Libia: per il Consiglio presidenziale il governo deve continuare a lavorare

Pubblicato il 24 settembre 2021 alle 8:38 in Africa Libia

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Il capo del Consiglio presidenziale libico, Mohamed al-Menfi, ha riferito che il proprio Paese sta affrontando “sfide notevoli” nel percorso politico verso le elezioni, il che richiede opzioni “pratiche e realistiche” per superare gli ostacoli che potrebbero minare l’intero processo. Al contempo, il governo di unità nazionale ad interim, guidato dal premier Abdulhamid Dabaiba, è stato esortato a continuare la propria missione.

Le parole di al-Menfi sono giunte il 23 settembre, nel corso suo discorso alla 76esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in corso a New York. In particolare, il presidente ha riferito che, nel mese di ottobre, verrà organizzata una conferenza internazionale volta a mobilitare sostegno “unificato e coerente” a favore della stabilità della Libia, così che possa essere ristabilita altresì la sua sovranità. L’obiettivo sarà, inoltre, fornire garanzie efficaci per preservare il processo politico e per tenere elezioni “sicure, trasparenti e accettabili”.

Al momento, ha affermato Menfi, il Paese ha di fronte a sé degli ostacoli che rischiano di minare il processo politico e soprattutto le elezioni programmate per il 24 dicembre, riportando la Libia al punto di partenza. A tal proposito, è stato sottolineato che la riconciliazione nazionale è un elemento cardine del percorso intrapreso dalla Libia a livello politico, a cui è stata data priorità assoluta. Tuttavia, il cammino è ancora lungo. “La Libia è in un momento critico”, ha dichiarato Menfi, a pochi giorni di distanza dalla mozione di sfiducia contro il governo libico ad interim, approvata, il 21 settembre, da 89 deputati della Camera dei rappresentanti con sede a Tobruk. 

Le elezioni rappresentano una tappa significativa del percorso di transizione democratica intrapreso dal Paese a seguito del cessate il fuoco siglato, a Ginevra, il 23 ottobre 2020. Tuttavia, le perduranti divergenze tra governo e Parlamento, oltre che tra Est e Ovest libico, rischiano di rallentare l’intero processo. Alla luce di ciò, Menfi ha invitato le parti coinvolte a livello sia nazionale sia internazionale ad assumersi le proprie responsabilità e a trovare soluzioni concrete che scongiurino eventuali fasi di stallo.

Parallelamente, Menfi ha fatto riferimento a un altro dossier spinoso tuttora irrisolto, la presenza di forze e mercenari stranieri in Libia. Questi avrebbero dovuto lasciare il Paese dopo 90 giorni dalla firma dell’accordo di cessate il fuoco, ma la scadenza non è stata ancora rispettata e circa 20.000 combattenti stranieri, secondo le stime dell’Onu, continuano a sostare nel Paese Nord-africano. Tuttavia, come affermato dal capo del Consiglio presidenziale, allontanare le forze straniere dalla Libia è essenziale per garantire elezioni libere ed eque.

Circa gli sviluppi dell’ultima settimana a livello politico, Menfi ha chiesto al governo di unità nazionale di continuare il suo lavoro, provvedendo ai bisogni fondamentali dei cittadini, sostenendo le elezioni e adottando le misure necessarie a consentire alle istituzioni statali di adempiere ai propri compiti. Al contempo, le autorità legislative libiche sono state esortate ad assumersi le proprie responsabilità nazionali e legali e a mettere in atto la legislazione richiesta per regolamentare il processo elettorale. Infine, il capo del Consiglio presidenziale ha invitato tutte le parti coinvolte nel dossier libico a evitare qualsiasi azione che possa provocare tensione o addirittura escalation, mentre è stato chiesto alla Missione di Sostegno delle Nazioni Unite di fornire assistenza per portare avanti la road map concordata a Tunisi a novembre 2020.

Risale al 5 febbraio 2021 la nomina delle nuove autorità esecutive temporanee da parte del Forum di dialogo politico, tra cui quella di Menfi come capo del Consiglio presidenziale, mentre è del 10 marzo il voto di fiducia al governo ad interim, guidato da Dabaiba, composto da 29 ministri e sei ministri di stato. Entrambe le date hanno segnato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Dalla caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, ad ottobre 2011, La Libia non è mai riuscita a realizzare la transizione democratica auspicata. Prima della tregua annunciata il 21 agosto 2020, ad affrontarsi sul campo vi sono state le forze affiliate al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e quelle dell’LNA, guidate dall’uomo forte di Tobruk, Haftar. Il GNA ha rappresentato il governo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia sin dalla sua nascita, avvenuta il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, poi scaduti il 17 dicembre 2017. Il governo tripolino è stato formalmente appoggiato da Italia, Qatar e Turchia. Dall’altro lato, l’esercito di Haftar ha ricevuto il sostegno di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Francia e Russia.

Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato proprio l’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, LNA e GNA. Al momento, grandi speranze sono riposte nelle elezioni di dicembre, che si prevede consentiranno alla popolazione libica di essere guidata da autorità elette democraticamente e di porre fine alla crisi. A tal proposito, anche il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, il 23 settembre, ha affermato, riferendosi alla Libia: “Sono fondamentali elezioni libere, eque e inclusive. Sono elezioni volute dal popolo, un popolo che chiede normalità. Non andare al voto metterebbe a rischio la stabilità dell’intera area e potrebbe aprire una nuova fase di violenze. E gli effetti potrebbero ricadere anche sul nostro Paese e su tutta l’UE”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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