Myanmar: la Cina fornisce vaccini ai gruppi etnici ribelli

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 7:34 in Asia Myanmar

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Più gruppi etnici ribelli del Myanmar hanno dichiarato che la Cina sta inviando loro vaccini e assistenza medica  per combattere il coronavirus, come affermato da AFP citata da The Straits Times il 22 settembre.

Secondo quanto riferito da un portavoce del Kachin Independence Army (KIA), Naw Bu, a volte, il personale della Croce Rossa cinese andrebbe ad aiutare il gruppo per sostenerlo nel tentativo di prevenire la pandemia di coronavirus. Il portavoce ha spiegato che gli operatori cinesi “non sarebbero venuti per restare” e che sarebbero rimasti nella zona per un periodo di tempo limitato. Il KIA conta migliaia di persone e controlla il territorio nelle colline settentrionali del Myanmar. Naw Bu ha reso noto che, nello scorso mese di luglio, il gruppo ha inoculato dosi di vaccino cinese a 10.000 persone al proprio quartier generale di Laiza. Oltre a questo, sarebbero frequenti gli attraversamenti della frontiera tra Cina e Myanmar per consegne di beni quali mascherine e gel igienizzanti.

Il KIA è uno degli oltre venti gruppi etnici ribelli del Myanmar, molti dei quali controllano vaste aree di confine del territorio birmano. Tali organizzazioni si sono più volte scontrate sia tra loro, sia con i militari per questioni quali il traffico di droga, le risorse naturali e l’autonomia dei rispettivi territori. Oltre al KIA, ad esempio, anche il gruppo ribelle Shan State Progress Party ha vaccinato 1.000 persone nelle aree sotto il proprio controllo con vaccini cinesi e avrebbe ordinato un totale di mezzo milione di vaccini. Oltre a questo, la Cina avrebbe anche promesso di fornire dosi all’Esercito di Liberazione Nazionale di Ta’ang.  Intanto, nella città di confine di Muse, nello stato di Shan, sarebbero in corso lavori per un nuovo centro di quarantena che ospiterà fino a 1.000 posti letto per i commercianti che vorranno riprendere a fare affari con la Cina. In tal caso, i lavoratori alla realizzazione del progetto sono cittadini del Myanmar, ma i materiali impiegati per la costruzione sarebbero stati tutti forniti dalle autorità della provincia cinese dello Yunnan.

Rispondendo ad una domanda sull’argomento, un portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha affermato che la Cina fornirà l’assistenza e il sostegno necessari al popolo del Myanmar nella sua lotta contro l’epidemia. La Cina ha inviato ufficialmente circa 13 milioni di vaccini al governo militare che controlla il Myanmar dal primo febbraio scorso e che sta lottando contro i gruppi etnici in più aree del Paese. Secondo osservatori citati da Straits Times, però, laddove la popolazione locale non ha fiducia nei militari e dove in molti non si fiderebbero dell’assistenza sanitaria organizzata dall’Esercito, Pechino potrebbe continuare ad impegnarsi nell’assistenza per sconfiggere il coronavirus, in aree in cui la presenza dello Stato è debole. Ad oggi, i militari non sarebbero riusciti a limitare la diffusione dell’epidemia, spaventando le autorità della Cina, con la quale il Myanmar condivide una frontiera di 2.000 km.

L’Esercito del Myanmar ha preso il potere il primo febbraio scorso, dopo aver arrestato, nella stessa giornata, la leader del governo civile che è stato rovesciato, Aung San Suu Kyi, l’allora presidente, Win Myint, e altre figure di primo piano dell’esecutivo. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali avvenute durante le elezioni dello scorso 8 novembre che avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega nazionale per la Democrazia (NDL), il partito allora al governo con a capo Aung San Suu Kyi. Tali votazioni sono state annullate e l’Esercito ha promesso nuove elezioni entro agosto 2023. Intanto, il primo agosto, è stato nominato un nuovo governo provvisorio di cui Min Aung Hlaing è primo ministro e che ha sostituito il Consiglio di amministrazione di Stato che aveva finora guidato il Paese effettuando un passaggio da un consiglio militare ad un governo transitorio.

Dal primo febbraio scorso, il Myanmar ha assisto a sconvolgimenti interni su più fronti. In primo luogo, dal 6 febbraio, sono nati sia un movimento di disobbedienza civile, con il quale molti dipendenti pubblici hanno lasciato il proprio impiego, sia proteste della popolazione, che l’Esercito ha represso con la violenza. Sarebbero oltre 900 le persone morte negli scontri. In secondo luogo, l’Esercito ha ripreso a combattere contro diverse milizie etniche presenti da decenni in Myanmar, le quali si sono avvicinate ai manifestanti fornendo loro anche addestramento militare. I combattimenti nelle aree periferiche del Paese stanno generando centinaia di migliaia di sfollati e si teme per la loro dispersione anche oltre ai confini birmani. Infine, il 16 aprile scorso, più membri del Parlamento birmano deposti, alcuni leader delle proteste e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese hanno istituito un governo di unità nazionale (GUN), che, dal 5 maggio scorso, ha un corpo armato noto come Forza di difesa del popolo. Il GUN e le sue milizie sono stati classificati come un gruppo terroristico l’8 maggio scorso.

Come specificato dal ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, durante un incontro con il suo omologo del Myanmar, Wunna Maung Lwin, l’8 giugno scorso, la politica “amichevole” della Cina nei confronti del Myanmar non è stata influenzata dai cambiamenti interni ed esterni al Paese del Sud-Est Asia. Rispetto alla crisi in corso in Myanmar, Wang aveva affermato che la Cina sostiene una risoluzione rapida, politica e attraverso il dialogo delle divergenze esistenti tra le parti interne al Paese in base  alla sua costituzione e al suo quadro giuridico.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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