USA: approvati i fondi extra per l’Iron Dome di Israele

Pubblicato il 24 settembre 2021 alle 13:05 in Israele USA e Canada

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Dopo una prima rimozione della misura, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato lo stanziamento di 1 miliardo di dollari in favore di Israele per la manutenzione del sistema di difesa missilistica “Iron Dome”.

Il 23 settembre, il provvedimento è passato con 420 voti a favore e 9 contrari (8 democratici e un repubblicano) ed è stato trasferito al Senato, dove non è ancora stata programmata la votazione. La misura è stata inclusa in ritardo nel più ampio disegno di legge, la legge finanziaria degli USA, che è stata approvata il 21 settembre. In tale occasione, la rimozione della disposizione che prevedeva i fondi extra per l’Iron Dome israeliano aveva causato una discussione che aveva portato alla momentanea esclusione della questione dalla votazione generale. 

In tale occasione, il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, aveva tranquillizzato i cittadini israeliani affermando che si trattava di “un rinvio tecnico”, sottolineando che era stato assicurato dai leader democratici statunitensi che i fondi per l’Iron Dome sarebbero stati trasferiti al più presto. La sera del 21 settembre stesso, il leader della maggioranza alla Camera dei Deputati degli USA, Steny Hoyer, aveva riferito ai giornalisti che avrebbe personalmente presentato un disegno di legge ad hoc per il sistema di difesa missilistica israeliano, aspettandosi un’approvazione. Secondo Hoyer, si trattava di una misura “assolutamente essenziale”. 

Il 23 settembre, il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, ha ringraziato entrambe le parti alla Camera per il loro sostegno. “Coloro che cercano di sfidare questo rapporto di amicizia hanno ottenuto una risposta clamorosa oggi”, ha aggiunto Bennett in una nota. Sul fronte opposto, durante la discussione della misura all Camera dei Rappresentanti degli USA, una deputata del Michigan che si è opposta alla misura, Rashida Tlaib, ha rilasciato una dichiarazione che raramente è stata udita nella sede del Congresso statunitense: “Dovremmo anche parlare della necessità palestinese di protezione contro gli attacchi israeliani”. Infine, è importante ricordare che il finanziamento da 1 miliardo verso Israele crea vantaggi anche per gli stessi Stati Uniti, poiché è una società statunitense, la Raytheon Technologies, a proodurre molti dei componenti del sistema di difesa missilistico. 

Al 2020, gli Stati Uniti avevano stanziato un totale di oltre 1.6 miliardi di dollari per lo sviluppo e la manutenzione del sistema Iron Dome israeliano, secondo un rapporto del Servizio di Ricerca del Congresso degli Stati Uniti. Tale cifra testimonia il forte sostegno dimostrato negli anni, sia dai Democratici sia dai Repubblicani, per la difesa di Israele. Tuttavia, a partire dal 2021, l’opinione pubblica statunitense, e alcuni dei suoi rappresentanti, si sono mostrati più critici che in passato verso le attività militari israeliane, soprattutto in occasione dei bombardamenti nella Striscia di Gaza effettuati dal 10 al 21 maggio. 

Circa 260 palestinesi, tra cui 67 bambini, sono morti negli 11 giorni di scontri. Dodici, invece, sono state le vittime registrate da Israele. Durante l’escalation, Israele ha riferito che la maggior parte dei 4.350 razzi lanciati da Hamas, che ha avviato l’offensiva dalla Striscia di Gaza, erano stati neutralizzati in cielo proprio dal sistema di difesa missilistico Iron Dome. In ogni caso, nonostante un approccio più critico verso le politiche militari israeliane da parte di alcuni cittadini statunitensi, Washington rimane il principale alleato di Israele. Ciononostante, è importante specificare che, sul conflitto israeliano-palestinese, il presidente degli USA, Joe Biden, e il premier israeliano Bennett hanno posizioni diverse.

In un incontro avvenuto il 27 agosto, il presidente statunitense ha ribadito il sostegno di Washington a una soluzione a due Stati, dopo che il suo predecessore, Donald Trump, aveva preso le distanze da tale approccio, favorendo invece la posizione israeliana, che vorrebbe un solo Stato ebraico. Parallelamente, l’amministrazione Biden si oppone all’espansione degli insediamenti israeliani. Tuttavia, la questione non è stata ancora sollevata ufficialmente, probabilmente perchè la Casa Bianca ritiene che non sia il momento giusto per riprendere i colloqui al riguardo. La questione, infatti, potrebbe destabilizzare una coalizione ideologicamente diversificata che supporta l’attuale governo di Israele. Dal canto suo, il nuovo premier israeliano continua ad opporsi strenuamente all’ipotesi di creare uno Stato palestinese. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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