Siria: attacco di ignoti contro postazioni di Teheran

Pubblicato il 28 settembre 2021 alle 8:33 in Iran Siria

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Forti esplosioni sono state udite nella periferia di Deir Ezzor, nell’Est della Siria, a seguito di un attacco aereo perpetrato, per mezzo di droni, contro postazioni di gruppi filoiraniani. Un’altra esplosione ha interessato l’area di al-Bukamal, al confine siro-iracheno. Fino ad ora, non sono state registrate vittime.

La notizia è stata riportata dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), il 28 settembre, il quale ha riferito che, al momento, non è stata identificata l’origine degli attacchi, perpetrati dal giorno precedente, il 27 settembre. Il medesimo SOHR ha specificato che l’area colpita, al-Mazarea’, situata nei pressi di al-Mayadin, nella zona dell’Eufrate occidentale, è da considerarsi una “colonia iraniana” in Siria, vista la forte presenza di gruppi affiliati a Teheran.

La stessa area di al-Mazarea’ è stata definita una “zona militare” occupata da milizie filoiraniane, che vi hanno altresì allestito centri di addestramento per i propri combattenti e le nuove reclute. A tal proposito, il 25 settembre, fonti del SOHR dall’Eufrate occidentale hanno riferito di aver monitorato il trasferimento di missili “Volcano H2” da parte di gruppi armati affiliati al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), che hanno trasportato armamenti dal deposito di armi situato nei pressi del sito archeologico di al-Shibli, nell’Est di Deir Ezzor, verso la periferia Est di Raqqah, e, nello specifico, verso le milizie sostenute da Teheran stanziate nella zona di Ma’adan.

In tale quadro si inserisce l’episodio del 14-15 settembre, quando raid aerei, anch’essi di provenienza sconosciuta, hanno colpito la zona al confine tra Iraq e Siria, dove sono stanziate le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), una coalizione di milizie paramilitari, prevalentemente sciite, nata nel contesto della guerra civile irachena. L’attacco ha provocato la morte di 3 membri delle PMF, ma, ad oggi, l’origine dell’attacco rimane ignota. Media e piattaforme affiliate ai gruppi iracheni filoiraniani hanno puntato il dito contro gli Stati Uniti, i cui droni avrebbero colpito le postazioni delle PMF.  Da parte sua, il portavoce della coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense, Wayne Marotto, ha smentito le accuse, affermando che le forze statunitensi e della coalizione non hanno effettuato attacchi aerei contro al-Bukamal.

La notizia è giunta dopo che, il 5 settembre, il medesimo SOHR ha monitorato l’arrivo di circa 39 autocisterne cariche di petrolio, poi dirette verso il Libano, dopo essere passate per le aree controllate da gruppi filoiraniani. Prima ancora, il 31 agosto, una spedizione di missili terra-terra a medio raggio è giunta a circa 200 chilometri da al-Bukamal, al confine amministrativo del governatorato di Raqqa, definita una colonia iraniana impiegata da Teheran per immagazzinare armi. Oltre ai missili, sono stati visti entrare anche quasi 50 camion carichi di benzina attraverso il valico ufficiale di al-Bukamal, sotto gli auspici della Quarta Divisione, l’ala iraniana all’interno dell’esercito siriano. In realtà, è dall’inizio di maggio 2021 che i gruppi filoiraniani hanno allestito, nella regione, basi per installare piattaforme di lancio di missili, probabilmente da impiegare per colpire le Syrian Democratic Forces (SDF) e le truppe della Coalizione anti-ISIS a Est del fiume Eufrate.

Risalgono, invece, alla notte tra il 27 e il 28 giugno, i raid aerei lanciati dalle forze statunitensi contro le postazioni di gruppi filoiraniani al confine tra Iraq e Siria. Come precisato dal Dipartimento della Difesa degli USA, l’operazione mirava a colpire le strutture impiegate da milizie sostenute dall’Iran, tra cui le Kata’ib Sayyid al-Shuhada, accusate di coinvolgimento in attacchi contro obiettivi statunitensi nella regione, soprattutto a Erbil e Anbar. Il bilancio delle vittime ha incluso almeno 5 morti tra i combattenti affiliati a Teheran e un bambino, mentre altri 3 civili sono rimasti feriti.

Le Kata’ib Sayyid al-Shuhada sono nate nel 2013, con l’obiettivo di “difendere i santuari religiosi” sciiti, salvaguardare la sicurezza irachena e porre fine ai conflitti settari. Si stima che la milizia sia composta da circa 4.000 uomini, guidati da Abu Alaa Al- Wala’i, il cui vero nome è Hashem Bunyan, uno dei ricercati ai tempi dell’ex leader Saddam Hussein, ritornato in Iraq dall’Iran dopo l’invasione statunitense del Paese. Oltre ad essere un “proxy” dell’Iran, tra i primi membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), il gruppo sostiene militarmente il presidente siriano, Bashar al-Assad, nel perdurante conflitto civile.

Anche Israele, sin dal 2011, è stato spesso ritenuto responsabile di attacchi in Siria, volti a prendere di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, Iran ed Hezbollah in primis. Tra gli attacchi più violenti del 2021 vi è quello del 13 gennaio, quando le forze aeree israeliane sono state accusate di aver perpetrato 18 raid aerei contro Deir Ezzor e al-Bukamal, nell’Est della Siria. In tale occasione, sono state provocate circa 57 vittime, tra cui almeno 10 tra le fila dell’esercito di Damasco, mentre gli altri individui deceduti appartenevano ai gruppi armati legati all’Iran, ad Hezbollah e alla Brigata Fatemiyoun, una milizia sciita afgana formata nel 2014 per combattere in Siria.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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