Meng Wanzhou torna in Cina, Pechino libera due canadesi

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 12:45 in Cina USA e Canada

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Il Canada ha rilasciato la vice presidente e direttore finanziario (CFO) di Huawei, Meng Wanzhou, il 25 settembre, consentendo alla donna di tornare in Cina. Parallelamente, i cittadini canadesi detenuti in Cina Michael Spavor and Michael Kovrig sono stati rilasciati e riportati in Canada.

Meng è arrivata in Cina la sera del 25 settembre e ha dichiarato che “senza una patria forte” non avrebbe avuto la libertà. Al suo arrivo, la donna, vestita di rosso, ha parlato alla stampa ringraziando il Partito comunista cinese (PCC) e il presidente Xi Jinping e dichiarando di aver “sempre sentito il calore e la preoccupazione del Partito, della Nazione e del popolo”.

Il quotidiano cinese Huanqiuwang ha definito il ritorno in Cina della donna una grande vittoria per la diplomazia cinese e la testimonianza della transizione della Cina dall’essere un grande Paese ad essere uno forte. L’evento avrebbe rivelato principalmente tre cose. In primo luogo, che gli Stati Uniti non possono sopprimere o scoraggiare lo sviluppo delle imprese high-tech cinesi. In seconda istanza, che la Cina e il suo popolo sono un solido sostegno per resistere a tutte le sfide e i rischi. Infine, che è necessario ricambiare con la stessa moneta del trattamento ricevuto e non piegarsi.

Il 27 settembre la portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha affermato che quanto avvenuto a Meng Wanzhou è stato un incastro e una persecuzione politica nei confronti di cittadini cinesi, con lo scopo di sopprimere le aziende high-tech cinesi rappresentate da Huawei. Hua ha dichiarato che, dopo gli incessanti sforzi del governo cinese, Meng “è finalmente tornata sana e salva in patria”.  Hua ha affermato che il governo e il PCC hanno prestato grande attenzione al caso di Meng e che lo stesso presidente Xi Jinping si è interessato alla vicenda. Per Hua, il ritorno di Meng dimostra che la giustizia può essere in ritardo ma mai assente e che una Cina forte sotto la solida guida del PCC sarà sempre a sostegno di ogni cittadino cinese.

Meng Wanzhou, che è anche la figlia del fondatore del colosso tecnologico cinese, Ren Zhengfei, era stata arrestata dalle autorità canadesi il primo dicembre 2018 su un mandato d’arresto statunitense. In base alle accuse contenute in quest’ultimo, la donna sarebbe stata responsabile di aver ingannato la Hong Kong and Shanghai Banking Corporation (HSBC) riguardo alle attività di Huawei in Iran. In particolare, da un lato Washington accusava Huawei di aver rubato segreti commerciali e di aver utilizzato una società fittizia di Hong Kong chiamata Skycom per vendere attrezzature all’Iran in violazione delle sanzioni statunitensi. Dall’altro, Meng era ritenuta direttamente responsabile di aver commesso frode ingannando la HSBC sui rapporti commerciali della società in Iran. Dal 12 dicembre 2018, Meng è stata agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Vancouver e ha sempre combattuto l’estradizione negli Stati Uniti, dichiarandosi innocente. Le udienze giudiziarie nel suo caso di estradizione a Vancouver si sono concluse ad agosto, con la data per la sentenza che era stata fissata al 21 ottobre.  Il 24 settembre, Meng ha però raggiunto un “Accordo di accusa differita” con i pubblici ministeri statunitensi in base al quale le accuse di frode nei suoi confronti cadranno a dicembre 2022 consentendole di tornare immediatamente in Cina. Da parte sua, Meng ha accettato la responsabilità di aver travisato i rapporti commerciali di Huawei in Iran.

In molti ritengono che, in risposta all’arresto di Meng, la Cina abbia incarcerato due cittadini canadesi, Michael Spavor and Michael Kovrig, il 10 dicembre 2018, con accuse di spionaggio a loro carico. I due sono stati incarcerati da allora e lo scorso agosto un tribunale cinese ha condannato Spavor a 11 anni di carcere per spionaggio. Il 25 settembre i due sono stati liberati per ragioni mediche dopo aver confessati i propri crimini e sono tornati in Canada dove ad attenderli c’era il primo ministro, Justin Trudeau.

Dopo l’arresto di Meng, l’amministrazione dell’ex presidente degli USA, Donald Trump, aveva classificato Huawei come una minaccia alla sicurezza nazionale americana inserendola nella propria Entity List nel 2019. La mossa era stata adottata alla luce del legame dell’azienda con il governo e con l’apparato militare della Cina, che aveva fatto avanzare ipotesi di spionaggio. Così facendo, era stato impedito alle aziende statunitensi di vendere beni e servizi a Huawei, danneggiando notevolmente la compagnia cinese, la quale ha ritenuto tale mossa basata su insinuazioni e presupposti erronei. Per poter avere scambi con Huawei era quindi diventato necessario avere apposite licenze. Le restrizioni hanno ostacolato la società, che ha subito il suo più grande calo delle entrate nella prima metà del 2021, dopo che le restrizioni sulla fornitura degli Stati Uniti l’hanno spinta a vendere una parte della sua attività di telefonia un tempo dominante e prima che nuove aree di crescita fossero maturate.

Da un lato, molti Paesi hanno etichettato le azioni della Cina come “politica degli ostaggi”, mentre Pechino ha descritto le accuse contro Huawei e Meng come un tentativo politicamente motivato di frenare lo sviluppo economico e tecnologico della Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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