Il fatto più importante della settimana, Sudan

Pubblicato il 24 settembre 2021 alle 6:05 in Africa Sudan

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Le autorità sudanesi hanno riferito, martedì 21 settembre, di essere riuscite a contenere un tentativo di colpo di Stato da parte di un gruppo di soldati e di aver riportato la situazione sotto controllo. Funzionari del governo, parlando in condizione di anonimato, hanno precisato che un numero indefinito di truppe del corpo corazzato, guidate dal maggiore generale Abdel-Baqi Bakrawi, stava tentando di occupare le istituzioni governative, ma è stato fermato sul colpo.

L’agenzia di stampa Asharq News ha affermato che i cospiratori avrebbero altresì cercato di prendere il controllo degli edifici della radio e della televisione a Khartoum. Secondo il quotidiano Al-Arabiya, i carri armati avrebbero chiuso la strada verso il vecchio ponte di Omdurman, vicino al Parlamento sudanese, in mezzo ad un pesante dispiegamento di forze militari inviate nella zona. Contemporaneamente, il portavoce del Consiglio Sovrano sudanese, Mohamed Al Faki Suleiman, aveva lanciato un appello a tutta la popolazione affinché difendesse il Paese. In un messaggio dal suo account Facebook, aveva scritto: “Correte per difendere la vostra nazione e proteggere la transizione”.

Una volta dichiarato fallito il colpo di Stato, Suleiman ha nuovamente pubblicato un post sulla sua pagina social, affermando: “Tutto è sotto controllo. La rivoluzione è vittoriosa”. Poco dopo, la televisione di Stato ha iniziato a trasmettere canti patriottici.

Il primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha dichiarato che le “forze dell’oscurità” legate al deposto presidente, Omar al-Bashir, sono da ritenersi responsabili del fallito colpo di stato. “I resti del precedente regime erano intenzionati ad abortire la transizione democratica civile”, ha affermato il premier in un messaggio alla nazione, descrivendo il golpe come un “tentativo orchestrato di colpo di stato”. Al-Bashir è stato al potere per tre decenni prima di essere rovesciato da proteste anti-governative, l’11 aprile 2019. 

Secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa Reuters, l’esercito sudanese ha specificato che 21 ufficiali e circa 40 soldati sono stati arrestati in relazione al fallito golpe e le autorità stanno continuando a cercare gli altri colpevoli. Le prime informazioni dalla capitale, Khartoum, e dalla vicina Omdurman avevano riportato, all’alba di martedì 21 settembre, un’intensa attività militare e il blocco del ponte principale sul fiume Nilo. Una sparatoria si era sentita nei pressi di una base militare che ospita una divisione di carri armati a Omdurman. Poco dopo, la notizia in tv che un colpo di stato era stato sventato.

Sono stati diversi i tentativi di colpo di stato in Sudan da quando il presidente al-Bashir è stato rovesciato. Questi hanno portato a tensioni tra i membri del Consiglio Sovrano di transizione, che dovrebbe supervisionare il ritorno al governo civile. “Non torneremo indietro. Ci sono persone che cercano di riportare indietro le lancette del tempo”, ha detto il ministro dell’Informazione, Hamza Baloul, in una dichiarazione alla tv di stato. 

Il Sudan si trova in una fase di transizione politica verso la democrazia ed un governo pienamente civile da quando le proteste contro l’ex presidente Omar al-Bashir, scoppiate il 19 dicembre 2018, portarono, in pochi mesi, a grandi trasformazioni nel Paese. Dopo 16 settimane di manifestazioni di piazza, l’11 aprile 2019 l’esercito era riuscito a espellere al-Bashir, al potere da trent’anni, e aveva instaurato un governo militare di transizione, a capo del quale venne insediato Abdel Fattah Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo aveva cercato una mediazione con i manifestanti, ma questi avevano continuato a protestare per le strade della capitale, chiedendo la nascita di un esecutivo civile.

L’accordo di pace tra civili e militari venne raggiunto il 17 luglio 2019 e, in base a quanto stabilito nel testo dell’intesa, il nuovo governo, a composizione mista, avrebbe guidato la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario. Il primo ministro Abdalla Hamdok prestò giuramento il 21 agosto di quell’anno, diventando leader del governo di transizione e promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, al-Burhan, assunse invece il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo incaricato di gestire il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più uno designato di comune accordo tra le parti. Il 14 dicembre 2019, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare. 

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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