L’Ucraina condanna il nuovo accordo di Russia e Ungheria sul gas

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 18:07 in Russia Ucraina Ungheria

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La società energetica statale russa Gazprom e l’Ungheria hanno concluso, lunedì 27 settembre, un contratto per la fornitura di gas russo fino al 2036. L’Ucraina ha condannato la nuova intesa, poiché Mosca si servirà di sistemi di trasporto di gas che aggireranno il territorio ucraino.

A riferire dell’accordo, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti. La cerimonia per la firma dei documenti si è tenuta nella capitale ungherese, Budapest, alla presenza della direttrice generale di Gazprom Export, Elena Burmistrova, nonché del ministro degli Affari Esteri e delle Relazioni Economiche Estere ungherese, Peter Siyyarto. Secondo quanto dichiarato da quest’ultimo, il contratto prevede la fornitura di 4,5 miliardi di metri cubi di gas annui per i prossimi 15 anni. Nel dettaglio, 3,5 miliardi del totale saranno forniti attraverso la Serbia, il miliardo restante tramite il territorio austriaco. L’intesa entrerà in vigore a partire dal primo ottobre e, dopo 10 anni, sarà possibile modificare i termini del contratto.

La nuova cooperazione si sostituirà a quella che precedentemente legava Budapest alla russa Gazprom, la quale era stata sottoscritta nel lontano 1995. Già a partire dal 30 agosto la stampa locale aveva iniziato a far circolare notizie sulla questione. Nello specifico, Siyyarto aveva reso noto che le parti avevano avviato le trattative per stabilire nuove condizioni di fornitura di gas, più vantaggiose rispetto alle precedenti. In tale occasione, Mosca aveva dichiarato che le parti, nel corso dei negoziati, stavano prendendo in considerazione questioni chiave, quali prospettive di cooperazione e l’espansione del sistema di trasporto di gas ungherese.

Intanto, il Ministero degli Esteri dell’Ucraina ha condannato il nuovo accordo russo-ungherese, poiché le forniture seguiranno rotte che non attraversano il territorio del Paese Est-Europeo, privandolo dunque delle entrate derivanti dalle tasse di transito. Nella nota ufficiale di Kiev, citata dall’agenzia di stampa russa Lenta, il Dipartimento si è detto “sorpreso e deluso dalla decisione dell’Ungheria” perché tale scelta è legata a motivazioni puramente “politiche”, dato che, da un punto di vista economico, è “ingiustificata” e poco conveniente. In effetti, Kiev ha sottolineato che per Budapest sarebbe più redditizio ricevere gas attraverso il sistema di trasporto dell’Ucraina, solitamente usato per approvvigionare tutti i Paesi Europei. Criticando l’accordo, l’Ucraina ha dunque ribadito che, attraverso tale mossa, l’Ungheria starebbe cercando di “compiacere il Cremlino a discapito degli interessi nazionali dell’Ucraina, nonché delle relazioni ucraino-ungheresi”. Di conseguenza, Kiev ha dichiarato che intende rivolgersi alla Commissione Europea per richiederle di effettuare una valutazione dell’accordo che, secondo il Ministero degli Esteri, “avrà un impatto significativo sulla sicurezza energetica dell’Ucraina e dell’Europa”.

In tale quadro, è rilevante sottolineare che, da tempo, l’Ungheria fa affidamento sulla Russia per gran parte delle proprie importazioni di gas naturale, che, in precedenza, veniva trasportato attraverso l’Ucraina. Secondo i report del dicembre 2020, l’Ungheria, lo scorso anno, ha importato un totale di 8,6 miliardi di metri cubi di gas russo. Si tratta di un record che non veniva registrato da 12 anni. Tuttavia, negli ultimi anni, Budapest ha iniziato a diversificare le importazioni del prodotto, aprendosi ai nuovi mercati vicini. Tra questi, è rilevante menzionare l’accordo per la fornitura di Gas Naturale Liquefatto (GNL) dalla Royal Dutch Shell, la quale si serve di un porto di GNL presente in Croazia. Pur riducendo la sua dipendenza dalle importazioni di gas russo, il primo ministro ungherese, Viktor Orban, da quando ha preso il potere nel 2010, ha promosso gli interessi di Mosca all’interno dell’Unione Europea. Tra le richieste avanzate da Orban, centrale è stata, e continua ad essere, quella riguardante la rimozione delle sanzioni economiche contro la Russia, imposte a seguito dell’annessione della Crimea, avvenuta il 16 marzo 2014. 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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