Tunisia: Saied rafforza i poteri presidenziali

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 10:58 in Africa Tunisia

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Il presidente della Tunisia, Kais Saied, ha adottato nuove “disposizioni eccezionali” che di fatto rafforzano i poteri presidenziali, a scapito di governo e Parlamento. Tra gli emendamenti annunciati, “i testi legislativi saranno promulgati sotto forma di decreti firmati dal Presidente della Repubblica”.

Le dichiarazioni di Saied sono giunte il 22 settembre, a circa due mesi dalle “misure straordinarie” che hanno portato la Tunisia verso una situazione di caos e incertezza a livello politico. In particolare, il 25 luglio scorso, il capo di Stato tunisino ha rimosso dal suo incarico il primo ministro, Hichem Mechichi, e ha sospeso le attività del Parlamento per trenta giorni, accentrando su di sé tutta l’autorità esecutiva, mentre i deputati sono stati privati della loro immunità parlamentare. Nel corso delle settimane successive, Saied, accusato di tentato colpo di Stato, ha più volte ribadito che si è trattato di misure eccezionali, volte a salvare le istituzioni statali tunisine, e di aver rispettato sia la Costituzione, con particolare riferimento all’articolo 80, sia i diritti del popolo tunisino. Ad oggi, 23 settembre, la popolazione continua ad attendere la nomina di un nuovo premier e di una squadra governativa, come promesso più volte dal presidente stesso.

Il 22 settembre Saied ha annunciato, tramite decreto presidenziale, che i poteri del Parlamento continueranno ad essere congelati, i deputati continueranno ad essere privati di immunità, mentre cesseranno salari e privilegi per membri e presidenti dell’organismo legislativo. Al contempo, è stato specificato che le misure straordinarie precedenti rimarranno in vigore, al pari del preambolo della Costituzione, i capitoli 1 e 2 e le altre disposizioni che non contrastano con tali misure. Al contrario, è stata abolita la Commissione provvisoria preposta alla revisione della costituzionalità dei disegni di legge, e, d’ora in poi, sarà il presidente a preparare progetti di emendamento sulle riforme politiche, coadiuvato da una commissione da istituire con decreto presidenziale.

Non da ultimo, il capo di Stato eserciterà il potere esecutivo “con l’aiuto di un Consiglio dei ministri, a sua volta presieduto da un capo di governo”. Tuttavia, “il presidente della Repubblica presiederà il Consiglio dei ministri” e sarà lui a concedere al capo di governo la possibilità di sostituirlo. Infine, il Presidente della Repubblica assumerà il comando generale delle forze armate, dichiarando guerra e pace previa delibera del Consiglio dei ministri, e formerà, modificherà o sopprimerà ministri e sottosegretari di Stato, controllandone le competenze e i poteri.

Tali disposizioni sono state viste come una forma di “presidenzializzazione” del sistema ibrido previsto dalla Costituzione del 2014. Con il sistema precedentemente in vigore, la maggior parte del potere esecutivo era nelle mani del governo. Le misure nuove annunciate Saied, invece, fanno pendere la bilancia dal lato della presidenza. Queste sono giunte dopo che, il 20 settembre, da Sidi Bouzid, culla della rivoluzione tunisina del 2011, il presidente aveva ribadito che le misure straordinarie del 25 luglio sarebbero rimaste in vigore e che presto sarebbe stato nominato un nuovo primo ministro sulla base di norme “transitorie” che risponderanno alla volontà del popolo. Nella medesima occasione, Saied ha altresì parlato di una nuova legge elettorale che renderà i “deputati responsabili nei confronti dell’elettorato tunisino”, mentre le disposizioni relative a diritti e alle libertà, sancite dalla Costituzione, rimarranno in vigore. Il 12 settembre, invece, il capo di Stato tunisino aveva accennato a una riforma del testo costituzionale adottato nel 2014, considerato un ibrido instabile tra regime parlamentare e presidenziale. “Le Costituzioni non sono eterne”, aveva affermato Saied.

In realtà, già il 24 agosto, il presidente tunisino aveva esteso le misure annunciate il mese precedente “fino a nuovo avviso”. Nel frattempo, sono stati circa 30 i funzionari impiegati nelle istituzioni governative o con incarichi in ambito giudiziario che sono stati destituiti. Il 5 agosto, poi, Saied ha posto fine al mandato di altri tre governatori provinciali, a due giorni di distanza dal licenziamento di Anis Oueslati, il governatore di Sfax. Al contempo, il 28 luglio, è stata avviata una campagna anticorruzione, volta a colpire circa 460 imprenditori, accusati di appropriazione indebita durante la presidenza di Zine el-Abidine Ben Ali, alla guida della Tunisia dal 1987 al 2011.

Molti tunisini hanno accolto con entusiasmo quanto accaduto, in quanto desiderosi di porre fine a una situazione di stallo a livello sia politico sia economico e di mandar via una classe politica al potere fonte della propria esasperazione. A tal proposito, in un sondaggio condotto da Sigma Conseil, istituto che svolge statistiche in Paesi Nord-africani, Saied risulta essere ancora il favorito in eventuali elezioni presidenziali, con il 90,1% delle preferenze, su un campione di  1.983 tunisini. Non sono mancate, però, voci di opposizione, tra cui quelle del partito islamista moderato Ennahda, il quale ha inizialmente considerato le mosse del presidente un “colpo di Stato”. Al contempo, alcuni partiti, magistrati e avvocati temono una “deriva autoritaria”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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