Militare francese ucciso in Mali

Pubblicato il 25 settembre 2021 alle 10:22 in Francia Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un militare francese, il caporalmaggiore Maxime Blasco, è rimasto ucciso in uno scontro armato contro un gruppo terroristico in Mali, venerdì 24 settembre. Lo ha reso noto l’Eliseo in una nota, sottolineando “la viva commozione” del presidente Emmanuel Macron. Blasco aveva ricevuto a giugno una medaglia “per il valore eccezionale dei suoi servizi”, ha aggiunto l’Eliseo.

L’uomo era membro di un’unità francese schierata in una zona boschiva vicino al confine tra Mali e Burkina Faso. La missione della sua squadra era quella di rintracciare un sospetti militanti jihadisti che erano stati precedentemente individuati da un drone. Nella sua operazione, l’unità è stata supportata da due elicotteri d’attacco e un drone di sorveglianza. I miliziani armati hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con l’unità francese a distanza ravvicinata e Blasco è stato colpito da un cecchino. Il soldato è morto sul colpo per le ferite riportate. L’uomo che ha sparato al caporalmaggiore è stato ucciso, ha specificato in una nota il Ministero della Difesa.

Più di 50 soldati francesi sono morti nella regione da quando Parigi ha schierato un suo contingente nell’area per respingere la rivolta dei gruppi islamisti che avevano occupato il Nord del Mali nel 2012. Il 16 settembre, le forze di Parigi hanno “neutralizzato”, con un attacco condotto per mezzo di droni nel Mali settentrionale, il leader del gruppo jihadista dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), Adnan Abou Walid al-Sahrawi. Il comandante jihadista era stato accusato di essere il mandante dell’uccisione di 6 operatori umanitari francesi in Niger, il 9 agosto 2020, ed era ricercato dagli Stati Uniti per un attacco mortale, il 4 ottobre 2017, contro le truppe statunitensi sempre in Niger. In tale episodio, 4 membri delle forze speciali statunitensi e 4 soldati nigeriani erano rimasti uccisi.

Lo Stato Islamico nel Grande Sahara è considerato responsabile della maggior parte degli attentati condotti nell’area di confine a cavallo tra Mali, Niger e Burkina Faso. Questa zona, nota con la denominazione di “tri-border area”, è spesso presa di mira dall’ISGS e dal Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM), affiliato invece ad Al-Qaeda.

Dall’inizio del suo intervento militare in Mali, nel 2013, l’esercito francese ha ucciso diversi membri di alto rango dell’ISGS nell’ambito delle sue operazioni volte a prendere di mira i leader jihadisti. Nel giugno di quest’anno, Macron ha annunciato un importante ridimensionamento della forza anti-jihadista francese attiva nel Sahel, nota come “Operazione Barkhane”, dopo più di otto anni di presenza militare nella vasta regione. 

L’8 giugno 2020, le forze francesi hanno ucciso il capo di AQIM, Abdelmalek Droukdel, in un raid nel Nord del Mali. La mossa ha colpito l’organizzazione, ma altri potenti leader legati ad al-Qaeda continuano ancora ad operare nel semi-desertico Sahel. Due, in particolare, sono ancora a piede libero e pronti a dominare l’insurrezione jihadista nell’area. Si tratta, nello specifico, di Iyad Ag Ghaly e di Amadou Koufa, entrambi legati alla rete qaedista. Il primo, a capo della potente alleanza del GSIM, è un veterano dei conflitti interni del Mali. Di etnia tuareg, è salito alla ribalta per la prima volta durante una ribellione guidata dal suo gruppo etnico, negli anni ’90. Dopo un periodo in cui si è tenuto dietro le quinte e ha portato avanti alcuni affari privati, è tornato pubblicamente alla militanza nel 2012, con un gruppo di nuova creazione, chiamato Ansar Dine. Quell’anno, i separatisti tuareg hanno lanciato un’ampia insurrezione nel Nord del Mali. L’evento ha innescato un conflitto sanguinoso, ora esteso anche ai vicini Burkina Faso e Niger. Inizialmente alleato dei separatisti, Ansar Dine si è subito separato da loro e, insieme ad altri gruppi jihadisti, ha preso il controllo di diverse città nel Nord del Mali, fino a quando le truppe francesi non hanno cacciato i combattenti islamisti da quelle aree, nel 2013. Ansar Dine è un membro del GSIM, che comprende anche Katiba Macina, di Amadou Koufa, e AQIM. Iyad Ag Ghaly guida questa alleanza.

Koufa, altro membro chiave del GSIM, è considerato subordinato ad Ag Ghaly. La sua influenza ha iniziato a crescere da quando ha fondato Katiba Macina, nel 2015. È stato accusato di sfruttare le tensioni tra pastori e agricoltori e di infiammare le tensioni etniche nel Mali centrale, dove la milizia ha organizzato molti dei suoi attacchi. Il Mali centrale è ormai diventato uno dei principali teatri degli attacchi jihadisti nel Sahel. Sono comuni anche i massacri motivati da ragioni etniche. I pastori Fulani sono spesso accusati di essere vicini ai jihadisti, una percezione che ha portato ad omicidi e scontri con altri gruppi etnici.

I Paesi considerati i più instabili del Sahel, ovvero Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Nigeria, sono continuamente minacciati dalle violenze dei militanti islamisti legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico. Il governo ciadiano, per contrastare la minaccia, ha annunciato, venerdì 24 settembre, di voler aumentare drasticamente le dimensioni del suo esercito, in modo da affrontare più efficacemente le sfide alla sicurezza. Il ministro della Difesa, il generale Daoud Yaya Brahim, ha dichiarato al Parlamento che l’esercito ha avviato il processo per aumentare il numero totale delle truppe a 60.000 entro la fine del 2022, dalle 35.000 attuali. “Abbiamo già avviato il reclutamento e l’addestramento di soldati e sottufficiali. L’obiettivo è costruire unità d’élite in grado di adattarsi alla guerra asimmetrica che i nostri Paesi nel Sahel stanno affrontando”, ha affermato Brahim.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.