Yemen: “efferato crimine” ad Hajjah, perduranti battaglie a Ma’rib

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 10:52 in Medio Oriente Yemen

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Almeno 12 civili hanno perso la vita, mentre altri 22 sono rimasti feriti a seguito di un attacco condotto, il 26 settembre, dalle milizie ribelli Houthi contro il governatorato Nord-occidentale di Hajjah. Nel frattempo, l’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione internazionale a guida saudita, continua a respingere l’avanzata del gruppo sciita presso Ma’rib.

Secondo quanto riportato dal ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, il 26 settembre, un missile balistico, presumibilmente di fabbricazione iraniana, ha preso di mira il distretto di Midi, nel governatorato di Hajjah, mentre era in corso una celebrazione volta a ricordare il 59esimo anniversario della rivoluzione del 26 settembre 1962. Secondo un primo bilancio, il bilancio delle vittime includeva 5 civili morti e 17 feriti, tra cui 3 giornalisti, ma le cifre sono aumentate nelle ore successive. Per il ministro al-Eryani, l’attacco del 26 settembre è paragonabile a un crimine di guerra, e rappresenta una flagrante violazione di norme e accordi internazionali, Diritto internazionale umanitario in primis.

Parallelamente, le autorità locali di Hajjah hanno condannato con forza quanto accaduto, definendolo un “crimine atroce”. Di fronte a tale scenario, la comunità internazionale, gli inviati speciali delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti, oltre a organizzazioni per la difesa dei diritti umani, sono stati esortati a condannare i ripetuti attacchi dei ribelli contro oggetti e soggetti civili, e a portare i responsabili, ovvero i leader del gruppo sciita, davanti alla Corte penale internazionale, in quanto considerati “criminali di guerra”. Inoltre, è stato rinnovato l’appello a designare gli Houthi come organizzazione terroristica.

Nel frattempo, non sono mancate tensioni negli altri governatorati yemeniti, tra cui Ma’rib, regione situata a circa 120 chilometri a Est della capitale Sanaa, oggetto di una violenta offensiva lanciata dagli Houthi nel mese di febbraio scorso. In tale quadro, fonti mediatiche filo-Houthi hanno riferito, il 26 settembre, che sono stati circa 30 i raid aerei lanciati dalla coalizione guidata da Riad contro i fronti meridionali e occidentali di tale governatorato, dove gli Houthi provano ad avanzare. Stando a quanto affermato da fonti militari filogovernative, tra il 25 e il 26 settembre, sono stati 43 i combattenti ribelli rimasti uccisi, per la maggior parte a causa degli attacchi aerei della coalizione. Sette membri dell’esercito filogovernativo, invece, risultano essere morti a seguito di scontri via terra sui fronti meridionali. Nella settimana dal 20 al 24 settembre, le tensioni hanno provocato, secondo fonti mediche e militari, 93 perdite tra le fila Houthi e circa 50 per le forze yemenite.

In tale quadro, il capo di stato maggiore dell’esercito yemenita, il tenente generale Saghir bin Aziz, comandante delle operazioni congiunte, ha dichiarato, il 26 settembre, che l’esercito è pronto a “sorprendere gli Houthi con attacchi dai quali sarà difficile riprendersi”. Come specificato dal tenente generale, le battaglie a Ma’rib continuano, e gli Houthi, sostenuti da Teheran, continuano a subire perdite in termini materiali e di vite umane. Dall’altro lato, il capo del Consiglio politico degli Houthi, Mahdi al-Mashat, ha riferito che il proprio gruppo è disposto a porre fine alle “operazioni difensive” e ad accogliere gli sforzi profusi per portare pace in Yemen, ma a condizione che venga revocato l’assedio e che anche le “forze di aggressione” pongano fine ai propri attacchi.

L’obiettivo degli Houthi è espugnare un governatorato, Ma’rib, ricco di risorse petrolifere, considerato una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace. Ad oggi, i ribelli non hanno ottenuto alcun risultato significativo, ma continuano a mostrare determinazione. Secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri yemenita, Ahmed Awad bin Mubarak, nel corso di un’intervista con al-Arabiya, sarebbe stata Teheran a chiedere agli Houthi di non sedersi al tavolo dei negoziati con il governo yemenita fino a quando non avrà assunto il pieno controllo di Ma’rib. In realtà, a detta di bin Mubarak, l’obiettivo degli Houthi e dell’alleato iraniano è portare avanti un piano che prevede il proprio controllo non solo sullo Yemen ma sull’intera penisola arabica. I ribelli, ha poi affermato il ministro yemenita, si autofinanziano saccheggiando e rivendendo sul mercato nero gli aiuti internazionali e il petrolio offerto loro dall’Iran.

Circa il ruolo degli attori internazionali, bin Mubarak si è detto sorpreso per il comportamento degli USA, che hanno rimosso gli Houthi dalla lista delle organizzazioni terroristiche, ma senza ottenere nulla in cambio, mentre il nuovo inviato delle Nazioni Unite, Hans Grundberg, è stato invitato a lavorare sulla base di quanto realizzato sinora, senza ricominciare da capo. Infine, il ministro ha evidenziato l’importanza delle iniziative di pace promosse sia dall’Onu sia dall’Arabia Saudita, considerate una road map da seguire per risolvere la crisi yemenita.

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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