Arrestato in Italia l’ex presidente catalano Puigdemont

Pubblicato il 24 settembre 2021 alle 9:05 in Italia Spagna

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L’ex presidente catalano in esilio, Carles Puigdemont, è stato arrestato in Italia, il 23 settembre, secondo quanto ha riferito il suo avvocato. L’uomo era fuggito dalla Spagna quattro anni fa, dopo un referendum sull’indipendenza che Madrid aveva dichiarato incostituzionale.

La notizia ha cominciato a diffondersi poco dopo l’accaduto, tramite la stampa italiana e quella internazionale. Puigdemont, che è membro del Parlamento Europeo, sarebbe dovuto comparire in tribunale, il 24 agosto, per un’udienza che potrebbe vederlo estradato in Spagna per affrontare le accuse di sedizione. Il leader catalano, che vive in Belgio dal referendum del 2017, è stato arrestato dalla polizia italiana al suo arrivo all’aeroporto di Alghero, in Sardegna. Il 24 settembre, comparirà davanti ai giudici della corte d’appello di Sassari, che decideranno se rilasciarlo o estradarlo. L’avvocato di Puigdemont, Gonzalo Boye, ha riferito che il suo assistito si trovava in Italia nelle vesti di eurodeputato e il suo arresto è stato effettuato sulla base di un mandato emesso nell’ottobre 2019 che, secondo la difesa, sarebbe stato sospeso.

Puigdemont, 58 anni, è ricercato in Spagna con l’accusa di sedizione per aver tentato di attuare la secessione la regione catalana da Madrid, attraverso un referendum tenutosi nel 2017. Il suo arresto arriva una settimana dopo che il governo spagnolo e le autorità regionali catalane hanno ripreso i negoziati per trovare una soluzione alla peggiore crisi politica spagnola degli ultimi decenni. Inoltre, la sua detenzione è stata possibile a seguito della revoca dell’immunità da parte del Parlamento Europeo, che ha interessato Puigdemont e ad altri due deputati indipendentisti. La decisione è stata confermata a luglio, ma è in appello e la sentenza definitiva della Corte Europea deve ancora essere emessa.

Dopo l’arresto del 23 settembre, Madrid ha espresso “rispetto per le decisioni delle autorità e dei tribunali italiani”. “L’arresto di Puigdemont segue una procedura giudiziaria in corso che si applica a qualsiasi cittadino dell’UE che deve rispondere ai tribunali”, ha riferito il governo spagnolo in una nota. Il comunicato ha aggiunto che il leader catalano dovrebbe “sottomettersi all’azione della giustizia come qualsiasi altro cittadino”. Il nuovo presidente catalano, Pere Aragones, è a sua volta un promotore della secessione dalla Spagna, ma è più moderato del suo predecessore. Tuttavia, ha condannato quella che ha definito la “persecuzione” di Puigdemont. “Di fronte alla persecuzione e alla repressione giudiziaria, esprimo la condanna più forte. Deve finire”, ha scritto su Twitter. Quindi ha aggiunto che “l’autodeterminazione” rimaneva “l’unica soluzione”.

Oltre a Puigdemont, in Spagna sono ricercati anche gli ex ministri regionali catalani Toni Comin e Clara Ponsati, sempre con l’accusa di sedizione. Tutto a seguito del referendum dell’ottobre 2017, indetto dalla leadership regionale separatista della Catalogna, nonostante il divieto di Madrid. A seguito del risultato della consultazione, ritenuta senza valore dalle autorità spagnole, la Catalogna ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza. Tale situazione, però, ha portato il leader separatista catalano Puigdemont a fuggire all’estero. I promotori del referendum che sono rimasti in Spagna sono stati arrestati e processati. A giugno, nove tra questi indipendentisti hanno ricevuto la grazia. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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