Algeria: previsto un aumento delle entrate non petrolifere dopo 20 anni

Pubblicato il 29 settembre 2021 alle 7:46 in Africa Algeria

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Per la prima volta in venti anni, l’Algeria potrebbe raggiungere cifre record in termini di esportazioni non petrolifere, entro la fine del 2021. Ora è stata già toccata quota 3,1 miliardi di dollari, ma, a fine anno, la cifra potrebbe salire a 4 o 4,5 miliardi.

A riferirlo è stato il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, nel corso di un incontro svoltosi il 25 settembre ad Algeri, durante il quale ha discusso con 58 governatori algerini delle condizioni economiche e sociali in cui versa il Paese Nord-africano. “Non dobbiamo nasconderlo: la nostra economia risponde perfettamente alla definizione di economia sottosviluppata. È un’economia disintegrata, un’economia in cui non c’è commercio intersettoriale, un’economia orientata alle importazioni”, ha dichiarato Tebboune, secondo cui non è più possibile aspettare, ma è necessario fare un salto di qualità e mobilitare le forze necessarie a favorire la ripresa dell’economia algerina, trasformandola in un’economia di “conoscenza e prestazioni”.

Nel medesimo discorso, Tebboune ha poi rivelato che presto saranno introdotte nuove leggi nell’ambito del codice degli investimenti, che consentiranno una maggiore apertura di capitale alle imprese pubbliche e favoriranno “nuovi investimenti” e un “nuovo stile di gestione”. Sebbene gli investimenti non stiano ancora “decollando”, ha affermato il presidente, l’Algeria è sulla buona strada per raggiungere risultati che non si vedevano da anni. La bilancia dei pagamenti, da tempo in deficit, potrebbe registrare uno stato di pareggio a fine 2021, secondo previsioni fatte ad aprile. Inoltre, il Paese non è lontano dall’obiettivo prefissato dal presidente stesso, ovvero raggiungere i 5 miliardi di dollari in esportazioni al di fuori del settore energetico tradizionale nell’anno in corso.

“Per la prima volta in più di venti anni, siamo usciti dall’intervallo di 1,8- 1,9 miliardi di dollari di esportazioni non petrolifere”, ha dichiarato Tebboune, aggiungendo: “Mentre vi parlo, siamo a 3,1 miliardi di dollari. Speriamo di chiudere l’anno con 4 miliardi o 4,5 miliardi di dollari”. Nel 2020, le esportazioni non petrolifere in Algeria hanno raggiunto quota 2,26 miliardi di dollari, una cifra lontana dai 23 miliardi derivanti dalle esportazioni di idrocarburi. Inoltre, è stata registrata una diminuzione del 12,59% rispetto al 2019, quando la quota ammontava a 2,58 miliardi di dollari.

Anche il Ministero del Commercio algerino ha riferito, il 13 settembre, che le esportazioni non petrolifere dellsono aumentate del 118% da gennaio ad agosto 2021, rispetto al 2020, avvicinandosi ai 3 miliardi di dollari. In particolare, i dati ufficiali mostrano che le esportazioni non petrolifere hanno rappresentato il 12,3% delle operazioni di export totali del Paese nei primi otto mesi del 2021. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Finanze, il valore totale delle esportazioni è passato da 15,1 miliardi del 2020 a 23,7 miliardi di dollari nel periodo gennaio- agosto 2021.

Fertilizzanti minerali e chimici sono saliti alla ribalta, facendo guadagnare ad Algeri circa 886 milioni di dollari, ovvero il 69,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Il valore delle esportazioni di ferro e acciaio è salito a 595,78 milioni di dollari, con un incremento del 1971% rispetto ai 28,76 milioni dello scorso anno. Le esportazioni di prodotti alimentari a base di zucchero e miele, invece, hanno raggiunto i 288 milioni di dollari, pari al 66% in più. Alla luce di ciò, il Ministero ha definito “positivi” i risultati registrati, i quali sono conseguenza del “nuovo orientamento” adottato da Tebboune in materia di politica commerciale con l’estero, finalizzato a realizzare una reale diversificazione dell’economia nazionale, allontanandosi gradualmente dalla dipendenza dagli idrocarburi.

Tuttavia, ad oggi, l’industria petrolifera rappresenta circa il 95% dei guadagni in valuta estera di Algeri, e, per anni, le entrate da idrocarburi non hanno superato i due miliardi di dollari l’anno. Pertanto, il Paese Nord-africano ha risentito delle conseguenze della crisi dei prezzi di petrolio del 2020. A tal proposito, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto un aumento del debito pubblico, per l’anno in corso, dal 53% al 63% del PIL, mentre l’inflazione dovrebbe raggiungere il 5%. Per ristabilire un certo equilibrio, a detta del FMI, sarebbe necessario un costo di 160 dollari al barile di petrolio, una cifra al momento difficilmente raggiungibile, soprattutto alla luce delle restrizioni dell’alleanza dei Paesi esportatori di Petrolio e suoi alleati, OPEC+.

Alla luce di ciò, l’Algeria sta provando sempre più a diversificare il proprio sistema economico e risolvere la crisi provocata dal forte calo delle esportazioni di petrolio, volgendo altresì lo sguardo verso fonti rinnovabili. Diversi esperti ritengono, però, che proprio le difficoltà economiche potrebbero rappresentare un ostacolo alle ambizioni del Paese Nord-africano. Oltre al perdurante deficit della bilancia dei pagamenti, Algeri deve far fronte alla debolezza del tessuto industriale, oltre che a ostacoli di tipo burocratico.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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