Yemen: gli sviluppi delle ultime ore

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 9:17 in Medio Oriente Yemen

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Fonti militari hanno riferito che le forze filogovernative sono state in grado di recuperare postazioni nel governatorato meridionale di Shabwa, nella giornata del 22 settembre. Gli Houthi, invece, sono riusciti ad occupare il distretto di Harib, nel Sud di Ma’rib, regione oggetto di una violenta offensiva da febbraio scorso.

Le battaglie di Shabwa si collocano nel quadro delle tensioni scoppiate a partire dal 21 settembre, data in cui gli Houthi hanno lanciato un attacco a sorpresa, dalla direzione del governatorato di al-Bayda’, che ha consentito loro di avanzare e prendere il controllo di località quali Ain, Bayhan e Usaylan fino ad arrivare ad Harib, un distretto definito strategico. Secondo alcuni analisti, l’obiettivo del gruppo sciita potrebbe essere penetrare a Shabwa così da assediare Ma’rib dal lato orientale. Per fare ciò, i ribelli mirerebbero insediarsi dai distretti di Al-Juba, Jabal Murad e Al-Abdiyyah, a Sud di Marib, per poi proseguire verso il centro della regione. Al momento, stando a quanto riportato, i ribelli si trovano a circa 50 chilometri a Sud dal centro di Ma’rib, mentre continuano a lanciare attacchi da Nord e Nord-Ovest. Il distretto di Bayhan dista circa 200 km da Ataq, capoluogo della provincia di Shabwa, ed è considerato una località strategica, in quanto situato sulla strada principale tra i governatorati di Shabwa e Ma’rib.

Da parte loro, nelle ultime ore, le forze filogovernative, coadiuvate dai gruppi di resistenza locale e dalla coalizione internazionale a guida saudita sono riuscite a riconquistare siti “strategici” nel distretto di Asilan, situato nel governatorato di Shabwa, dopo che gli Houthi li avevano sequestrati solo per alcune ore. Al contempo, fonti militari hanno riferito che l’esercito yemenita continua ad avanzare verso la città di al-Naqoub, centro commerciale del distretto di Asilan, dopo aver riconquistato l’accampamento della 163esima Brigata e altri siti nell’area di Al-Saleem. In tale quadro, il governatore di Shabwa, Muhammad bin Adyo, ha promesso che la regione sarebbe stata un “cimitero per le milizie Houthi”, le quali non hanno alcuna possibilità di “sfuggire alla morte”, in un momento in cui si stanno “suicidando” nelle aree desertiche del governatorato.

Risale al 2018 la conquista delle forze filogovernative di Shabwa, regione posta sotto il controllo degli Houthi dal 2015. L’esercito vi si è poi insediato completamente il 26 agosto 2019, in seguito al ritiro delle forze degli Emirati Arabi Uniti e al passaggio di consegna tra i gruppi secessionisti della Shabwani Elite, un’unità militare locale sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti, e le forze del governo yemenita centrale. Gli ultimi sviluppi a Shabwa sono strettamente legati alle perduranti tensioni a Ma’rib, regione situata a circa 120 chilometri a Est di Sanaa, ultima roccaforte delle forze filogovernative nel Nord dello Yemen. In particolare, Ma’rib è oggetto di un’offensiva lanciata dai ribelli a febbraio 2021, volta ad espugnare un governatorato ricco di risorse petrolifere, considerato dagli Houthi una “carta vincente” da ottenere prima di avviare eventuali negoziati di pace. Ad oggi, il gruppo sciita non ha ottenuto alcun risultato significativo, ma continua a mostrare determinazione anche di fronte alle perdite provocate dall’esercito yemenita. Stando a quanto riporta al-Arabiya, gli ultimi attacchi, del 22 settembre, hanno interessato soprattutto i fronti occidentali, tra cui Sirwah, dove gli Houthi avrebbero, ancora una volta, subito ingenti perdite sia materiali sia in termini di vite umane.

Nel frattempo, gli inviati di USA e Nazioni Unite, Timothy Lenderking e Hans Grundberg, hanno svolto una missione a Riad e Muscat per incontrare le parti coinvolte nel dossier yemenita. A margine della sua visita in Oman, conclusasi il 21 settembre, Grundberg ha ribadito il suo impegno a lavorare con gli attori interessati per trovare una soluzione politica globale del conflitto in Yemen. “Una pace sostenibile può essere raggiunta solo attraverso un accordo raggiunto tramite negoziati pacifici”, ha dichiarato l’inviato onusiano, il cui mandato ha avuto inizio il 5 settembre scorso.

Come riaffermato nel corso degli incontri, il governo riconosciuto a livello internazionale crede che per raggiungere la pace sia necessario esercitare pressione sui ribelli Houthi, convincendoli a porre fine alle proprie offensive e accettare un cessate il fuoco a livello globale. Solo in tal modo, a detta dell’esecutivo, sarà altresì possibile far fronte alle conseguenze del conflitto a livello economico e umanitario. Tuttavia, i circoli politici yemeniti sono caratterizzati da una mancanza di ottimismo, conseguenza dell’apparente determinazione degli Houthi a continuare a combattere sul campo, impedendo di risanare un quadro umanitario, economico e sociale in continuo deterioramento e ostacolando i lavori del governo. Ad ogni modo, così come ribadito anche nei colloqui con Grundberg, l’esecutivo yemenita continua a essere a favore di una tregua e di una soluzione basata sui “tre riferimenti”, ovvero l’iniziativa del Golfo del 2011, i risultati della Conferenza sul dialogo nazionale del 2013-2014 ed alcune risoluzioni Onu, come la numero 2216.

Il conflitto civile in Yemen ha avuto inizio a seguito del colpo di Stato Houthi del 21 settembre 2014, e vede contrapporsi i ribelli sciiti, sostenuti da Teheran, e le forze legate al governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi. Dal 26 marzo 2015, l’esercito filogovernativo è coadiuvato da una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita, formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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