Tunisia: manifestanti in piazza contro le decisioni del presidente

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 8:24 in Africa Tunisia

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Circa 2000 cittadini tunisini si sono radunati, nella giornata del 26 settembre, per denunciare la “presa di potere” da parte di “un solo uomo”, il presidente Kais Saied. Le manifestazioni di domenica, considerate le più rilevanti dal 25 luglio, fanno seguito al decreto presidenziale del 22 settembre, con cui Saied ha rafforzato ulteriormente i propri poteri, a scapito di governo e Parlamento.

I manifestanti hanno protestato soprattutto nel centro di Tunisi, presso il viale Habib Bourguiba, arteria principale della capitale, dove sono state viste dispiegarsi altresì le forze di sicurezza e di polizia tunisine. “Il popolo vuole la fine del colpo (di Stato)” è stato uno degli slogan uditi nel corso delle manifestazioni, durante le quali i cittadini hanno espresso il timore di un ritorno “alla dittatura di ben Ali” e, pertanto, hanno chiesto un ritorno alla “legittimità” attraverso il voto. La manifestazione, ha riportato un corrispondente di al-Jazeera, si è poi conclusa dopo circa cinque ore, ma è stata caratterizzata da una maggiore partecipazione di cittadini, rispetto alle precedenti, e di membri provenienti da una vasta gamma di blocchi parlamentari, oltre a esponenti politici e difensori dei diritti umani. Di fronte a tale scenario, diversi partiti tunisini hanno esortato il capo di Stato ad ascoltare le voci dei manifestanti scesi in piazza, invitandolo a ritornare indietro sui suoi passi prima che sia troppo tardi. Il rischio, hanno sottolineato alcuni, è che si possa sfociare in “disobbedienza civile”, nel caso in cui Saied si avvicini sempre più a una “dittatura” e a un “colpo di stato contro la Costituzione”. 

Parallelamente, il 25 settembre, circa 20 gruppi tunisini e internazionali per la difesa dei diritti umani hanno diffuso un comunicato in cui hanno denunciato la “presa di potere” da parte di Saied e hanno considerato il decreto del 22 settembre un “primo passo verso l’autoritarismo”. Nella medesima giornata, 113 membri di spicco del partito islamico Ennahdha si sono dimessi per protestare contro la dirigenza, rappresentata da Rachid Ghannouchi, e denunciare la sua incapacità di creare un fronte unito in grado di contrastare le mosse del presidente Saied.

Tali mosse rappresentano una risposta a quanto accaduto il 22 settembre, quando Saied ha annunciato, tramite decreto presidenziale, che i poteri del Parlamento continueranno ad essere congelati, i deputati continueranno ad essere privati di immunità, mentre cesseranno salari e privilegi per membri e presidenti dell’organismo legislativo. Al contempo, è stato specificato che le misure straordinarie precedenti rimarranno in vigore, al pari del preambolo della Costituzione, i capitoli 1 e 2 e le altre disposizioni che non contrastano con tali misure. Al contrario, è stata abolita la Commissione provvisoria preposta alla revisione della costituzionalità dei disegni di legge, e, d’ora in poi, sarà il presidente a preparare progetti di emendamento sulle riforme politiche, coadiuvato da una commissione da istituire con decreto presidenziale.

Non da ultimo, il capo di Stato eserciterà il potere esecutivo “con l’aiuto di un Consiglio dei ministri, a sua volta presieduto da un capo di governo”. Inoltre, “il presidente della Repubblica presiederà il Consiglio dei ministri” e sarà lui a concedere al capo di governo la possibilità di sostituirlo. Infine, il Presidente della Repubblica assumerà il comando generale delle forze armate, dichiarando guerra e pace previa delibera del Consiglio dei ministri, e formerà, modificherà o sopprimerà ministri e sottosegretari di Stato, controllandone le competenze e i poteri. Tali disposizioni sono state viste come una forma di “presidenzializzazione” del sistema ibrido previsto dalla Costituzione del 2014. Con il sistema precedentemente in vigore, la maggior parte del potere esecutivo era nelle mani del governo. Le misure nuove annunciate Saied, invece, fanno pendere la bilancia dal lato della presidenza.

Il nuovo decreto presidenziale è giunto a circa due mesi dalle “misure straordinarie” che hanno portato la Tunisia verso una situazione di caos e incertezza a livello politico. In particolare, il 25 luglio scorso, il capo di Stato tunisino ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Nel corso delle settimane successive, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si è trattato di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino. Ad oggi, 27 settembre, la popolazione continua ad attendere la nomina di un nuovo premier e di una squadra governativa, come promesso più volte dal presidente stesso.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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