Yemen: continuano gli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita

Pubblicato il 24 settembre 2021 alle 9:50 in Arabia Saudita Yemen

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Le forze di Difesa aerea dell’Arabia Saudita hanno riferito, il 23 settembre, di aver intercettato e distrutto 3 droni carichi di esplosivo e un missile balistico, lanciati, presumibilmente dalle milizie Houthi, contro località nel Sud del Regno, tra cui Jizan. Poi, all’alba del giorno successivo, il 24 settembre, le forze saudite hanno abbattuto un quinto drone diretto verso Khamis Mushait.

Nel dare la prima notizia, Riad, la quale guida una coalizione internazionale intervenuta in Yemen per fornire sostegno alle forze yemenite filogovernative, ha messo in luce come gli Houthi stiano portando avanti una “escalation” in modo deliberato, effettuando attacchi transfrontalieri che minano la sicurezza del Regno. Le forze saudite, da parte loro, sono riuscite a respingere i tentati attacchi del gruppo sciita, mentre continuano ad adottare le misure operative necessarie a contrastare le fonti di minaccia e a preservare oggetti e soggetti civili, nel rispetto del Diritto umanitario internazionale.

Come ribadito dalla medesima coalizione, gli Houthi continuano a prendere di mira obiettivi civili ed economici in Arabia Saudita, il che ha sollevato condanne da diversi attori a livello internazionale. A tal proposito, il segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC), Yousef Al-Othaimeen, nel condannare i recenti attacchi, ha esorato la comunità internazionale ad adottare una posizione risoluta per porre fine alle minacce poste dal gruppo sciita, che continua a lanciare missili balistici e droni esplosivi contro il Regno. Tali azioni, per l’OIC, rappresentano una violazione delle norme internazionali a livello internazionale e sono paragonabili a crimini di guerra. Da parte sua, l’Organizzazione si è detta a sostegno di Riad e degli sforzi profusi per preservare la sicurezza e la stabilità dei propri territori e popolazione.

Anche il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, nei colloqui con l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Hand Grundberg, ha condannato le perduranti minacce poste dagli Houthi alla sicurezza del Mar Rosso e delle rotte marittime internazionali, oltre allo strategico stretto di Bab al-Mandeb. In tal caso, il riferimento va a quanto accaduto il 20 settembre, quando il comando congiunto yemenita-saudita ha intercettato e distrutto imbarcazioni cariche di esplosivo al largo di Hodeidah, governatorato situato nell’Ovest dello Yemen. Alla luce di ciò, Hadi ha lanciato un appello alla comunità internazionale, chiedendo di respingere le violazioni commesse dagli Houthi, milizie “sostenute dall’Iran”, le quali, oltre a piantare mine navali e imbarcazioni esplosive senza equipaggio, colpiscono città e porti yemeniti. Tra gli episodi più recenti è stato citato l’attacco dell’11 settembre contro Mokha, un porto yemenita storico, che si affaccia sul Mar Rosso, in una posizione strategica per il traffico marittimo a livello internazionale.

Nel 2021, gli attacchi contro il Regno si sono particolarmente intensificati a seguito dell’offensiva contro Ma’rib, lanciata dagli Houthi a febbraio 2021. In realtà, è dall’intervento della coalizione in Yemen, risalente al 26 marzo 2015, che i territori sauditi sono considerati dai ribelli sciiti un obiettivo legittimo da colpire, in risposta al perdurante “assedio” in Yemen. Nel 2020, in un bilancio riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sono state decine gli attacchi denunciati da Riad che hanno interessato strutture vitali, di tipo sia economico sia militare, tra cui le infrastrutture petrolifere appartenenti alla Aramco Oil Company e l’aeroporto internazionale di Abha, considerato l’obiettivo più vicino al confine con lo Yemen. Stando a quanto specificato dal quotidiano, diversamente dagli anni precedenti, quando gli Houthi facevano uso prevalentemente di missili balistici, nel 2020 le milizie sciite sembrano aver impiegato maggiormente droni e imbarcazioni cariche di trappole esplosive. Si tratta di armi definite “qualitative”, che hanno consentito ai ribelli di effettuare operazioni a sorpresa nei porti sauditi, tra cui Jizan e Gedda.

Le operazioni dei ribelli contro l’Arabia Saudita si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto civile yemenita. Questo ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

Circa gli ultimi sviluppi sul campo, il 23 settembre, gli Houthi hanno annunciato di aver completato il controllo del governatorato di al-Bayda’, a seguito di un’operazione su larga scala che ha consentito loro di liberare circa 2.700 chilometri di territori in 48 ore, tra cui i distretti di al-Somaa, Maswarah e parti del distretto di Mukayras, ai confini con il governatorato meridionale di Abyan. Stando a quanto specificato dal portavoce Houthi, Yahya Sarea, sono stati uccisi circa 70 membri “infedeli e mercenari delle forze di aggressione”, mentre altri 120 sono rimasti feriti e quasi 40 catturati. Al contempo, sono stati danneggiati 10 veicoli corazzati e militari, mentre la coalizione ha lanciato più di 30 raid.

Risale al 2 luglio scorso l’inizio dell’offensiva dell’esercito yemenita in tale governatorato centro-meridionale, definito il “cuore pulsante” dello Yemen. L’importanza della regione è da far risalire soprattutto alla sua posizione strategica, considerato che si trova a Sud-Est della capitale Sana’a, tuttora posta sotto il controllo dei ribelli. Al-Bayda’ è poi posto al centro di otto governatorati, Ma’rib, Shabwa, Abyan, Lahj, Al-Dhale’, Ibb, Dhamar e Sana’a. Di questi, cinque sono stati già liberati dall’esercito yemenita, mentre, per conquistare gli altri tre, le forze filogovernative mirano ad occupare dapprima al-Bayda’, così da poter proseguire più facilmente verso Sana’a e Dhamar. Al-Bayda’ si caratterizza, poi, per essere abitato perlopiù da musulmani sunniti, con una forte presenza del movimento salafita e della “Congregazione Yemenita per la Riforma”, un partito politico, altresì noto come “al-Islah”, affiliato alla Fratellanza Musulmana.

Nel frattempo, uno dei governatorati che continua a destare particolare preoccupazione è Ma’rib, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen. Qui, dalla prima settimana di febbraio 2021, i ribelli hanno lanciato una violenta offensiva, tuttora in corso, volta a conquistare una regione ricca di risorse petrolifere e che consentirebbe loro di completare i propri piani espansionistici. Al momento, però, non sono stati registrati risultati significativi, mentre il peggioramento della situazione umanitaria desta preoccupazione a livello internazionale. La sola città di Ma’rib, capoluogo dell’omonimo governatorato, ospita il 61% degli sfollati yemeniti ed è sede del più grande accampamento del governatorato, al-Jufina. Qui risiedono circa 10.000 famiglie, ovvero oltre 75.000 individui, per la maggior parte donne e bambini.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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