La Russia potrebbe permettere agli USA di usare le proprie basi militari in Asia centrale

Pubblicato il 28 settembre 2021 alle 19:23 in Asia Russia USA e Canada

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L’ambasciatore statunitense in Kazakistan, William Moser, ha dichiarato, martedì 28 settembre, che Washington non ha ancora elaborato un piano concreto riguardo l’utilizzo di basi militari russe presenti nell’Asia Centrale per contrastare la minaccia terroristica in Afghanistan.

A riportare le parole di Moser, il medesimo martedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Tali dichiarazioni giungono dopo un report pubblicato, il 27 settembre, dal quotidiano statunitense The Wall Street Journal (WSJ) in cui si suggerisce che, durante il primo vertice transatlantico, tenutosi lo scorso 16 giugno a Ginevra, il presidente russo, Vladimir Putin, avrebbe offerto alla controparte statunitense, Joe Biden, di utilizzare le basi militari russe negli Stati dell’Asia Centrale. Tuttavia, non è chiaro se si trattasse di una vera e propria proposta, oppure di un’idea aleatoria, anche perché Mosca ha più volte messo in guardia i Paesi Centro-Asiatici dal fornire le strutture agli USA.

Successivamente, il 23 settembre, il capo di Stato Maggiore degli Stati Uniti, Mark Milley, ha incontrato la sua controparte russa, il generale Valery Gerasimov, per discutere di nuove modalità per espandere i contatti militari bilaterali e incrementare la fiducia reciproca. Secondo il WSJ, i membri del Comitato per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti non erano sicuri che l’offerta di Putin fosse “genuina”. Di conseguenza, è stato chiesto a Milley di chiarire tali dubbi durante l’incontro con Gerasimov. Quest’ultimo, secondo la testata statunitense, ha risposto in modo “elusivo”, dichiarando che, a margine del vertice con Milley, entrambi avevano concordato di “mantenere privati i dettagli specifici dell’incontro”.

La Russia dispone di diverse strutture militari in Asia Centrale, che sono risalenti al periodo sovietico. Le più rilevanti da menzionare sono la base aerea di Kant, situata ad Est della capitale del Kirghizistan, Bishkek, nonché il conglomerato di edifici militari che, insieme, formano la nota 201° base in Tagikistan – il cui quartier generale si trova a Dushanbe e a Bokhtar. Secondo quanto reso noto, la 201° è la base più grande che Mosca dispone al di fuori del proprio territorio, dove sono di stanza circa 7.000 uomini. Nonostante il report di WSJ, è importante menzionare le dichiarazioni rilasciate, il 13 luglio, dal viceministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov. Quest’ultimo aveva rivelato che Putin, nel corso del vertice del 16 giugno, aveva fermamente ribadito che l’opposizione del Cremlino all’eventuale dispiegamento di truppe USA nei Paesi dell’Asia Centrale. “Abbiamo detto chiaramente a Washington che [il dispiegamento in Asia Centrale] avrebbe cambiato non solo le nostre percezioni di ciò che sta accadendo in Afghanistan, ma anche nelle relazioni con gli Stati Uniti”, aveva sottolineato il viceministro russo. Ryabkov aveva aggiunto che la Russia aveva fatto avvertimenti simili all’Asia Centrale. “Li abbiamo messi in guardia rispetto tali sviluppi e abbiamo anche avuto un dialogo franco con i nostri alleati dell’Asia Centrale e altri Paesi della regione che sarebbero stati direttamente interessati”, aveva concluso Ryabkov.

Secondo analisti del quotidiano The Diplomat, la notizia riguardo l’offerta di Putin è di particolare interesse, soprattutto perché, dallo scorso maggio – mese in cui è iniziato il ritiro ufficiale delle truppe USA dall’Afghanistan – Washington sta cercando un punto di appoggio nella regione. In tale quadro, è importante analizzare la posizione in cui Mosca si è posta attraverso il suggerimento offerto agli USA, sia nel caso in cui possa essere un’offerta concreta oppure una speculazione. In entrambe le eventualità, la Russia si pone nel ruolo di “porta d’ingresso” all’Asia Centrale, nonostante i 30 anni di indipendenza dei numerosi Paesi che, fino al 1991, facevano parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Inoltre, tali sviluppi rafforzano lo stereotipo di vecchia data che vede l’Asia Centrale come poco più di un “cortile” della Russia.

Un funzionario statunitense, durante un’intervista rilasciata al WSJ, ha sembrato confermare la ancora forte sfera d’influenza che Mosca possiede nel territorio. “Perseguiremo le nostre politiche basate sui nostri obiettivi”, ha detto il funzionario, aggiungendo: “La realtà è che la Russia rappresenta un fattore chiave nell’equazione [centro-asiatica], ragion per cui ci stiamo impegnando con Mosca”. In tale quadro, sebbene sia importante non tralasciare l’influenza russa nell’area, analisti internazionali hanno ricordato che non si dovrebbe nemmeno trascurare il ruolo che gli stessi Paesi svolgono.  Il Tagikistan, ad esempio, ha adottato una linea di azione diversa rispetto ai suoi vicini Uzbekistan e Tagikistan nei confronti dei talebani in Afghanistan. L’approccio tagiko, in particolare, renderebbe il Paese il partner più appetibile per gli Stati Uniti. Dall’altra parte, sebbene l’Uzbekistan disponga di più caratteristiche utili a Washington, come il fatto di non essere membro del CSTO, ha una storia più complessa riguardo i rapporti con i talebani e l’intenzione di impegnarsi con gli USA.  

In tal contesto, è importante ricordare che, nel mese di maggio, numerosi quotidiani internazionali non avevano escluso che le risorse antiterroristiche degli USA potessero essere dispiegate in Uzbekistan e in Tagikistan. Lo scopo sarebbe stato quello di “sostenere il governo afghano” ed evitare l’emersione di nuove cellule terroristiche nel Paese. Nello specifico, il quotidiano statunitense  Wall Street Journal aveva dichiarato che Washington avrebbe richiesto ai suddetti Paesi di mettere a sua disposizione le basi militari per collocarvi le risorse antiterroristiche precedentemente presenti in Afghanistan. Analoghe conclusioni erano state tratte dal quotidiano The Diplomat, il quale aveva chiarito che, tra i Paesi dell’Asia Centrale, l’Uzbekistan e il Tagikistan sarebbero stati i migliori candidati. Tra le principali motivazioni, chiave è il fatto che entrambi i Paesi confinano geograficamente con i territori controllati dai talebani. Inoltre, non di rado cittadini tagiki e uzbeki si sono uniti a gruppi estremisti presenti in Afghanistan.

Secondo gli analisti, ciò che ha spinto a dedurre che Uzbekistan e Tagikistan avrebbero potuto ospitare i militari USA era stata la visita di alto livello del rappresentante speciale per la riconciliazione afghana degli Stati Uniti, l’ambasciatore Zalmay Khalilzad. Quest’ultimo aveva avviato, il 2 maggio, un tour diplomatico in Asia Centrale. La prima tappa era stata Tashkent, dove era stato accolto dal ministro degli Affari Esteri dell’Uzbekistan, Abdulaziz Kamilov. In seguito, il 4 maggio, si era recato a Dushanbe, per incontrare il presidente tagiko, Emomali Rahmon. Il tour in Asia Centrale era giunto in un momento particolare delle relazioni tra gli USA e l’Afghanistan perché, il 20 aprile, gli Stati Uniti avevano annunciato di aver avviato il ritiro delle truppe statunitensi e NATO dall’Afghanistan.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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