L’Iraq impegnato a contrastare terrorismo, corruzione e rivalità regionali

Pubblicato il 24 settembre 2021 alle 12:15 in Iraq Medio Oriente

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Il presidente dell’Iraq, Barham Salih, ha esortato la comunità internazionale a collaborare per contrastare il terrorismo, considerando la cooperazione e la solidarietà l’unica via perseguibile per far fronte a tale minaccia.

Il presidente iracheno, il 23 settembre, nel suo discorso alla 76esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha evidenziato come negli ultimi quarant’anni l’Iraq abbia affrontato guerre, embarghi, tirannia, genocidi e, non da ultimo, terrorismo, mentre ora il Paese è impegnato a ricostruire le aree liberate dallo Stato Islamico e a garantire il ritorno di sfollati e rifugiati. “L’Iraq è stato in grado di liberare le proprie città dallo Stato Islamico e di proteggere il mondo dai suoi crimini” sono state le parole di Salih, il quale ha messo in luce il sostegno ricevuto dalla coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense e da altre forze scese in campo. Tuttavia, a detta del presidente, risulta essere ancora necessario collaborare, nel quadro di un sistema tra i Paesi della regione e la comunità internazionale in grado di rispondere alle sfide comuni.

Secondo Salih, poi, un altro fenomeno da sradicare è la corruzione. Motivo per cui le autorità irachene stanno lavorando per adottare un disegno di legge in grado di contrastare tale fenomeno. “La lotta alla corruzione rappresenta oggi per l’Iraq una battaglia nazionale e si basa sulla riduzione delle fonti di corruzione e sul lavoro per recuperare ciò che è stato saccheggiato”, ha spiegato il presidente. Anche in tal caso, la comunità internazionale è stata chiamata a sostenere l’Iraq attraverso la formazione di una coalizione volta a fronteggiare il fenomeno e recuperare i fondi saccheggiati, considerato che “corruzione e terrorismo sono interconnessi e interdipendenti” e “il terrorismo può essere sconfitto solo ponendo fine alla corruzione”. In tale quadro, il capo di Stato iracheno ha poi evidenziato l’importanza delle elezioni legislative previste per il 10 ottobre, che si pensa avranno conseguenze per l’intera regione mediorientale. “La pace nella regione non sarà raggiunta senza un Iraq sicuro, stabile e con piena sovranità” ha dichiarato Salih, che, oltre a sostegno regionale e internazionale, ha richiesto la fine delle rivalità. Questo perché eventuali forme di conflitto potrebbero favorire il riemergere del terrorismo.

Circa i conflitti regionali, Salih ha rivolto lo sguardo verso Siria e Yemen. Secondo il capo di Stato iracheno, “il perdurare della crisi siriana e delle sue ripercussioni umanitarie sulla popolazione è diventato inaccettabile”. Inoltre, è proprio da tale crisi che potrebbero sorgere “pericolosi focolai terroristici”, fonte di minaccia per Siria, Iraq e tutto il Medio Oriente. Per quanto riguarda il dossier yemenita, anche in tal caso Salih ha affermato che il perpetuarsi della guerra e le ripercussioni a livello umanitario e di sicurezza sono fonte di preoccupazione, il che richiede una soluzione in grado di portare pace in Yemen e nei Paesi della regione. Non da ultimo, il presidente ha evidenziato la necessità di trovare una “soluzione giusta” anche alla questione palestinese, considerato che “non è possibile raggiungere la pace nella regione senza riconoscere i pieni legittimi diritti del popolo palestinese”.

La partecipazione di Salih all’Assemblea generale è stata altresì occasione per incontrare il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, con cui ha tenuto colloqui definiti dal capo della diplomazia di Parigi “profondi”. Le discussioni hanno riguardato le crescenti relazioni iracheno-francesi e le modalità per svilupparle ulteriormente in una serie di settori, inclusi quelli economici e commerciali. Inoltre, si è parlato del contributo francese nella lotta al terrorismo e degli aiuti umanitari destinati all’Iraq. La Francia, in particolare, ha ribadito il suo sostegno all’Iraq e al suo contributo nel promuovere il dialogo nella regione mediorientale, considerando il ruolo di Baghdad fondamentale per allentare le tensioni. Come evidenziato da Salih, l’Iraq, oltre a continuare a contrastare le cellule terroristiche e a consolidare la sua sicurezza, stabilità e apertura economica e commerciale, “attende con impazienza il sostegno di amici e alleati, al fine di garantire stabilità e benessere alla popolazione”.

Nonostante il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la vittoria sull’ISIS, l’Iraq non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Come dichiarato dal premier iracheno, Mustafa al-Kadhimi, il 26 gennaio scorso, il terrorismo è ritornato a minacciare il Paese probabilmente con l’obiettivo di minare il percorso verso la democrazia. Diyala, Salah al-Din e Kirkuk sono le tre regioni incluse nel cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Nel solo mese di settembre, sono stati 16 gli attentati registrati in tale area, tra cui esplosioni, agguati e attacchi armati. In totale, sono state registrate 45 vittime, tra morti e feriti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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