Somalia: attentato di al-Shabaab vicino al palazzo presidenziale, 8 morti

Pubblicato il 25 settembre 2021 alle 16:03 in Africa Somalia

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In Somalia, a Mogadiscio, un’autobomba è esplosa all’altezza di un posto di controllo della polizia a El Gab, vicino al palazzo presidenziale, uccidendo 8 persone e lasciandone diverse ferite. L’organizzazione terroristica somala di al-Shabaab, legata ad al Qaeda, ha rivendicato l’attentato suicida. A detta del gruppo, l’attacco avrebbe preso di mira un convoglio che entrava nel palazzo, nella mattinata di sabato 25 settembre.

Il portavoce della polizia, Abdifatah Aden Hassan, ha detto ai giornalisti accorsi sulla scena dell’esplosione che le vittime potrebbero essere di più. “Al-Shabaab è dietro l’esplosione. Hanno ucciso 8 persone tra cui un soldato, una madre e due bambini. Al-Shabaab massacra i civili”, ha aggiunto il portavoce della polizia.

“Un mujahid alla guida di un’autobomba suicida ha preso di mira un convoglio di auto che entrava nel palazzo presidenziale”, sono state invece le parole di Abdiasis Abu Musab, portavoce delle operazioni militari di al-Shabaab. Un testimone che ha assistito alla scena ha riferito all’agenzia di stampa Reuters di aver visto almeno dieci veicoli distrutti dall’esplosione e l’intero incrocio coperto di sangue.

Al-Shabaab ha controllato per anni ampie zone della Somalia ma, dal 2011 in poi, i suoi militanti sono stati cacciati dai principali centri abitati e dalle città del Paese, tra cui anche Mogadiscio, grazie alla compagna condotta congiuntamente dall’esercito e dalle truppe dell’Unione Africana. Per combattere l’organizzazione terroristica, sono presenti nel Paese circa 20.000 uomini impiegati nell’operazione di peacekeeping denominata African Union Mission to Somalia (AMISOM). Anche gli Stati Uniti sono stati tra quelli che hanno combattuto il gruppo islamico nella nazione del Corno d’Africa, conducendo ripetuti attacchi aerei che hanno avuto come bersaglio i miliziani jihadisti. Dopo il loro ritiro dalla Somalia nel 1994, le truppe di Washington erano state nuovamente inviate in Somalia nel gennaio 2007 ma lo scorso 5 dicembre, l’ex presidente degli USA, Donald Trump, aveva deciso di ritirare i suoi soldati dal territorio somalo entro il successivo 15 gennaio. L’amministrazione Biden sta valutando se annullare il ritiro militare degli Stati Uniti dalla Somalia avvenuto sotto Trump.

In base al Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo di statunitense, l’Africa orientale è definita “un porto sicuro per Al-Shabaab”, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio della Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche “tasse” e ha assoggettato i governanti locali. Stando al documento, da tali luoghi, i terroristi di Al-Shabab organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche contro il confinante Kenya. Secondo il report, nel 2019, gli attacchi di Al-Shabaab sarebbero aumentati e si starebbero focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, aveva dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

L’attentato suicida di sabato 25 settembre s’inscrive in un contesto caratterizzato da una grave crisi politica in Somalia che vede un duro scontro istituzionale tra il presidente, Mohamed Abdullahi Farmajo, e il primo ministro, Mohamed Hussein Roble. La faida tra i due si è intensificata, giorni fa, dopo che Roble, il 5 settembre, aveva sospeso il direttore dell’Agenzia nazionale d’intelligence e sicurezza (NISA), Fahad Yasin, per aver mal gestito un’indagine di alto profilo sulla scomparsa di una giovane agente, Ikran Tahlil Farah. Intervenendo sul caso, Abdullahi Mohamed aveva contestato la mossa del primo ministro, accusandolo di non avere l’autorità per licenziare Yasin e lo aveva reintegrato. Il governo sostiene che Tahlil, 25 anni, sia stata rapita e uccisa da al-Shabaab, l’affiliato somalo di al-Qaeda, ma l’organizzazione nega le accuse e la famiglia della giovane sta spostando i suoi sospetti sulla NISA. Il presidente ha nominato una commissione d’inchiesta per indagare sulla scomparsa di Tahlil, ma la madre dell’agente, Qali Mohamud Guhad, ha respinto la mossa, chiedendo che l’indagine sia affrontata da un tribunale militare.

Più in generale, la Somalia è entrata nel caos dopo la fine del mandato costituzionale del presidente Farmajo, l’8 febbraio. In quella data, il governo centrale e i leader regionali non sono riusciti a raggiungere un accordo elettorale che concordasse in tempo i termini del voto. Le tensioni sono di fatto esplose, a inizio marzo, quando la Camera bassa del Parlamento ha votato a favore dell’estensione, per un periodo di due anni, del mandato del presidente. Più parti si sono opposte alla decisione, molte citando il fatto che il mandato del Parlamento fosse terminato il 27 dicembre 2020 e che quindi l’organo non avesse il potere di estendere il mandato quadriennale del presidente. In particolare, la decisione è stata respinta dal Senato, il che ha provocato una crisi politica interna di serie dimensioni. A Mogadiscio, la situazione di stallo aveva coinvolto anche l’apparato di sicurezza del Paese, all’interno del quale alcuni sostenevano una proroga del mandato presidenziale di Farmajo, mentre altri la respingevano. La comunità internazionale, dal canto suo, aveva avvertito che avrebbero potuto esserci pesanti ripercussioni sulla sicurezza dal momento che i terroristi di Al-Shabaab avrebbero potuto trarre vantaggio dalle divisioni interne per acquisire forza. Il 23 aprile, i membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, oltre a dirsi preoccupati per il perdurante stallo politico, avevano nuovamente esortato tutte le parti coinvolte a respingere la violenza e ad impegnarsi in un dialogo incondizionato il prima possibile, al fine di risolvere la controversia relativa al processo elettorale. All’inizio di maggio, in un gesto di pacificazione, il presidente ha incaricato il suo primo ministro Mohamed Hussein Roble di organizzare le elezioni il prima possibile. Dopo mesi di trattative, a giugno i leader politici somali hanno concordato un calendario delle votazioni, che però è stato disatteso.

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di Redazione

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