Russia e Bielorussia promettono “contromisure” per il dispiegamento NATO in Ucraina

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 20:26 in Bielorussia Russia Ucraina

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Il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, ha dichiarato, lunedì 27 settembre, che adotterà contromisure congiunte con la Russia per condannare il dispiegamento di truppe statunitensi e della NATO in Ucraina, dove sono in corso le esercitazioni militari Rapid Trident 2021.  

A riportare le dichiarazioni del leader di Minsk, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa bielorussa BelTA. Nello specifico, Lukashenko ha accusato gli Stati Uniti di aver istituito centri di addestramento in Ucraina, che, secondo lui, equivarrebbero a vere e proprie basi militari. “[Gli USA] stanno dispiegando truppe della NATO in Ucraina. Servendosi del pretesto di avviare nuovi centri di addestramento, gli Stati Uniti, di fatto, stanno creando basi militari in Ucraina”, ha dichiarato il leader bielorusso. Quest’ultimo ha altresì sottolineato di aver discusso della questione con il presidente russo, Vladimir Putin. A seguito dei colloqui, Lukashenko ha affermato: “Adotteremo una misura per rispondere a quanto sta accadendo”. Secondo Mosca e Minsk, è necessario adottare misure ritorsive poiché, altrimenti, l’indomani si troveranno a dover fronteggiare una “situazione inaccettabile” lungo i loro confini. Nel frattempo, il medesimo lunedì, sono giunte dichiarazioni analoghe dal Cremlino. Il portavoce del presidente, Dmitry Peskov, citando quanto reso noto da Putin, ha affermato che Washington, con la sua espansione militare in Ucraina, “sta varcando la linea rossa”. 

Sebbene l’Ucraina non faccia parte della NATO, il Paese considera estremamente rilevanti le manovre con l’Alleanza poiché rappresentano un passo avanti sulla via dell’integrazione euro-atlantica. Da parte sua, Kiev ritiene che il raggiungimento di tale obiettivo le permetterebbe di rafforzare i propri confini, soprattutto di fronte all’”aggressione russa”. L’Ucraina e gli Stati Uniti hanno avviato, lunedì 20 settembre, le esercitazioni militari congiunte Rapid Trident 2021, che coinvolgeranno numerosi Paesi della NATO. Alle manovre militari annuali, che si tengono nell’Ucraina Occidentale, saranno dispiegati circa 6.000 soldati provenienti da 15 Paesi membri dell’Alleanza, secondo quanto rivelato dal Ministero della Difesa ucraino attraverso una nota ufficiale. Il capo delle esercitazioni, il generale di brigata Vladyslav Klochkov, ha affermato che Rapid Trident rappresentano “un passo importante verso l’integrazione europea” di Kiev. “L’Esercito ucraino, che ha contrastato l’aggressione russa per otto anni, condividerà la sua esperienza di combattimento con i propri colleghi internazionali”, ha aggiunto il generale. Inoltre, per la prima volta nella storia di Rapid Trident, si svolgeranno esercitazioni tattiche a fuoco vivo, secondo quanto riportato dall’ufficio stampa del Ministero della Difesa ucraino attraverso un post su Facebook.

Intanto, Lukashenko, senza fornire alcun dettaglio a comprova delle sue accuse, ha incolpato l’Occidente dell’imminente “catastrofe umanitaria” che si consumerà, nel periodo invernale, lungo i confini che la Bielorussia condivide con la Polonia. Secondo il leader di Minsk, è alto il rischio che numerosi immigrati perderanno la vita per congelamento lungo le frontiere. Dall’altra parte, l’Unione Europea continua ad accusare Lukashenko di servirsi dell’immigrazione come strumento per esercitare pressioni sul blocco, dopo che quest’ultimo, lo scorso 21 giugno, ha imposto un’ondata di sanzioni a causa di quanto accaduto il 23 maggio.

In tale data, il capo di Stato di Minsk, servendosi del pretesto di una presunta bomba a bordo, aveva ordinato al volo Ryanair Atene-Vilnius di atterrare nella capitale bielorussa. In realtà, lo scopo era l’arresto dell’attivista Roman Protasevich, un personaggio scomodo nel Paese poiché impegnato in attività volte a denunciare l’illegalità delle azioni del regime, tra cui la violazione dei diritti umani. Co-fondatore di Nexta, uno dei più importanti canali informativi su Telegram, Protasevich ha anche organizzato numerose proteste antigovernative, principalmente per denunciare i brogli elettorali che hanno portato alla vittoria di Lukashenko alle elezioni del 10 agosto 2020. Tale episodio, definito da Bruxelles “un atto di pirateria”, è stato condannato attraverso un’ondata di sanzioni imposte da Unione EuropeaStati Uniti, Canada, Gran BretagnaMacedonia del Nord, Montenegro, Albania, Islanda e Norvegia.

Tuttavia, le tensioni tra le forze di opposizione e Lukashenko e, di conseguenza, tra Bielorussia e Occidente, hanno avuto inizio a partire dall’agosto 2020. In tale mese, la Bielorussia è stata scossa da una forte mobilitazione popolare, scoppiata dopo che Lukashenko, al potere dal 1994, è stato dichiarato il vincitore delle elezioni, guadagnandosi un sesto mandato presidenziale, seppur tra accuse di brogli elettorali, rivolte anche dall’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Ciò ha portato decine di migliaia di manifestanti a scendere in piazza, incontrando, però, la repressione delle forze dell’ordine, oltre ad arresti e torture. Secondo i dati ufficiali di marzo 2021, più di 400 persone sono state condannate con l’accusa di aver preso parte alle proteste, mentre sono stati 30.000 gli arresti. Anche i media sono stati presi di mira. A tal proposito, Reporters Without Borders ha designato la Bielorussia come il luogo più pericoloso d’Europa per i giornalisti.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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