Nigeria: attacco contro le forze armate nello stato di Sokoto

Pubblicato il 28 settembre 2021 alle 9:02 in Africa Nigeria

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Un gruppo di uomini armati ha ucciso almeno 22 membri del personale di sicurezza nigeriano, in una base dell’esercito nello stato di Sokoto, vicino al confine con il Niger. 

Fonti interne alle forze armate hanno riferito che un gruppo di aggressori ha attaccato la base, il 26 settembre, uccidendo 14 soldati, 5 agenti di polizia e 3 membri di una forza di protezione civile. In precedenza, l’esercito aveva comunicato che le sue truppe avevano respinto un assalto riconducibile allo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale, noto con l’acronimo dall’inglese ISWAP, uccidendo decine dei militanti islamisti. Il portavoce delle forze armate, il maggiore generale Benjamin Sawyerr, aveva aggiunto che erano state riportate vittime anche tra le forze di sicurezza, ma non aveva fornito dettagli al riguardo. 

Lo scontro è avvenuto in un’area in cui è pericoloso viaggiare, a causa del rischio di attacchi e rapimenti, e dove le autorità hanno chiuso le reti di telecomunicazioni per supportare un’operazione militare finalizzata a ristabilire la sicurezza. Il generale Sawyerr ha specificato che le attività delle forze di sicurezza in corso nel Nord-Ovest del Paese prendono di mira sia i gruppi di cosiddetti “banditi”, che agiscono per fini di lucro, sia le organizzazioni jihadiste come l’ISWAP. Tuttavia, è interessante sottolineare che lo stato di Sokoto, situato nell’angolo Nord-occidentale della Nigeria, è lontano dall’area dove solitamente si concentrano le attività degli islamisti, nello stato Nord-orientale del Borno. In tale regione è nata ed ha prosperato l’organizzazione islamista nota come Boko Haram. 

Boko Haram, che significa “l’istruzione occidentale è proibita”, è stata fondata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della sharia. Il gruppo ha lanciato la sua prima offensiva nel 2009 ed è riuscita ad ottenere qualche successo, conquistando sacche di territorio nella regione Nord-orientale del Paese. A partire dal 2013, le forze di sicurezza nigeriane, supportate dalla Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno avviato un’operazione per colpire il gruppo e infliggere pesanti perdite a Boko Haram, costringendo l’organizzazione ad abbandonare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha continuato a perpetrare attacchi in tutto il Nord-Est della Nigeria, prendendo di mira sia le forze di sicurezza sia i civili.

Nel 2016, Boko Haram si è fratturato, dopo disaccordi interni e la significativa perdita di territorio e militanti subita nei mesi precedenti. Di conseguenza, due grandi fazioni sono emerse: lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWAP), e il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS). Successivamente, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS) ha riconosciuto la fazione ISWAP come sua affiliata, preferendo il leader di quest’ultima, Abu Musab al-Barnawi, a quello di Boko Haram, Abubakar Shekau. Il 6 giugno 2021, l’ISWAP ha annunciato la morte di Shekau, a seguito di un attacco effettuato il 18 maggio dall’affiliata dello Stato Islamico. Da allora, si sono diffuse notizie di militanti di Boko Haram che si sono uniti all’ISWAP, mentre l’organizzazione madre sembrava essere sul punto di sciogliersi. 

Infine, è necessario ricordare che la situazione generale relativa alla sicurezza nella regione desertica del Sahel è particolarmente critica a partire dal 2012. Quell’anno, il Mali ha dovuto affrontare prima un colpo di Stato, con la destituzione dell’allora presidente Amadou Toumani Touré, e poi una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi erano riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali del Paese. Successivamente, nel 2013, la situazione era peggiorata e il movimento islamista-separatista era riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando un primo intervento armato delle forze francesi. Dal 20 gennaio 2013, gli insorti erano stati gradualmente sradicati ed espulsi dai territori del Nord grazie alle operazioni congiunte delle truppe di Francia e Mali.

Da allora continuano a verificarsi periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Il conflitto, che dura ormai da 12 anni, si è esteso in Burkina Faso, Niger, Ciad, Nigeria e Camerun, ha causato 300.000 vittime, secondo una stima delle Nazioni Unite.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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