Donbass: militanti neutralizzano un drone di Kiev

Pubblicato il 27 settembre 2021 alle 19:33 in Europa Ucraina

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I militanti dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) hanno annunciato, lunedì 27 settembre, di aver neutralizzato un drone da ricognizione delle Forze Armate dell’Ucraina.

A riferire tali sviluppi, il medesimo lunedì, è stata l’agenzia di stampa russa RIA Novosti, citando le dichiarazioni rilasciate dal vicecapo della milizia popolare della DPR, Eduard Basurin. Quest’ultimo ha sottolineato che gli scontri si sono verificati nei pressi della cittadina di Mariupol, nell’Ucraina Orientale, dove dal 2014 è in corso una guerra civile. “Il rilevamento tempestivo del drone ha permesso alle Forze di sicurezza della DPR di distruggerlo, ha continuato Basurin, aggiungendo che l’utilizzo dell’arma è vietata dagli Accordi di Minsk e dalle misure del cessate il fuoco, concordate il 27 luglio 2020.

Tali sviluppi giungono dopo che, il 23 settembre, le autorità di Kiev avevano dichiatato che due militari delle proprie Forze Armate di stanza nel Donbass erano rimasti gravemente feriti negli scontri avviati dalle “Forze di occupazione russe”. Anche il 17 settembre, le autorità delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk (DPR) e Lugansk (LPR) avevano reso noto che, a seguito dei bombardamenti perpetrati dalle Forze Armate di Kiev, 3 residenti del Donbass erano rimasti gravemente feriti. In tale quadro, è importante sottolineare che l’Ucraina accusa la Russia di supportare, sia militarmente sia economicamente, le brigate separatiste della DPR e della LPR. Inoltre, secondo Kiev, Mosca invierebbe mercenari, sia russi sia di altre nazionalità, nelle aree di conflitto per sostenere i militanti separatisti. Pertanto, nelle comunicazioni ufficiali, per identificare le milizie della DPR e della LPR, non di rado l’Ucraina fa riferimento ai “mercenari russi”.

Il 9 settembre, a causa dell’incremento delle violazioni del cessate il fuoco, è stata registrata una “riacutizzazione” del conflitto nel Donbass, dove da una parte vi sono i militanti separatisti delle autoproclamare Repubbliche Popolari di Donetsk (DPR) e Lugansk (LPR), sostenuti militarmente ed economicamente dalla Russia, e dall’altra le Forze Armate dell’Ucraina, le quali tentano di riottenere la sovranità del territorio. In tale occasione, le autorità ucraine avevano dichiarato che i militanti indipendentisti avevano lanciato una serie di bombardamenti a Donetsk, provocando gravi ferite ad almeno sei soldati dell’Esercito di Kiev. Dall’altra parte, i separatisti avevano rivelato che gli scontri perpetrati da Kiev hanno ferito due civili.

Il bombardamento del 9 settembre era iniziato alle 8:00 ora locale, vicino alla stazione ferroviaria di Skotuvata, a circa 20 km a Nord della città di Donetsk. A riferirlo era stato un portavoce dell’ente ferroviario ucraino, Ukrzaliznytsya, il quale aveva aggiunto che, a causa dei raid, erano stati temporaneamente interrotti i servizi di trasporto via treno. Nonostante non fossero stati riportati danni alle infrastrutture, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri, i civili erano stati fatti evacuare dall’area. La cittadina di Skotuvata è principalmente posta sotto il controllo dei separatisti, a differenza della sezione a Nord, gestita dal governo di Kiev. Dall’altra parte, un portavoce dei miliziani, Eduard Basurin, aveva rivelato a Reuters che gli scontri sarebbero stati avviati dalla parte ucraina, accusata di aver violato 7 volte le misure del cessate il fuoco. “Siamo stati costretti a rispondere al fuoco”, aveva dichiarato Basurin.

È importante ricordare che, a partire da luglio 2020, il Gruppo di Contatto Trilaterale (GCT) aveva concordato il cessate il fuoco nel Donbass. L’accordo prevedeva l’osservanza di misure pacifiche quali il divieto di sparare e di collocare armi sia nelle vicinanze, sia all’interno degli insediamenti militari. Le misure, inoltre, prevedevano responsabilità disciplinare per chiunque avesse violato tali imposizioni. Tuttavia, le forze dell’ordine ucraine hanno più volte denunciato la violazione dell’accordo da parte delle forze separatiste delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Analogamente, le forze della LPR e DPR hanno segnalato numerose violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Ucraina stessa.

Infine, la crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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