Libia: il governo non si dimette e annuncia nuovi progetti

Pubblicato il 28 settembre 2021 alle 10:01 in Africa Libia

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Nonostante il voto di sfiducia in Parlamento, il governo libico ad interim, guidato dal premier Abdulhamid Dabaiba, ha continuato a riunirsi. Nell’ultima sessione, svoltasi nella sera del 27 settembre, sono stati annunciati nuovi progetti, tra cui la realizzazione della prima raffineria nel più grande giacimento petrolifero della nazione, El Sharara, situato nel Sud della Libia.

Il voto di sfiducia risale al 21 settembre. In tale data, 89 deputati della Camera dei rappresentanti con sede a Tobruk, su un totale di 113 presenti, hanno approvato una mozione di sfiducia contro il governo di unità nazionale provvisorio. La mossa ha fatto seguito alla richiesta avanzata, il 13 settembre, da 45 parlamentari, che hanno chiesto le dimissioni dell’esecutivo a guida Dabaiba, accusato di aver fallito nei compiti affidatigli, tra cui l’unificazione delle istituzioni statali, un’equa distribuzione della ricchezza libica e la fornitura di servizi adeguati, soprattutto sanitari. Tuttavia, la mozione di sfiducia non ha portato alle dimissioni dell’esecutivo ed è stato lo stesso portavoce del Parlamento, Abdullah Blihaq, a specificare che il governo Dabaiba sarebbe rimasto ancora in carica, in qualità di esecutivo “custode”.

La mancata concretizzazione del voto di sfiducia è da far risalire anche alle divergenze sorte in merito al quorum necessario per togliere la fiducia. Mentre il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, ha fatto riferimento al regolamento parlamentare, in cui è prevista una quota minima del 50%+ uno dei membri totali, pari a 95 voti, la Dichiarazione costituzionale, attualmente la Carta fondamentale provvisoria della Libia, sancisce una maggioranza di due terzi, ovvero 125. Alla luce di tali discordanze, l’esecutivo libico, già di per sé temporaneo, in quanto verrà sostituito da un governo eletto democraticamente a seguito delle elezioni, ha continuato a lavorare, anche su invito del capo del Consiglio presidenziale libico, Mohamed al-Menfi e della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), secondo cui il governo di unità nazionale attuale continuerà ad essere considerato l’esecutivo legittimo fino alle elezioni, previste per il 24 dicembre.

Ciò ha consentito al Consiglio dei Ministri di tenere la sua settima riunione, il 27 settembre, durante la quale sono stati delineati una serie di progetti a medio e lungo termine, volti a migliorare i servizi e le condizioni di vita della popolazione libica. Tra questi, la realizzazione della prima raffineria nel giacimento di El Sharara, dove verrà altresì costruito un impianto per fabbricare bombole di gas da cucina. Inoltre, è stata data l’autorizzazione a stipulare contratti di concessione per attività di manutenzione e a investire royalties e tasse dovute alle società partecipanti. Parallelamente, l’indennità per alcune categorie di lavoratori, tra cui coloro registrati nel Fondo di previdenza sociale, è stata aumentata da 600 a 700 dinari al mese, per un valore annuo complessivo di 5 milioni e 40.000 dinari. Inoltre, stando a quanto riportato dal portavoce del governo, Mohamed Hammouda, verranno istituiti consigli locali e il Consiglio nazionale della gioventù.

Non da ultimo, sono stati autorizzati piani in materia di edilizia abitativa, oltre a un appalto per realizzare “un progetto volto a riabilitare il sistema fognario e il drenaggio dell’acqua piovana per otto stazioni di pompaggio” nelle città di Zuwara, al-Jameel e Raqdalin. Si prevede, poi, la realizzazione di un “data center in linea con gli standard internazionali” e l’annullamento di un contratto tra il Ministero dei Trasporti e la Royal Hasconiq Global Advisory sullo studio e la progettazione del piano per il porto commerciale di Sirte. Tra i diversi progetti approvati, poi, vi è l’istituzione della Grande Moschea della città di Bani Walid, mentre è stato approvato il verbale della riunione dell’undicesimo Alto comitato misto libico-egiziano, durante il quale sono stati firmati memoranda d’intesa e contratti operativi.

Da parte sua, la National Oil Corporation (NOC) ha riferito di essere pronta a costruire quanto approvato presso El-Sharara, dopo che verrà destinato il budget necessario al Sud libico. Secondo quanto affermato dalla compagnia spagnola Repsol a ottobre 2020, la capacità di produzione del giacimento di El-Sharara ammonta a circa 160.000 barili al giorno, ma si prevede un graduale aumento fino a 300.000 barili.

Risale al 18 settembre 2020 la decisione del generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, con cui sono stati riaperti giacimenti petroliferi e porti libici, favorendo la ripresa delle attività di produzione ed esportazione. Le attività di export sia presso al-Sharara sia in altri giacimenti, tra cui al-Feel, erano state bloccate dal 18 gennaio 2020 nella cornice di un “movimento di rabbia di Fezzan”, diretto soprattutto contro la continua ingerenza della Turchia in Libia. Ciò ha provocato un crollo della produzione petrolifera libica, passata da 1.2 milioni di barili al giorno ad appena 72.000, determinando altresì perdite pari a più di 8 miliardi di dollari in 208 giorni.

L’economia libica, ancora non diversificata, si basa sulle attività legate a petrolio e gas per oltre il 60% della produzione economica aggregata e per oltre il 90% sia delle entrate fiscali sia delle esportazioni. Prima del 2013, i ricavi petroliferi oscillavano tra 40 e 45 miliardi di dollari. Secondo la Banca Centrale libica a Tripoli, le entrate “perse” dal blocco derivante dal conflitto sono ammontate a circa 11 miliardi di dollari l’anno, mentre la NOC ha riferito di aver subito perdite pari a circa 231 miliardi in nove anni.

A livello politico, la Libia si trova a vivere una fase di transizione, e, al momento, grandi speranze sono riposte nelle elezioni di dicembre, che si prevede consentiranno alla popolazione libica di essere guidata da autorità elette democraticamente e di porre fine alla crisi. 

Risale al 5 febbraio 2021 la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui quella di Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Dabaiba. Entrambe le date hanno segnato un momento “storico” per il Paese Norda-fricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. 

Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, LNA e il precedente governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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