Il Sudan dichiara di aver respinto un’incursione dell’esercito etiope

Pubblicato il 26 settembre 2021 alle 19:35 in Etiopia Sudan

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L’esercito sudanese ha dichiarato di aver respinto un tentativo di incursione da parte delle forze etiopi nella zona di confine tra i due Paesi. Le truppe di Addis Abeba, in seguito alla controffensiva, sono state costrette a ritirarsi dall’area di Umm Barakit. Il capo delle forze armate di Khartoum, il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha specificato che l’incidente sarebbe avvenuto sabato 25 settembre. Il comandante ha sottolineato che l’esercito stava proteggendo il Paese dopo il tentato colpo di stato organizzato nella capitale il 21 settembre. Il colonnello Getnet Adane, portavoce militare dell’Etiopia, non ha risposto immediatamente alle richieste di commento.

Nel frattempo, in Sudan, i manifestanti delle tribù Beja, nella regione orientale del Paese, hanno occupato un oleodotto che trasporta a Khartoum il greggio importato. I residenti si sono mossi in segno di protesta contro le degradanti condizioni politiche ed economiche delle loro comunità. Il corrispondente di Al Jazeera Hiba Morgan ha affermato che l’insoddisfazione della tribù Beja, una delle principali nel Sudan orientale, è iniziata nell’ottobre 2020, quando alcuni gruppi armati e di opposizione hanno firmato un accordo di pace con il governo sudanese. La tribù ritiene che l’intesa non sia “rappresentativa” e non affronti “le cause profonde dell’emarginazione e del sottosviluppo nella regione orientale”, ha affermato Morgan. “Dicono che vogliono che il governo capisca cosa significa vivere una crisi economica, essere in condizioni di sottosviluppo e far sentire la propria voce”, ha aggiunto. Secondo il giornalista, l’obiettivo dei manifestanti sarebbe quello di tenere una conferenza con varie tribù ed etnie della regione per trovare un’alternativa all’accordo di pace. Il governo, dal canto suo, ha lanciato un appello ai manifestanti affinché pongano fine all’occupazione dell’oleodotto entro una settimana per evitare che il Paese subisca enormi perdite finanziarie. Gadian Ali Obaid, ministro sudanese del Petrolio e dell’Energia, ha dichiarato in un’intervista: “Le autorità stanno cercando di risolvere il problema della chiusura dei porti”. Sabato 25 settembre, Obaid ha specificato che rimangono ancora riserve sufficienti per soddisfare le esigenze del Paese per altri 10 giorni. Secondo il Ministero, la raffineria di petrolio di Khartoum, che produce carburante per il consumo interno, funziona ancora normalmente. Un altro oleodotto utilizzato per l’esportazione di greggio dal vicino Sud Sudan, pur essendo ancora funzionante, è vulnerabile al congelamento e ai danni perché i manifestanti hanno bloccato una nave da carico. Fermare le esportazioni di petrolio “porterà a gravi perdite economiche”, ha affermato Yaser Arman, consigliere del premier Abdalla Hamdok, in una nota, stimando i potenziali danni di un’interruzione prolungata a più di 1 miliardo di dollari.

Le tensioni tra il Sudan e l’Etiopia sono aumentate da quando il conflitto nella regione settentrionale etiope del Tigray si è intensificato e la disputa sulla costruzione della diga Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) non si è ancora risolta. 

La guerra nel Tigray è iniziata con un’operazione dell’esercito federale etiope nella regione, dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze governative a Dansha, con l’obiettivo di rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione. L’offensiva era stata dichiarata conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati nella parte centrale e meridionale del Tigray. In tale quadro, anche l’Eritrea ha inviato i suoi uomini a sostegno delle forze di Abiy. I combattenti tigrini non si sono fermati e, qualche mese dopo, hanno ripreso il controllo di gran parte del territorio della regione settentrionale del Tigray, dopo aver riconquistato la capitale regionale, Mekelle. L’operazione militare del governo federale ha subito un duro colpo a causa della controffensiva tigrina e, nella serata del 28 giugno, l’esecutivo di Addis Abeba si è trovato costretto ad annunciare un cessate il fuoco unilaterale e immediato. La mossa ha segnato una pausa nel conflitto civile, che andava avanti da quasi otto mesi. Il TPLF, tuttavia, ha definito la tregua “uno scherzo” e i combattimenti non si sono ancora arrestati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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