Italia: supportare l’Afghanistan senza riconoscere il governo talebano

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 12:51 in Afghanistan Italia

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha ribadito che il governo talebano in Afghanistan non può essere riconosciuto, ma il Paese deve essere salvato dal collasso finanziario. 

Il ministro italiano ha rilasciato queste dichiarazioni il 26 settembre, durante un’intervista trasmessa dalla televisione italiana. La notizia si è poi diffusa anche sulla stampa straniera. Secondo Di Maio, anche senza un riconoscimento ufficiale dell’esecutivo da parte della comunità internazionale, il Paese dovrebbe comunque poter ricevere i finanziamenti che sono stati congelati a seguito della conquista di Kabul del 15 agosto. 

“Il riconoscimento del governo talebano è impossibile poiché ci sono 17 terroristi tra i ministri e i diritti umani di donne e ragazze sono continuamente violati”, ha riferito il ministro. Tuttavia, lo stesso ha esortato i governi stranieri a prevenire un collasso finanziario, sottolineando che questa ipotesi, tra le altre cose, comporterebbe un flusso di migranti sempre più massiccio. “Chiaramente, dobbiamo prevenire l’implosione dell’Afghanistan e un flusso migratorio incontrollato che potrebbe destabilizzare i Paesi vicini”, ha affermato Di Maio. 

“Ci sono modi per garantire sostegno finanziario senza dare soldi ai talebani”, ha aggiunto, senza specificare a cosa fa riferimento. “Abbiamo convenuto che una parte degli aiuti umanitari debba sempre andare alla protezione delle donne e delle ragazze”, ha dichiarato Di Maio, facendo riferimento ad una riunione dei ministri degli Esteri del G20 a New York, presieduta proprio dall’Italia. In tale contesto, le autorità di Roma stanno promuovendo un vertice speciale sull’Afghanistan. Il ministro degli Esteri italiano ha quindi specificato che i Paesi del G20, insieme agli Stati della regione, sono impegnati nella lotta al terrorismo e nella tutela dei diritti umani. 

Per quanto riguarda il supporto all’Afghanistan, senza passare dai talebani, è importante ricordare che, il 24 settembre, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha rilasciato due licenze generali che consentono al governo degli Stati Uniti, alle ONG e ad alcune organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite, di impegnarsi in transazioni con i talebani o la rete Haqqani, due gruppi che figurano nella lista delle organizzazioni sottoposte a sanzioni e con le quali, di conseguenza, non si possono intrattenere rapporti senza incorrere in sanzioni. Tale mossa da parte degli USA crea dubbi sulla possibilità di operare sul campo, senza passare per l’esecutivo talebano, anche in caso di supporto economico di base e assistenza umanitaria. 

Intanto, dal Paese arrivano notizie di esposizioni di cadaveri di quattro presunti criminali ad Herat, uccisi dai talebani e mostrati in pubblico per “scoraggiare” la popolazione dal commettere reati, secondo un comandante. Non solo, il 23 settembre, il Mullah Nooruddin Turabi, un leader anziano del gruppo, ha affermato che il Paese tornerà a impartire punizioni severe, come le amputazioni di arti, sebbene queste non saranno più effettuate in pubblico. Turabi era stato ministro della Giustizia e del cosiddetto Ministero della Propagazione della Virtù e della Prevenzione del Vizio durante il precedente governo dei talebani. A proposito del passato, l’uomo ha criticato l’indignazione dei Paesi stranieri guardo alle esecuzioni perpetrate dai talebani negli anni ’90 ed ha messo in guardia il mondo rispetto ad interferenze con i nuovi governanti dell’Afghanistan.

“Noi non abbiamo mai detto nulla sulle leggi e sulle punizioni di altri”, ha dichiarato, aggiungendo: “Nessuno ci dirà quali dovrebbero essere le nostre leggi. Seguiremo l’Islam e baseremo le nostre leggi sul Corano”.  Turabi ha poi affermato che saranno i giudici, tra cui anche donne, che dovranno occuparsi delle sentenze, ma il fondamento delle leggi afghane sarà il Corano e, quindi, le stesse punizioni in vigore ai tempi del primo governo dei talebani saranno ripristinate. Alcune fonti sul campo a Kabul, ad esempio, affermano che i talebani abbiano ricominciato a praticare l’umiliazione pubblica di uomini accusati di furti di piccola entità. 

Con il nuovo governo, i talebani avevano promesso grandi cambiamenti rispetto al passato, tra cui l’apertura alle donne e il rispetto dei diritti umani. Tuttavia, i dubbi al riguardo sono numerosi. Al momento il genere femminile è stato escluso dalla vita politica, le scuole sono state nuovamente divise in maschili e femminili e la maggior parte di queste ultime non è operativa, con il risultato di molte giovani afghane che non possono continuare il proprio percorso di studi. Non solo, alle donne che lavoravano era stato chiesto, il 24 agosto, di stare momentaneamente a casa, finché non fossero stati messi in atto sistemi adeguati per garantire la loro sicurezza. “È una precauzione temporanea”, aveva poi sottolineato Mujahid. Nessuna donna è stata inclusa tra i rappresentanti dell’esecutivo resi noti il 7 settembre e neanche successivamente. 

Durante il primo governo, dal 1996 al 2001, il gruppo islamista aveva imposto una versione rigorosa della Sharia, dalle interpretazioni più estreme. Ciò includeva il divieto per le donne di lavorare fuori casa o di uscire di casa senza un tutore maschio, il mancato accesso all’istruzione per bambine e ragazze, l’obbligo di indossare il burqa, l’abito femminile musulmano che copre sia il corpo sia la testa, e severe punizioni per chi violava il codice morale del gruppo islamista. Secondo Amnesty International, nel 1996, a una donna di Kabul venne tagliata una falange del pollice per aver indossato lo smalto.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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