Libia: il Consiglio presidenziale vuole il consenso sulla legge elettorale

Pubblicato il 26 settembre 2021 alle 16:27 in Africa Libia

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Il capo del Consiglio presidenziale libico, Mohamed al-Menfi, ha invitato i candidati alle elezioni, previste per dicembre, a non presentarsi a meno che non approvino il quadro giuridico di riferimento per il voto. Intervistato dall’agenzia di stampa Reuters, Menfi ha affermato che il suo obiettivo è quello di assicurarsi che le elezioni presidenziali e parlamentari nazionali che si terranno il 24 dicembre non vengano rimandate e si svolgano correttamente. A tal proposito, ha sottolineato: “Non avere una visione adeguata di queste elezioni, non ottenere questo tipo di consenso, è di per sé un rischio”.

Le elezioni sono state indette come parte di una tabella di marcia elaborata lo scorso anno per porre fine ai conflitti nel Paese, ma le controversie sul voto minacciano di ostacolare il processo di pace. Tutte le parti in Libia e le potenze straniere coinvolte nella situazione libica affermano che le elezioni devono andare avanti, ma il forum di dialogo, sostenuto dalle Nazioni Unite, e le istituzioni esistenti nel Paese non hanno concordato una base costituzionale per il voto. La base legale per le elezioni deve essere approvata sia dalla Camera dei Rappresentanti, il Parlamento con sede a Est, sia dall’Alto Consiglio di Stato (HSC), un organo consultivo creato nel 2015 attraverso un accordo politico sostenuto dalle Nazioni Unite volto a porre fine alla guerra civile. “Si tratta di un percorso costituzionale, che è la principale responsabilità del Parlamento e dell’Alto Consiglio di Stato”, ha affermato Menfi.

I potenziali candidati alle elezioni includono una serie di leader di fazioni che dividono l’opinione. Molti, poi, sono dubbiosi sul fatto che il voto possa essere libero ed equo dal momento che i gruppi armati controllano ancora gran parte del Paese. Menfi ha dichiarato che è fondamentale assicurarsi prima di ogni elezione che ci sia un accordo sulla sua base giuridica e che tutti i candidati siano d’accordo nell’accettare i risultati. Il capo del Consiglio presidenziale ha sottolineato che l’organo interverrà solo se gli altri, ovvero la Camera dei Rappresentanti, l’Alto consiglio di Stato, l’Onu e il suo forum di dialogo, non saranno in grado di elaborare un quadro giuridico valido. “Il nostro obiettivo è assicurarci che le elezioni si svolgano il 24, qualunque cosa accada”, ha detto Menfi.

Il capo dell’Alto consiglio di Stato della Libia, Khaled al Mishri, in un’intervista all’emittente francese “France 24”, ha rinnovato la sua richiesta di tenere soltanto le elezioni parlamentari il 24 dicembre. Secondo quest’ultimo, in una prima fase è necessario “eleggere un Parlamento bicamerale a dicembre, poi tenere un referendum sulla Costituzione e successivamente svolgere le elezioni presidenziali”. Il presidente del “Senato” libico ha espresso le sue preoccupazioni in merito allo “svolgimento di elezioni presidenziali prive di costituzione e garanzie”.

Risale al 5 febbraio 2021 la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui quella di Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Dabaiba, composto da 29 ministri e sei ministri di stato. Entrambe le date hanno segnato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Dalla caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, ad ottobre 2011, La Libia non è mai riuscita a realizzare la transizione democratica auspicata. Prima della tregua annunciata il 21 agosto 2020, ad affrontarsi sul campo vi sono state le forze affiliate al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e quelle dell’LNA, guidate dall’uomo forte di Tobruk, Haftar. Il GNA ha rappresentato il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia sin dalla sua nascita, avvenuta il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, poi scaduti il 17 dicembre 2017. Il governo tripolino è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Dall’altro lato, l’esercito di Haftar ha ricevuto il sostegno di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato proprio l’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, LNA e GNA. Al momento, grandi speranze sono riposte nelle elezioni di dicembre, che si prevede consentiranno alla popolazione libica di essere guidata da autorità elette democraticamente e di porre fine alla crisi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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