Colombia: 10 dissidenti delle Farc uccisi in un’operazione dell’esercito

Pubblicato il 28 settembre 2021 alle 11:16 in America Latina Colombia

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Almeno 10 membri appartenenti ad un gruppo di dissidenti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) sono stati uccisi in un bombardamento condotto dalle forze armate in un’area rurale del comune di Morichal Nuevo, nella provincia di Guainia. Lo ha riferito, lunedì 27 settembre, il capo dell’esercito colombiano, il generale Luis Fernando Navarro. La notizia arriva dopo che 5 persone sono state uccise in un attacco compiuto da presunti ex ribelli delle Farc, domenica 26 settembre. Gli omicidi sono avvenuti all’interno di un “istituto pubblico” in una zona rurale di Tumaco, nel dipartimento meridionale di Narino, quando uomini armati sono arrivati a bordo di un veicolo e hanno iniziato a sparare indiscriminatamente. Due persone sono morte sul colpo, mentre le altre tre sono decedute dopo essere state trasportate in ospedale con ferite da arma da fuoco. Altre sei persone sono rimaste ferite. Secondo il centro di ricerca colombiano Indepaz, che si occupa dello sviluppo e della pace nelle zone di conflitto, una delle vittime sarebbe una ragazza di 15 anni.

Relativamente all’operazione militare di lunedì, Navarro ha dichiarato: “In questo momento abbiamo constatato la morte di dieci banditi e un importante sequestro di materiale”. Il raid è avvenuto in una zona conosciuta per la coltivazione della coca, da cui si produce cocaina. 

Fonti della sicurezza stimano che i gruppi dissidenti delle Farc, che a volte competono con i guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e con altre bande criminali per il controllo del territorio, si compongano di circa 2.500 combattenti. Sebbene le Forze armate rivoluzionarie della Colombia abbiano firmato un accordo di pace con il governo, nel 2016, e la maggior parte dei membri sia stata smobilitata, alcuni ex combattenti rifiutano l’accordo e continuano a combattere contro le autorità, che li accusano di estrazione illegale, produzione di droga, uccisioni e altri crimini. 

Indepaz ha stimato che, finora, nel 2021, ci sono stati 73 attacchi armati nel Paese. In ognuno di questi sono state uccise da 1 a 9 persone, ha chiarito l’Ong sul suo sito web. Pochi giorni fa, il 21 settembre, almeno 5 soldati colombiani sono morti e altri 5 sono rimasti feriti in un’imboscata compiuta da uomini armati contro un camion dell’esercito a Puerto Libertador, nel dipartimento settentrionale di Córdoba. Responsabili dell’attacco sarebbero presumibilmente membri del Clan del Golfo, la più grande banda criminale di narcotrafficanti del Paese, integrata anche da ex paramilitari che contrastarono la guerriglia delle Farc prima della firma della pace. Il reparto di soldati colombiani, che era impegnato in un’operazione di sicurezza di routine, è stato colpito all’improvviso con esplosivi e colpi d’arma da fuoco, in una località denominata Juan José.

Secondo l’ONU, la piena attuazione dell’accordo di pace firmato nel 2016 con i ribelli delle Farc, che inizialmente aveva portato ad una riduzione degli omicidi, è l’unica chiave per arginare le violenze nel Paese. L’intesa aveva visto 13.000 membri del gruppo smobilitarsi e quest’ultimo diventare un partito politico legale. Le autorità, tuttavia, devono ancora smilitarizzare altri gruppi armati, compresi i ribelli, di ispirazione marxista-leninista, dell’Esercito di Liberazione Nazionale ancora attivi, gli ex combattenti delle Forze armate rivoluzionarie che rifiutano l’accordo di pace e le bande criminali gestite da ex paramilitari, responsabili dell’uccisione degli attivisti che oppongono resistenza. 

Il conflitto armato tra le FARC e il governo colombiano aveva provocato un totale di almeno 260mila morti e milioni di sfollati. Funzionari governativi e forze armate stimano che ci siano ancora circa 2.500 dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia attivi in tutto il Paese. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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