Libia: Haftar possibile candidato alle presidenziali, ma senza consensi

Pubblicato il 25 settembre 2021 alle 6:51 in Africa Libia

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Sebbene non vi sia stato ancora alcun annuncio ufficiale, il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, potrebbe proporsi come prossimo presidente della Libia. Tuttavia, alcuni sostengono che sarà difficile per l’uomo forte di Tobruk ottenere il consenso di città occidentali quali Tripoli e Misurata. Considerato, poi, il calo di popolarità e una fedina penale non del tutto pulita, al momento, le probabilità che il generale vinca non superano il 10%.

Con la decisione di abbandonare il proprio incarico per tre mesi e di affidare la guida dell’LNA al generale Abdul Razzq Nadori fino al 24 dicembre, Haftar ha fatto pensare che voglia candidarsi alle elezioni presidenziali libiche, calendarizzate proprio per il 24 dicembre. La decisione trae origine dall’articolo 12 di una controversa legge proposta dalla Camera dei Rappresentati con sede a Tobruk per regolamentare le elezioni, firmata dal presidente parlamentare, Aguila Saleh, il 9 settembre scorso. Questa prevede che qualsiasi militare o civile potrà candidarsi alla carica di presidente, “a condizione che smetta di lavorare ed esercitare le sue funzioni tre mesi prima della data delle elezioni” e che “in caso di mancata nomina, torni al suo lavoro precedente”, recuperando altresì gli stipendi non percepiti.

Pertanto, Haftar avrebbe deciso di smettere di esercitare le proprie funzioni a tre mesi dalle elezioni, con l’obiettivo di poter concorrere alla carica di futuro presidente libico. Ad oggi, egli non ha ancora annunciato ufficialmente la propria candidatura, ma il generale dell’LNA è stato spesso visto in abiti civili in diverse occasioni pubbliche, tra cui eventi culturali, sociali e sportivi, e avrebbe avviato una campagna sui social con lo slogan “Continua il tuo percorso”, promuovendosi come il candidato più giusto alla presidenza libica. Ciò è stato visto come una sorta di “campagna anticipata”, mentre la candidatura potrebbe essere ufficializzata, secondo alcune fonti definite informate, durante un incontro pubblico da tenersi agli inizi di ottobre.

A detta delle medesime fonti, la campagna di Haftar, almeno inizialmente, si limiterà alle aree controllate dal proprio esercito nell’Est, Centro e Sud libico, e il suo programma, secondo quanto previsto, riguarderà aspetti legati a democrazia, economia e distribuzione delle ricchezze, fino allo scioglimento delle milizie interne e all’evacuazione di combattenti stranieri.

Alcuni sostengono che candidarsi alle elezioni sia stata una delle possibili condizioni poste da Haftar per accettare un cessate il fuoco in Libia, partecipare al processo di pace e accettare quanto seguito negli ultimi mesi, inclusa la nomina di nuove autorità esecutive ad interim. Il generale avrebbe altresì messo in guardia da un eventuale rinvio delle elezioni, da considerarsi una manipolazione della road map stabilita a Tunisi a novembre 2020, oltre che una mossa a favore della Fratellanza musulmana in Libia. Si tratta, però, di notizie mai del tutto confermate.

Circa il futuro del generale libico, da un lato, alcuni analisti affermano che Haftar ha ancora un grande peso nel Paese, in quanto controlla le fonti di ricchezza e la maggior parte delle aree al confine, mentre gode del sostegno tribale soprattutto ad Est e Sud, mentre non mancano sostenitori ad Ovest, seppur in numero ridotto. Dall’altro lato, altri ritengono che Haftar non sarà in grado di svolgere una campagna di successo in città occidentali, da Tripoli a Misurata a Zliten, oltre che al-Zawiya, dove è forte l’opposizione contro il generale. Tra gli oppositori alla candidatura di Haftar vi è anche la cosiddetta squadra dei difensori della “Rivoluzione di febbraio”, che vede nella nomina a presidente di Haftar un ritorno a guerre e divisioni.

Parallelamente, come sottolineato da diversi analisti, vi sono una serie di questioni che potrebbero ostacolare le ambizioni dell’uomo forte di Tobruk. Innanzitutto, i criteri per candidarsi alle presidenziali di dicembre non sono ancora del tutto chiari. Secondo quanto emerso fino ad ora, i candidati devono essere libici, di fede musulmana e di genitori musulmani libici, non devono essere sposati con non libici, avere almeno quarant’anni, possedere almeno un titolo universitario o equivalente e non devono essere in possesso di doppia cittadinanza al momento della candidatura.

È tale ultima condizione che Haftar potrebbe non soddisfare. Mentre i suoi rivali sostengono che il generale abbia anche la cittadinanza statunitense, i suoi alleati hanno più volte smentito la notizia. Ciò che è certo è che il capo dell’LNA Haftar ha vissuto nel Nord della Virginia, uno Stato nel Sud-Est degli Stati Uniti, per circa vent’anni, dove si è recato in esilio, negli anni ’80, dopo aver disertato l’esercito legato al dittatore Muammar Gheddafi. Haftar deve poi far fronte a una causa intentata contro di lui proprio negli Stati Uniti, il che contraddice un’altra delle condizioni stabilite nella legge elettorale. Non sono da dimenticare, poi, le accuse di crimini di guerra legate al conflitto libico.

Non da ultimo, è stato evidenziato che nella regione occidentale della Libia risiedono circa due terzi della popolazione libica, secondo quanto mostrato dai dati dell’Autorità generale di statistica del 2020, il che significa che gran parte dell’elettorato potrebbe essere contrario alla nomina di Haftar. A ciò si aggiunge la perdita di popolarità subita dal generale anche nel Fezzan, dove non è riuscito del tutto a mantenere le promesse fatte, soprattutto in materia di sicurezza.

Sulla base di tali considerazioni, un analista politico, Abdullah al-Kabir, ritiene che, laddove le elezioni di dicembre saranno libere da brogli, le probabilità che Haftar vinca non superano il 10%. Inoltre, sarà proprio recandosi alle urne che la popolazione della Libia orientale potrà esprimere la propria opinione in libertà. Tuttavia, ha affermato lo stesso al-Kabir, al momento non esistono garanzie che assicurino l’integrità del processo elettorale nelle aree poste sotto il controllo di Haftar, il quale continua ad avere una grande forza militare, in grado di sovvertire i risultati o di condizionarli. Alla luce di ciò, è necessario un monitoraggio internazionale di tutte le fasi del processo elettorale, volta a contrastare qualsiasi irregolarità o caso di frode.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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