Israele rilascia una deputata palestinese, condannata a due anni di reclusione

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 12:56 in Israele Palestina

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Dopo aver trascorso circa tre anni in prigioni israeliane, la deputata palestinese Khalida Jarrar è stata rilasciata, il 26 settembre. La donna è considerata tra le figure di spicco del Fronte popolare di liberazione della Palestina (FPLP), un’organizzazione palestinese di estrema sinistra classificata da alcuni Paesi, tra cui Stati Uniti e Israele, come terroristica.

Jarrar, deputata palestinese di 58 anni, era stata arrestata dalle forze israeliane il 31 ottobre 2019, mentre si trovava nella sua abitazione a Ramallah, in Cisgiordania. L’arresto era avvenuto nel corso di un’operazione che aveva portato alla detenzione di decine di membri della FPLP, accusati di essere responsabili di un attacco “terroristico” perpetrato nel medesimo mese, che aveva causato la morte di una ragazza israeliana di 17 anni, Rina Shnerb. Prima di essere condannata, a marzo 2021, a due anni di reclusione, Jarrar era stata trattenuta in carcere più volte sotto detenzione amministrativa senza processo, da luglio 2017 a febbraio 2019. Tale procedura, spesso impiegata con i palestinesi, consente alle forze di sicurezza israeliane di detenere i sospetti per periodi rinnovabili di sei mesi senza accuse. Seppur condannata da organizzazioni per i diritti umani, per i funzionari israeliani la misura mira a prevenire ulteriori crimini e a impedire la diffusione di informazioni di sicurezza “sensibili” mentre le indagini sono ancora in corso.

Per Jarrar l’accusa principale è stata di affiliazione alla FPLP, una “organizzazione illegale”, mentre l’esercito israeliano non è riuscito a trovare prove che dimostrino il coinvolgimento della deputata in atti violenti. L’appartenenza al FPLP ha portato a periodi di detenzione a più riprese, da aprile 2015 a giugno 2016, a seguito dei quali la deputata si è dichiarata colpevole per evitare una condanna più lunga. In tal caso, Jarrar era stata accusata di aver tenuto un discorso, nel 2012, durante una manifestazione per prigionieri palestinesi in cui avrebbe chiesto il rapimento di soldati israeliani.

Dal 2006, la donna è stata membro del Consiglio legislativo palestinese, il Parlamento dell’Autorità palestinese, come esponente del Fronte popolare di liberazione della Palestina, dove ha spesso portato avanti cause riguardanti i diritti delle donne e la sicurezza dei prigionieri nelle carceri israeliane. È stato proprio il FPLP ad accogliere con favore il rilascio di Jarrar, il 26 settembre, definendo la donna una “compagna d’armi”, nota per la sua pazienza e tenacia. Anche il capo del Palestinian Prisoners Club, Qadura Faris, la governatrice di Ramallah e al-Bireh, Leila Ghannam, e decine di giornalisti palestinesi hanno accolto Jarrar al cimitero di Ramallah, dove la deputata si è recata per rendere un omaggio alla figlia defunta, Suha. Quest’ultima è morta nel mese di luglio scorso per un improvviso attacco cardiaco, ma a Jarrar non era stato consentito di partecipare ai funerali. “Ho sempre sognato di correre alla tomba di Suha per abbracciarla dopo che mi avevano impedito di dirle addio”, ha dichiarato Jarrar, aggiungendo: “Molti prigionieri vivono in condizioni difficili, a causa della perdita dei loro cari. Ciò che chiedono è libertà. Sono esseri umani, ma l’occupazione criminale non conosce l’umanità”.

Dal 1967, il Ministero della Difesa israeliano ha bandito più di 411 organizzazioni, tra cui i principali partiti politici palestinesi, incluso il partito Fatah legato al presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas. Secondo Human Rights Watch, l’esercito israeliano ha privato generazioni di palestinesi in Cisgiordania dei diritti civili fondamentali, compresa la libertà di assembramento, associazione ed espressione, facendo leva su ordini militari emessi per preservare l’ordine e la sicurezza. Ad essere applicati sono anche i regolamenti di difesa del 1945, emanati dalle autorità del mandato britannico per sedare i crescenti disordini. Tali regolamenti autorizzano le autorità, tra le altre cose, a dichiarare come “associazione illecita” gruppi che porterebbero “odio, disprezzo o disaffezione” contro le autorità israeliane e criminalizzano l’appartenenza a tali gruppi così come il possesso di materiale legato ad essi, anche indirettamente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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