Etiopia: l’impiego di armi cinesi nel conflitto in Tigray

Pubblicato il 25 settembre 2021 alle 7:04 in Cina Etiopia

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L’escalation del conflitto in Tigray, iniziato il 4 novembre 2020, tra Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) e La Forza di Difesa Nazionale Etiope (ENDF) nei suoi primi giorni è stata caratterizzata da attacchi a lunga distanza condotti tramite sistemi avanzati di artiglieria e missilistici importati dalla Cina, secondo quanto rivelato da The National Interest, il 22 settembre. Oltre a questo, vi sarebbero state notizie sull’uso di droni armati.

La maggior parte delle armi pesanti della ENDF sono di origine sovietica/russa e ucraina, compresi i carri armati T-72 e i caccia Su-27 e MiG-23. Tuttavia, vi sarebbero stati recenti acquisti dalla Cina che comprenderebbero due tipi di sistemi pesanti di lanciarazzi multiplo (MRLS) da 300 millimetri: il CALT A-200 e il Norinco AR2. Entrambi sono modellati sul sistema russo BM-30 Smerch e sono montati in 8×8 su camion supportati da un’ulteriore gru di ricarica.  

Gli MRLS possono sferrare raffiche di missili estremamente letali e ampiamente diffuse in un breve lasso di tempo. Inoltre, i razzi più grandi possono colpire bersagli più in profondità, dietro la linea di combattimento. L’A200 a dieci razzi ha un’autonomia di settantacinque miglia, mentre l’AR2 a dodici razzi, che è il modello da esportazione del sistema militare cinese di tipo 03, ha un’autonomia di ottantuno miglia. I razzi possono trasportare testate ad alto potenziale esplosivo o bombe a grappolo o esplosivo combustibile altamente letale e sono disponibili anche in varianti di attacco di precisione guidate dalla navigazione satellitare cinese Beidou. Il lanciatore A200, invece, può operare alternativamente due missili balistici M20, prodotti dalla Cina. Questi ultimi sono un modello da esportazione del missile balistico a corto raggio mobile DF-12 cinese e hanno un’autonomia fino a 174 miglia. Come il sistema missilistico Iskander della Russia, possono operare contromisure e manovre per evitare l’intercettazione da parte delle difese aeree e una combinazione di guida satellitare e inerziale che consente una precisione media di trenta-cinquanta metri rispetto al bersaglio scelto.

13 novembre 2020, un sistema M20 usato dal Tigray ha lanciato attacchi alle basi aeree di Gondar e nella capitale dello Stato di Amhara di Bahir Dar più a Sud. Nella raffica iniziale, un missile ha danneggiato il terminal di Gondar, mentre un altro ha mancato di poco l’aeroporto di Bahir Dar. A novembre erano state poi lanciate altre due raffiche. Le foto satellitari mostrano che uno dei missili ha creato un cratere sul piazzale di cemento dell’aeroporto di Bahir Dar. In rappresaglia per l’intervento eritreo nella guerra, il TPLF ha colpito anche la capitale dell’Eritrea, Asmara, e la città di Massaua tre volte nel mese di novembre, con razzi lanciati rispettivamente il 27 e 28 novembre. All’inizio delle ostilità a novembre, le forze del Tigray avevano catturato almeno due lanciamissili M20/A200 e un MRL AR2, oltre a diversi veicoli di carico. Sembrerebbe poi che uno degli M20/A200 fosse stato abbandonato dopo essere rimasto bloccato su un terreno roccioso e sarebbe stato ripreso alla fine del 2020 dall’ENDF e infine distrutto. Anche un M20/A200 sarebbe stato poi sequestrato nel luglio 2021.

Oltre a tali notizie, The National Interest ha citato rapporti in base ai quali l’ENDF stava impiegando droni armati all’inizio del conflitto. I leader del TPLF hanno sostenuto che si sia trattato di droni di fabbricazione cinese impiegati dagli Emirati Arabi Uniti che starebbero effettuando missioni per conto del governo etiope. Quest’ultima notizia, però, non è stata confermata. Un generale dell’aeronautica etiope (EAF) ha confermato che il corpo sta usando droni non armati. La polizia federale etiope, invece, è dotata di droni cinesi disarmati ed è anche noto che l’EAF ha acquisito droni di sorveglianza israeliani Aerostar Tactical e WanderB. Data la relazione dell’Etiopia con la Cina e l’accessibilità economica dei droni da combattimento cinesi, National Interest ha citato speculazioni in base alle quali la Cina potrebbe essere la fonte di tali armi. Alcune fonti di avrebbero poi affermato che l’EAF ha droni armati CASC CH-4B Rainbow o Wing Loong II tuttavia non vi sarebbero prove a riguardo.

Come riferito dal The National Interest, il conflitto del Tigray avrebbe evidenziato come i droni da combattimento, i missili e i razzi a lungo raggio stiano cadendo nelle mani di più attori in tutto il mondo e siano sempre più utilizzati nei conflitti.

Il governo di Addis Abeba ha condotto una guerra contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) nella regione del Tigray dal 4 al 28 novembre 2020. In particolare, il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva lanciato una campagna militare contro il TPLF, che, al tempo, era a capo della regione e che aveva contestato per mesi il governo centrale di Addis Abeba.  L’operazione dell’Esercito federale etiope in Tigray era iniziata dopo che il TPLF era stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze etiopi a Dansha per rubare l’equipaggiamento militare in essa contenuto. Abiy aveva accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e aveva avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione che aveva poi dichiarato conclusa il 29 novembre 2020, con la conquista della capitale regionale, Mekelle. Tuttavia, i combattimenti sono continuati anche nella parte centrale e meridionale del Tigray e da giugno 2021 è iniziatto un contrattacco da parte delle forze del TPLF.  In tale quadro, l’Eritrea ha inviato uomini a sostegno delle forze di Abiy. Il conflitto ha causato migliaia di morti e ha costretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni per spostarsi o all’interno della regione o nel confinante Sudan.

Il conflitto tra il governo di Addis Abeba e il TPLF è scoppiato a seguito di più anni di tensioni tra le parti. Dal 1991, il Fronte di liberazione popolare del Tigray era stato la forza dominante nell’allora coalizione di governo, il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF) che era un’alleanza multietnica composta da quattro partiti che ha guidato il Paese per quasi 30 anni, fin quando Abiy è asceso al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Nel 2019, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Le tensioni tra il TPLF e il governo di Addis Abeba si sono poi esacerbate dall’agosto 2020, quando Abiy ha deciso di posticipare le elezioni previste per tale mese a causa del coronavirus. A quel punto, il TPLF ha indetto comunque votazioni regionali a settembre e ha disconosciuto la leadership di Abiy sostenendo che fosse illegittima.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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