Rep. Dem. del Congo: cittadino straniero arrestato per legami con le ADF

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 6:52 in Africa Rep. Dem. del Congo

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La Repubblica Democratica del Congo ha annunciato di aver arrestato un cittadino con la nazionalità di uno Stato mediorientale, non ancora precisato, a causa di presunti legami con una milizia islamista attiva nell’Est del Paese. In base ai dati che è stato possibile raccogliere, si tratterebbe, potenzialmente, della prima volta che un combattente non africano viene scoperto ad avere rapporti di affiliazione al gruppo. L’organizzazione in questione prende il nome di Forze Democratiche Alleate (ADF), una formazione armata islamista guidata da miliziani di nazionalità ugandese, accusata di centinaia di massacri negli ultimi tre anni, per lo più in villaggi remoti.

Nel 2019, la leadership delle ADF ha promesso fedeltà allo Stato Islamico, che a sua volta ha rivendicato decine di attacchi compiuti dal gruppo. Gli esperti delle Nazioni Unite, tuttavia, hanno riferito di non aver ancora trovato prove conclusive che attestino il controllo dello Stato Islamico sulle operazioni delle ADF.

Il portavoce del governo della Repubblica Democratica del Congo, Patrick Muyaya, ha confermato l’arresto dell’uomo. “La persona arrestata è di nazionalità giordana. È stato riportato a Kinshasa per ulteriori interrogatori”, ha detto Muyaya all’agenzia di stampa Reuters. Secondo i documenti visionati da quest’ultima, tuttavia, l’uomo avrebbe avuto con sé un permesso di soggiorno in Kosovo, che lo identificava come un cittadino saudita di 40 anni. L’agenzia ha sottolineato però di non essere stata in grado di confermare immediatamente l’autenticità del documento. Si ritiene che il sospettato fosse stato incaricato di gestire i droni della milizia e sarebbe stato arrestato il 18 settembre a Makisabo, vicino alla città di Beni, nella provincia del Nord Kivu, dove sono attive le ADF. Ex combattenti del gruppo hanno riferito agli investigatori delle Nazioni Unite che l’organizzazione avrebbe utilizzato almeno due droni per la sorveglianza dei territori.

“Se si confermasse che questo individuo è stato inviato dalla leadership centrale dello Stato Islamico, sarebbe anche la prima chiara indicazione che l’Isis stia fornendo assistenza tecnica diretta alla sua affiliata congolese”, ha affermato Laren Poole, della Bridgeway Foundation, un think tank statunitense che studia il gruppo. A maggio, il governo ha introdotto la legge marziale per cercare di pacificare l’Est del Paese, dove operano le ADF e altri 100 gruppi armati. Martedì 21 settembre, il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, ha dichiarato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che l’iniziativa ha permesso la neutralizzazione di centinaia di miliziani e lo smantellamento di diverse reti di traffico di armi e di minerali. Tuttavia, il numero di civili uccisi negli attacchi dei gruppi armati islamisti è rimasto sostanzialmente invariato, come dimostrato dai rapporti della ONG Human Rights Watch.

Le ADF sono il più letale dei circa 122 gruppi armati che operano nella regione. Storicamente, si tratta di una milizia ugandese che si è nascosta nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, ricca di minerali, nel 1995. Dal 2018, l’organizzazione sostiene di avere legami con lo Stato Islamico. Secondo il Kivu Security Tracker, le Forze Democratiche Alleate, le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), l’Alleanza dei Patrioti per un Congo Libero e Sovrano (APCLS) e il Nduma Defense of Congo-Rénové (NDC-R) sono responsabili per oltre un terzo delle violenze nel Paese e della metà dei civili che vengono uccisi. Alle ADF è attribuibile circa il 37% delle uccisioni civili.

Il 29 aprile, il presidente Tshisekedi ha annunciato “misure radicali” per affrontare la situazione nell’Est della nazione. Poco prima, l’11 marzo, il Dipartimento di Stato USA aveva designato lo Stato Islamico in Repubblica Democratica del Congo (ISIS-DRC), riferendosi alle Forze Democratiche Alleate, come gruppo terroristico estero e lo aveva inserito nella lista dei Special Designated Global Terrorists (SDGTs). Le ADF erano state precedentemente sanzionate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite, nel 2014, per le violenze e le atrocità commesse. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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