Guatemala: la polizia intercetta e detiene 75 migranti di Cuba e Haiti

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 10:39 in America Latina America centrale e Caraibi

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La Polizia Civile Nazionale del Guatemala ha intercettato, domenica 26 settembre, 75 immigrati cubani e haitiani senza documenti, nel dipartimento orientale di Zacapa, e li ha trasferiti in una sede dell’Istituto guatemalteco per le migrazioni. Il gruppo, tra i quali ci sono 14 ragazze e alcuni minori, è stato abbandonato dai trafficanti su un’autostrada nel comune di Huité, circa 139 chilometri a Est di Città del Guatemala. Secondo le indagini preliminari, rese note dall’ufficio comunicazioni della Polizia, i migranti avevano viaggiato a bordo di 20 diversi veicoli collegati all’applicazione del servizio di trasporto Uber. “Al momento dell’identificazione, hanno indicato di essere entrati nel Paese irregolarmente, senza superare i protocolli di biosicurezza e le regole di immigrazione. I poliziotti hanno fornito loro acqua e cibo”, ha spiegato la Polizia. Il Guatemala è spesso attraversato dai gruppi di migranti, soprattutto centroamericani, cubani, africani, haitiani e sudamericani, che cercano di entrare negli Stati Uniti.

L’organizzazione religiosa umanitaria guatemalteca “Casa del Migrante”, che accoglie e si prende cura delle persone che fuggono da situazioni di difficoltà e cercano altrove condizioni di vita migliori, ha accolto finora nelle sue strutture 3.059 migranti, di cui 354 ragazzi e 218 ragazze. Del numero totale di migranti accolti, 48 uomini e 23 donne hanno indicato di aver bisogno di protezione, non potendo tornare nei loro luoghi di origine, principalmente Paesi dell’America Centrale, in particolare Haiti. Questa nazione sta vivendo una situazione particolarmente difficile da quando il presidente, Jovenal Moise, è stato assassinato, nella notte tra il 7 e l’8 luglio, e un violento terremoto si è abbattuto sul suo territorio, il 14 agosto. Molti migranti haitiani cercano di entrare negli Stati Uniti, dopo un pericoloso viaggio verso l’America settentrionale, e spesso si ritrovano bloccati al confine tra USA e Messico, in attesa che le loro richieste di ingresso vengano esaminate. L’immigrazione al confine tra i due Paesi rappresenta una delle maggiori sfide per l’amministrazione del presidente Joe Biden. Il mese scorso, oltre 200.000 migranti e richiedenti asilo, per lo più centroamericani, sono entrati negli Stati Uniti. La stragrande maggioranza è stata espulsa in Messico con il Titolo 42, ma diversi leader repubblicani accusano Biden di non fare abbastanza per impedire gli ingressi irregolari nel Paese. Il primo ministro haitiano, Ariel Henry, ha dichiarato, il 18 settembre, di essere “molto preoccupato per le condizioni estremamente difficili” che i suoi connazionali stanno vivendo al confine tra Stati Uniti e Messico, ma ha affermato che Haiti li sosterrà al loro ritorno nel Paese. Durante un briefing davanti alla stampa, il 20 settembre, la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki ha affermato che il governo degli Stati Uniti ha in serbo una vasta “gamma di opzioni di programma e di supporto finanziario in atto” per assistere i cittadini e le autorità di Haiti, senza tuttavia specificare ulteriormente. Il Triangolo del Nord dell’America Centrale, dove si trovano El Salvador, Guatemala e Honduras, è considerata una delle regioni più violente del pianeta e, secondo le organizzazioni internazionali, almeno mezzo milione di persone provenienti dai tre Paesi cercano di emigrare ogni anno in maniera irregolare negli Stati Uniti Stati alla ricerca di migliori opportunità di vita.

Un campo improvvisato è sorto nelle ultime settimane al confine tra Stati Uniti e Messico, dove si sono raccolti soprattutto migranti di nazionalità haitiana. Al suo apice, il 18 settembre, c’erano circa 15.000 persone accampate. Il gruppo è stato sgomberato quasi del tutto venerdì 24 settembre. Molti sono rimasti momentaneamente negli Stati Uniti, mentre altri sono stati espulsi con voli per il rimpatrio o sono tornati indietro in Messico. 

Nel frattempo, nella giornata di domenica 26 settembre, circa 4.000 migranti sono passati attraverso i centri di accoglienza di Darien e Chiriqui, a Panama. Il gruppo comprendeva cubani e migranti di altre nazionalità. Circa 16.000 persone sono inoltre bloccate nella località balneare di Necocli, nel Nord della Colombia, in attesa del loro turno per il passaggio verso il Darien Gap, dove i trafficanti guidano i gruppi di migranti attraverso una delle regioni più pericolose e impraticabili dell’America Latina. Colombia e Panama hanno concordato, il mese scorso, di consentire gli attraversamenti di un massimo di 500 migranti al giorno. Tuttavia, i funzionari locali li hanno ripetutamente esortato le autorità dei due Paesi ad aumentare la quota, ritenendola troppo bassa dal momento che sono circa 1.500 i migranti che tentano di passare oltre il confine ogni giorno. Il presidente di Panama, Laurentino Cortizo, ha dichiarato, giovedì 23 settembre, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite che più di 80.000 migranti irregolari hanno viaggiato attraverso il Paese quest’anno. Cortizo ha chiesto assistenza internazionale, affermando che la sua nazione possiede un budget limitato per l’assistenza ai migranti. Finora, quest’anno, 88.514 migranti sono entrati a Panama attraverso la giungla di Darien, secondo i dati del National Migration Service, e il Paese è passato da una media mensile di 800 migranti, a gennaio 2021, ad una di 30.000, ad agosto di quest’anno.

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Chiara Gentili

di Redazione

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