Siria: aumentano le tensioni a Idlib in vista dell’incontro di Sochi

Pubblicato il 24 settembre 2021 alle 11:14 in Medio Oriente Siria

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Le forze aeree della Russia, alleata di Damasco, hanno intensificato i propri attacchi contro la regione di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. Ciò avviene a pochi giorni di distanza da un vertice tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, previsto per il 29 settembre prossimo. Questo si terrà a Sochi, città della Russia meridionale, e non è da escludersi la presenza del capo di Stato iraniano, Ebrahim Raisi, considerato che Iran, Russia e Turchia svolgono il ruolo di garanti nei cosiddetti colloqui di Astana, incontri incentrati sulla crisi siriana.

Come riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, obiettivo di Mosca è esercitare pressione su Ankara per concretizzare l’accordo raggiunto lo scorso anno. In particolare, il 5 marzo 2020, Erdogan e Putin hanno concordato un cessate il fuoco a Idlib, poi esteso al termine dei colloqui svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio scorso. Idlib rappresenta l’ultima roccaforte tuttora controllata, in buona parte, dai gruppi di opposizione. Sebbene la tregua abbia scongiurato il rischio di un’offensiva su vasta scala, le forze damascene, affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, e del suo alleato russo hanno più volte violato l’accordo, bombardando la regione, mentre i gruppi ribelli sono stati più volte accusati di colpire postazioni dell’esercito di Assad. Nel solo mese di agosto, attivisti locali del Response Coordination Group hanno registrato l’uccisione di 23 civili, tra cui 16 bambini e 3 donne, mentre, nel medesimo periodo, sono state monitorate 711 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco.

In tale quadro, un attivista locale ha affermato che, nell’ultimo mese, gli attacchi aerei sono stati condotti pressoché quotidianamente. Negli ultimi giorni, questi hanno interessato la città di Idlib, capoluogo dell’omonimo governatorato, Maarat Misrin, il villaggio di Kafr Jalis, nella periferia settentrionale di Idlib, e le vicinanze della città di Benin, a Nord della città meridionale di Maarat al-Numan. Altre fonti hanno riferito di perduranti attacchi di artiglieria anche a Jabal al-Zawiya, nel Sud, e nella periferia occidentale di Aleppo. Da parte sua, il Ministero della Difesa russo ha accusato i gruppi di opposizione a Idlib di aver violato il cessate il fuoco 26 volte, tra il 22 e il 23 settembre, con 11 attacchi a Idlib, 11 a Latakia, 1 ad Hama e 3 ad Aleppo. In tale quadro, i residenti di Idlib continuano a riferire di continui spostamenti di convogli militari turchi attraverso Bab al-Hawa, i quali starebbero trasportando rinforzi dalla Turchia alle basi  di Ankara situate presso Jabal al-Zawiya, nel Sud della regione. A luglio scorso, era stata la cittadina di Iblin, presso Jabal al-Zawiya, ad essere testimone di tre “massacri”, l’ultimo il 22 luglio, che hanno causato la morte di circa 20 civili, per la maggior parte donne e bambini. 

Il vertice del 29 settembre si terrà in concomitanza con il sesto anniversario dell’intervento russo in Siria, risalente al 30 settembre 2015. Come riportato da fonti mediatiche filodamascene, si prevede che tra i principali punti all’ordine del giorno vi sarà proprio Idlib, in un momento in cui è necessario che la Russia riconsideri con l’interlocutore turco gli accordi raggiunti sinora. Non si esclude che Ankara e Mosca, nel corso del prossimo incontro, stabiliscano una tabella di marcia per concretizzare a pieno sia l’accordo del 5 marzo 2020 sia quello del 17 settembre 2018. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, riunitesi sempre a Sochi, hanno raggiunto un’intesa volta scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine. In particolare, venne istituita un’area di 15 – 20 km, in cui rifugiati e ribelli, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi di Damasco.

Oltre al cessate il fuoco, l’intesa del 2020 prevedeva altresì l’istituzione di un corridoio sicuro lungo l’autostrada internazionale Aleppo-Latakia “M4”, con una profondità di 6 chilometri da Sud e altrettanti a Nord dell’arteria, a condizione che fossero concordati criteri specifici per le operazioni di sicurezza tra i Ministeri della Difesa turco e russo. Ciò ha portato, nel corso dell’ultimo anno, all’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunto russo-turche nella medesima regione, ma il corridoio non è stato mai effettivamente creato e la strada non è stata ancora completamente riaperta. Ripristinare il movimento sulla “M4” e aprire i valichi interni tra le aree del regime e dell’opposizione siriana sono considerati passi necessari non solo a rilanciare l’economia del Paese, ma altresì a scongiurare, ancora una volta, un’operazione militare, che metterebbe in pericolo la vita di circa 4 milioni di abitanti, di cui un milione di sfollati rifugiatisi nella regione con lo scoppio della guerra civile.

Tali sviluppi si inseriscono nel quadro del perdurante conflitto siriano, in corso oramai da circa dieci anni. L’inizio delle tensioni si fa risalire al 15 marzo 2011, quando parte della popolazione siriana ha iniziato a manifestare e a chiedere le dimissioni del presidente siriano, Assad. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, oltre ad essere appoggiato dall’Iran e dalle milizie libanesi filoiraniane di Hezbollah. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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