Mali: verso un posticipo delle elezioni

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 16:42 in Africa Mali

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Nonostante le pressioni internazionali riguardo alla transizione democratica, li 26 settembre, il primo ministro ad interim del Mali, Choguel Maiga, ha affermato che le elezioni potrebbero essere posticipate di “alcuni mesi”. 

Il Mali potrebbe rinviare le elezioni presidenziali e legislative, previste a fine febbraio 2021, per evitare il rischio che la loro validità venga contestata, secondo il premier. La data potrebbe essere posticipata di “due settimane, due mesi, alcuni mesi”. Il ritorno alla democrazia del Mali, dopo il rovesciamento del presidente Ibrahim Boubacar Keita il 19 agosto del 2020, viene monitorato da vicino dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni regionali. 

In un’intervista con Radio France International e France24, il primo ministro ad interim del Mali ha dichiarato che la scadenza del 27 febbraio è stata imposta e non tiene conto di quali misure pratiche devono essere prese in vista delle elezioni. “La cosa principale per noi non è rispettare il termine ultimo del 27 febbraio, ma tenere elezioni che non saranno contestate”, ha aggiunto Maiga, affermando che una data sarà fissata entro la fine di ottobre.

La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, nota con l’acronimo dall’inglese ECOWAS, non ha ancora commentato tali affermazioni. Già il 7 settembre, le 15 nazioni dell’ECOWAS avevano dichiarato di essere preoccupate “per la mancanza di azioni concrete” verso la transizione democratica, che dovrebbe tenersi entro febbraio 2022. Tali affermazioni arrivavano al termine di una missione di tre giorni in Mali, guidata dall’ex presidente nigeriano, Goodluck Jonathan, nominato inviato speciale dell’ECOWAS per il Mali.

I vicini Paesi africani avevano concordato, insieme all’esecutivo militare maliano, un periodo di transizione di 18 mesi, che sarebbe dovuto culminare in elezioni presidenziali e legislative nel febbraio 2022. Una prima scadenza doveva essere quella del 31 ottobre, data entro la quale dovrebbe tenersi un referendum costituzionale. Tuttavia, il Mali sembra particolarmente indietro su questa tabella di marcia e ci sono forti dubbi sul fatto che le scadenze possano essere rispettate. 

La crisi politica nel Paese si era cominciata ad aggravare dal 5 giugno 2020, quando gli oppositori dell’ex presidente, Ibrahim Boubacar Keita, avevano lanciato una serie di proteste nella capitale, Bamako, chiedendo all’esecutivo di dimettersi per aver fallito nel ristabilire la sicurezza del Paese e nell’affrontare la corruzione dilagante nel Paese, oltre alla mancata gestione della crisi economica aggravata dagli effetti devastanti della pandemia da coronavirus. 

L’intervento dei militari aveva poi portato al colpo di Stato del 18 agosto 2020, che aveva rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso intorno a mezzanotte del 19 agosto, in una base militare di Kati. Un governo transitorio a maggioranza militare era stato nominato, con a capo anche due rappresentanti politici.

Tuttavia, il 24 maggio, l’esercito aveva arrestato l’ex presidente ad interim, Bah Ndaw, e l’ex primo ministro, Moctar Ouane, i quali avevano presentato le dimissioni dai rispettivi incarichi, il successivo 27 maggio. L’arresto arrivava a seguito di un tentativo di rimpasto di governo che avrebbe tolto a due rappresentanti dell’esercito due Ministeri chiave, quello della Difesa e quello della Sicurezza. In tale occasione, il colonnello a capo dell’esercito, Assimi Goita, aveva dichiarato che le forze armate erano dovute intervenire, costrette a scegliere tra “disordini o coesione”. L’esercito aveva quindi chiesto sostegno dell’opposizione, assicurando la nomina di primo ministro a Choguel Maiga. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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