia, tra cui l’imposizione di sanzioni contro coloro che minacciano la pace e la stabilità libica e violano le leggi sui diritti umani riconosciute a livello internazionale. Inoltre, è stato proposto di continuare a inviare aiuti umanitari sia per i cittadini libici sia per migranti e rifugiati e quanto necessario per far fronte alla pandemia di Covid-19. Infine, è stata evidenziata l’importanza della stabilità e dell’unità territoriale libica per la sicurezza del Nord Africa, del Medio Oriente, del continente africano, dell’Europa e degli Stati Uniti.

Sia prima sia dopo il cessate il fuoco sui fronti di combattimento libici, gli USA hanno più volte evidenziato la propria opposizione alla presenza di combattenti stranieri in Libia. Nel corso del conflitto, Washington, attraverso il Comando africano dell’esercito degli Stati Uniti, non ha mai nascosto la propria preoccupazione circa il crescente ruolo di Mosca in Libia, il quale lasciava presagire una replica di quanto accaduto in Siria. A tal proposito, erano state proprio le forze USA a monitorare costantemente i movimenti della Compagnia Wagner e a segnalare l’invio di aerei russi presso la base di al-Jufra, tra cui MiG-29 e Su-24. Non da ultimo, il 25 luglio 2020, il comando aveva affermato che, grazie ad immagini satellitari, era stato possibile notare la presenza di attrezzatura russa in Libia per la difesa aerea, compresi SA-22, la quale veniva gestita dal gruppo Wagner o da delegati. Per gli USA, il tipo e le dimensioni di tali armamenti mostravano l’intenzione di sviluppare “capacità di combattimento offensive”. Mosca, tuttavia, ha costantemente negato le dichiarazioni dei militari statunitensi.

La Libia è stata teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare la transizione democratica auspicata. Sono diversi gli attori stranieri che sono intervenuti in Libia nel corso della perdurante crisi. Tra questi, Russia ed Emirati Arabi Uniti hanno prestato sostegno al generale Khalifa Haftar, capo dell’LNA, mentre la Turchia ha appoggiato il governo di Tripoli. A tal proposito, risale al 22 dicembre 2020 la decisione del Parlamento turco, con cui è stata approvata una mozione proposta dalla presidenza, guidata dal capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, che prevede l’estensione della missione delle proprie forze armate in Libia per altri 18 mesi.

Ad oggi, le tensioni sul campo sembrano essersi placate e la Libia ha intrapreso un percorso di transizione che ha visto la formazione di organismi esecutivi ad interim, con le elezioni del 5 febbraio, che si prevede verranno sostituiti da altri eletti democraticamente a dicembre 2021. Nonostante ciò, sono circa 20.000 i combattenti stranieri che, secondo le stime dell’Onu, continuano a sostare nel Paese Nord-africano. Secondo alcuni, tale questione è alla base di controversie a livello sia nazionale sia internazionale, oltre a costituire un possibile ostacolo all’operato del governo provvisorio e al processo di riconciliazione e dialogo nazionale. Per le Nazioni Unite, la composizione di gruppi armati e mercenari in Libia è “complessa” e il loro ritiro richiede misure di coordinamento a livello internazionale. 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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