Quattro palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania

Pubblicato il 26 settembre 2021 alle 12:10 in Israele Palestina

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Almeno 4 palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano durante un’operazione condotta in Cisgiordania all’alba di domenica 26 settembre. Le incursioni dei militari di Tel Aviv sono finite in scontri a fuoco nelle aree di Jenin e Gerusalemme. Secondo quanto riferito dalle Forze di difesa israeliane (Idf), l’obiettivo dell’operazione era quello di catturare membri di Hamas. 

Il Ministero della Sanità dell’Autorità nazionale palestinese ha confermato il bilancio delle vittime. Mohammad Hleil, portavoce del Ministero, ha specificato che 3 sono stati uccisi nel villaggio di Biddu, a Nord-Ovest di Gerusalemme, e sono stati identificati dalle loro famiglie come Ahmad Zahran, Mahmoud Hmaidan e Zakariya Badwan. Il quarto era un residente del villaggio di Burqin, a Sud-Ovest della città di Jenin, ed è stato identificato come Osama Soboh, di 22 anni. Hleil ha aggiunto che ci sarebbero notizie di un quinto palestinese rimasto ucciso, ma ha dichiarato che non si hanno ancora conferme. Il portavoce del Ministero della Sanità dell’Autorità palestinese ha specificato che i corpi delle vittime di Biddu sono in custodia dell’esercito israeliano. Osama Soboh è invece morto nell’ospedale Ibn Sina di Jenin. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa, quest’ultimo sarebbe stato ucciso dopo che le forze israeliane hanno fatto irruzione a Burqin e circondato una delle case, provocando un pesante scontro a fuoco. Anche Zahran, Hmeidan e Badwan sarebbero stati uccisi durante un confronto armato con l’esercito israeliano a Biddu.

In una dichiarazione pubblica, il primo ministro dell’Autorità palestinese, Mohammad Shtayyeh, ha espresso il suo cordoglio per i quattro palestinesi uccisi. “Pazienza e conforto per le loro famiglie e i loro cari, e libertà per il nostro popolo da questa occupazione criminale e dalle sue continue violazioni”, ha affermato la dichiarazione. Il Museo Palestinese nella città di Birzeit, vicino a Ramallah, ha confermato ad Al Jazeera che Zakariya Badwan lavorava da loro come dipendente a tempo pieno. Il museo ha riferito in un post sui social media di aver “ricevuto la notizia con totale shock e immensa tristezza”. “Ricordiamo il nostro caro Zakariya per il suo carattere amabile, la sua cordialità e il suo volto sempre sorridente e allegro”, si legge nel messaggio, in cui si specifica altresì che il museo sarebbe rimasto chiuso oggi, domenica 26 settembre, “in lutto per il martire Zakariya e i martiri della Palestina che sono stati uccisi all’alba”.

Secondo i media israeliani, anche due soldati sono rimasti “gravemente feriti” negli scontri armati esplosi durante l’operazione dell’esercito e sarebbero attualmente ricoverati in ospedale. Raid e arresti sono stati segnalati anche nei villaggi di Kufrdan e Yaabad. Le catture e gli scontri a fuoco sono stati condotti in tutta la Cisgiordania, principalmente dall’unità antiterrorismo d’élite militare Duvdevan e dalle unità antiterrorismo della polizia israeliana e della polizia di frontiera, insieme al servizio di sicurezza Shin Bet. Mentre le operazioni militari di Tel Aviv nelle città e nei villaggi della Cisgiordania sono una realtà quasi quotidiana, negli ultimi mesi, i raid dell’esercito nell’area di Jenin sono stati contrastati con la resistenza e gli scontri armati dai residenti palestinesi.

Il 16 agosto, a Jenin, 4 giovani palestinesi avevano perso la vita a seguito di scontri con le forze israeliane, le quali avevano condotto un’operazione presumibilmente volta ad arrestare un individuo coinvolto in attività “terroristiche”. A detta delle fonti palestinesi, le “forze di occupazione” avevano preso d’assalto il campo profughi, alimentando scontri con i giovani locali. Gli agenti israeliani avrebbero aperto il fuoco contro i palestinesi, i quali, a loro volta, avrebbero lanciato pietre contro i militari.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. I territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele.

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Chiara Gentili

di Redazione

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