Stati Uniti: il blocco dei finanziamenti militari aggiuntivi ad Israele

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 12:30 in Israele USA e Canada

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Il 21 settembre, i deputati democratici statunitensi hanno tagliato 1 miliardo di dollari di finanziamenti militari aggiuntivi per Israele, da spendere per la manutenzione del sistema di difesa missilistico “Iron Dome”. 

Un gruppo di democratici della Camera si sono opposti alla disposizione che prevede tale esborso, inclusa nel disegno di legge provvisorio delle spese del governo federale, da approvare entro il 3 dicembre. Tuttavia, è necessario specificare che il finanziamento statunitense da 1 miliardo verso Israele creerebbe vantaggi anche per gli stessi Stati Uniti, poiché è la società statunitense Raytheon Technologies che produce molti dei componenti del sistema di difesa missilistico. La disputa per il finanziamento aggiuntivo per la difesa israeliana ha costretto la Commissione che si occupa delle procedure della Camera degli USA ad aggiornarsi. La questione non è ancora chiusa e verrà nuovamente discussa. 

Intanto, la sera del 21 settembre, il leader della maggioranza alla Camera dei Deputati degli USA, Steny Hoyer, ha dichiarato che avrebbe personalmente presentato un disegno di legge per finanziare completamente il rinnovo del sistema di difesa missilistica israeliano, aspettandosi un’approvazione. Secondo Hoyer, si tratta di una misura “assolutamente essenziale”. Sul fronte opposto, ma nello stesso partito, il rappresentante democratico, Jamaal Bowman, tra i più critici riguardo al provvedimento, ha affermato che i membri della Camera non avevano avuto abbastanza tempo per considerare la questione. “Ci daranno circa cinque minuti per decidere cosa faremo e poi proveranno ad andare avanti”, ha dichiarato Bowman. Secondo il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, la rimozione del finanziamento era “un rinvio tecnico”, sottolineando che era stato assicurato dai leader democratici statunitensi che i fondi per l’Iron Dome sarebbero stati trasferiti presto.

Al 2020, gli Stati Uniti avevano stanziato un totale di oltre 1.6 miliardi di dollari per lo sviluppo e la manutenzione del sistema Iron Dome israeliano, secondo un rapporto del Servizio di Ricerca del Congresso degli Stati Uniti. Tale cifra testimonia il forte sostegno dimostrato negli anni, sia dai Democratici sia dai Repubblicani, per la difesa di Israele. Tuttavia, a partire dal 2021, l’opinione pubblica statunitense si è mostrata più critica che in passato verso le attività militari israeliane, soprattutto in occasione dei bombardamenti nella Striscia di Gaza effettuati a maggio. Una violenta escalation è iniziata la sera del 10 maggio, dopo che Hamas aveva avvertito il governo di Tel Aviv che avrebbe avviato un attacco su larga scala qualora le forze israeliane non si fossero ritirate dalla Spianata delle Moschee e dal monte del Tempio, oltre che dal compound di al-Aqsa, a Gerusalemme. Alla luce della mancata risposta da parte israeliana, Hamas ha iniziato a lanciare razzi contro Gerusalemme.

Le offensive sono proseguite con attacchi da ambo le parti per giorni. Solo alle 2:00 di mattina del 21 maggio è entrato in vigore un cessate il fuoco, con la mediazione dell’Egitto. Tuttavia, da allora le tensioni non si sono mai del tutto placate. Circa 260 palestinesi, tra cui 67 bambini, sono morti negli 11 giorni di combattimenti. Dodici, invece, sono state le vittime registrate da Israele. Durante l’escalation di maggio, Israele ha fatto sapere che la maggior parte dei 4.350 razzi lanciati da Gaza sono stati neutralizzati in cielo proprio dal sistema di difesa missilistico Iron Dome. In ogni caso, nonostante un approccio più critico verso le politiche militari israeliane da parte di alcuni cittadini statunitensi, Washington rimane il principale alleato di Israele. Uno degli ultimi incontri tra il presidente degli USA, Joe Biden, e il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, si era tenuto il 27 agosto. In tale occasione, il premier aveva ringraziato gli Stati Uniti per il sostegno da sempre offerto al Paese per fortificare il proprio “vantaggio strategico” a livello militare.

Tuttavia, sul conflitto israeliano-palestinese, Biden e Bennett hanno posizioni diverse. Il 27 agosto, il presidente statunitense ha ribadito il sostegno a una soluzione a due Stati, dopo che il suo predecessore, Donald Trump, aveva preso le distanze da tale approccio. Parallelamente, l’amministrazione Biden si oppone all’espansione degli insediamenti israeliani, ma i collaboratori del capo della Casa Bianca ritengono che ora non sia il momento giusto per riprendere i colloqui di pace tra israeliani e palestinesi, che potrebbero destabilizzare una coalizione ideologicamente diversificata posta alla guida del governo di Israele. Dal canto suo, il premier israeliano continua ad opporsi alla creazione di uno Stato palestinese. Tuttavia, nelle sue dichiarazioni del 27 agosto, non ha fatto alcun riferimento all’argomento.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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