Colombia: ucciso leader ribelle dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN)

Pubblicato il 29 settembre 2021 alle 9:09 in America Latina Colombia

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Uno dei leader ribelli dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) della Colombia è morto, martedì 28 settembre, a causa delle ferite riportate dopo un bombardamento dell’esercito nel Nord-Ovest del Paese. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa colombiano, Diego Molano, il quale ha specificato che si tratta di Angel Padilla Romero, noto con lo pseudonimo di Fabian. Quest’ultimo era a capo del fronte occidentale del gruppo ed è morto in un ospedale della città di Cali, dove è stato portato dopo essere stato trovato in una giungla della provincia di Choco con ferite gravi.

“Abbiamo portato a termine il colpo più duro contro l’ELN nel corso del governo del presidente Ivan Duque. Abbiamo catturato Fabian, il leader più importante dell’ELN ancora in Colombia”, ha detto Molano durante una conferenza stampa. “Lo abbiamo catturato vivo, gli abbiamo dato i primi soccorsi e lo abbiamo trasferito in un ospedale di Cali dove è morto mentre riceveva cure mediche”, ha aggiunto, spiegando che anche altri sette ribelli sono stati uccisi nell’attacco. 

Padilla comandava circa 450 combattenti divisi in sei unità, secondo fonti della sicurezza. Si stima che l’ELN conti circa 2.450 membri. Antonio Garcia, che secondo Molano si nasconderebbe in Venezuela, è il leader ufficiale del gruppo ribelle. Altri alti comandanti, tra cui Pablo Beltran, si trovano a Cuba, dove sono rimasti dopo il fallimento dei colloqui di pace con il governo colombiano, nel 2019. La Colombia ha ripetutamente esortato Cuba ad estradare gli ex negoziatori affermando che sarebbe stato un attentato contro un’accademia di polizia a far naufragare i negoziati.

L’ELN, fondato da preti cattolici radicali nel 1964, è un gruppo considerato meno controllato a livello centrale rispetto alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), un’organizzazione che ha firmato accordi di pace con il governo colombiano nel 2016. Fonti della sicurezza stimano che i gruppi dissidenti delle Farc, che a volte competono con i guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale e con altre bande criminali per il controllo del territorio, si compongano di circa 2.500 combattenti. Sebbene le Forze armate rivoluzionarie della Colombia abbiano firmato un accordo con il governo e la maggior parte dei membri sia stata smobilitata, alcuni ex combattenti rifiutano il patto e continuano a combattere contro le autorità, che li accusano di estrazione illegale, produzione di droga, uccisioni e altri crimini. 

L’ONG colombiana Indepaz ha stimato che, finora, nel 2021, ci sono stati 73 attacchi armati nel Paese. In ognuno di questi sono state uccise da 1 a 9 persone. Pochi giorni fa, il 21 settembre, almeno 5 soldati colombiani sono morti e altri 5 sono rimasti feriti in un’imboscata compiuta da uomini armati contro un camion dell’esercito a Puerto Libertador, nel dipartimento settentrionale di Córdoba. Responsabili dell’attacco sarebbero presumibilmente membri del Clan del Golfo, la più grande banda criminale di narcotrafficanti del Paese, integrata anche da ex paramilitari che contrastarono la guerriglia delle Farc prima della firma della pace. Il reparto di soldati colombiani, che era impegnato in un’operazione di sicurezza di routine, è stato colpito all’improvviso con esplosivi e colpi d’arma da fuoco, in una località denominata Juan José.

Secondo l’ONU, la piena attuazione dell’accordo di pace firmato nel 2016 con i ribelli delle Farc, che inizialmente aveva portato ad una riduzione degli omicidi, è l’unica chiave per arginare le violenze nel Paese. L’intesa aveva visto 13.000 membri del gruppo smobilitarsi e quest’ultimo diventare un partito politico legale. Le autorità, tuttavia, devono ancora smilitarizzare altri gruppi armati, compresi i ribelli, di ispirazione marxista-leninista, dell’Esercito di Liberazione Nazionale ancora attivi, gli ex combattenti delle Forze armate rivoluzionarie che rifiutano l’accordo di pace e le bande criminali gestite da ex paramilitari, responsabili dell’uccisione degli attivisti che oppongono resistenza. 

Il conflitto armato tra le Farc e il governo colombiano aveva provocato un totale di almeno 260mila morti e milioni di sfollati. Funzionari governativi e forze armate stimano che ci siano ancora circa 2.500 dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia attivi in tutto il Paese. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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