Afghanistan: talebani espongono pubblicamente i cadaveri di 4 rapitori

Pubblicato il 26 settembre 2021 alle 9:09 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno mostrato pubblicamente i cadaveri di 4 presunti rapitori e ne hanno appeso uno a una gru nella piazza principale della città di Herat, nell’Afghanistan occidentale. Un comandante talebano, che ha parlato con l’agenzia di stampa The Associated Press in condizione di anonimato, ha affermato che il gesto aveva lo scopo di scoraggiare i “criminali”. “Lo scopo di questa azione è di avvisare tutti i criminali che non sono al sicuro”, ha detto.

Funzionari talebani hanno specificato che i quattro erano stati catturati mentre prendevano parte ad un tentativo di rapimento, sabato 25 settembre, venendo successivamente uccisi dalla polizia. Un video fornito da Associated Press ha mostrato una folla che si radunava intorno alla gru e osservava il corpo mentre alcuni uomini cantavano. 

Ziaulhaq Jalali, capo della polizia distrettuale di Herat, nominato dai talebani, ha affermato che i suoi uomini avevano salvato un padre e un figlio che erano stati rapiti da quattro sequestratori dopo uno scambio di colpi di arma da fuoco. Jalali ha poi precisato che un combattente talebano e un civile sarebbero stati feriti nello scontro con i rapitori. Questi ultimi sarebbero morti nel fuoco incrociato.

Da quando i talebani hanno invaso Kabul, il 15 agosto, e preso il controllo del Paese, gli afgani e tutta la comunità internazionale si chiedono se verrà imposto nuovamente il governo duro che era stato stabilito alla fine degli anni ’90 e che includeva, tra le altre cose, la lapidazione pubblica e l’amputazione degli arti di presunti criminali, spesso eseguiti di fronte ad una grande folla nelle piazze. Il mullah Nooruddin Turabi, uno dei fondatori dei talebani e membro chiave del governo afghano istituito nel 1996, ha dichiarato ad Associated Press, questa settimana, che il movimento armato continuerà a compiere esecuzioni e amputazioni, anche se questa volta forse non in pubblico. “Tutti ci hanno criticato per le punizioni nelle piazze, ma noi non abbiamo mai detto nulla sulle leggi e sulle punizioni degli altri”, ha spiegato Turabi, aggiungendo: “Nessuno ci dirà quali dovrebbero essere le nostre leggi. Seguiremo l’Islam e baseremo le nostre leggi sul Corano”.

Turabi è stato ministro della Giustizia e capo del cosiddetto Ministero della Propagazione della Virtù e della Prevenzione del Vizio durante il precedente governo dei talebani. Al tempo, le esecuzioni di assassini avvenivano solitamente con un solo colpo alla testa sparato da familiari delle vittime, che avevano anche la possibilità di accettare denaro e permettere al colpevole di vivere. Per i ladri, la punizione era l’amputazione di una mano. Ai condannati per rapine, invece, erano amputati una mano e un piede. Raramente i processi e le condanne erano pubblici e la magistratura era a favore del clero islamico, la cui conoscenza della legge era limitata alle ingiunzioni religiose. Sotto il nuovo governo talebano, Turabi è responsabile delle carceri. L’uomo è tra i leader dei talebani che sono sulla lista delle sanzioni delle Nazioni Unite. 

L’amministrazione del presidente USA, Joe Biden, ha segnalato, venerdì 24 settembre, che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato il reintroduzione, da parte dei talebani, di metodi di punizione passati. “Condanniamo con la massima fermezza i rapporti sul ritorno di amputazioni ed esecuzioni sugli afghani”, ha detto ai giornalisti il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price. “Gli atti di cui i talebani stanno parlando costituirebbero evidenti gravi abusi dei diritti umani e restiamo fermi con la comunità internazionale nel condannare gli autori di questi abusi”.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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