Libia: Haftar si autosospende per candidarsi come futuro presidente

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 8:15 in Africa Libia

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Il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha annunciato di aver sospeso le proprie funzioni di militare, a partire da oggi, giovedì 23 settembre. L’obiettivo è poter partecipare alle elezioni presidenziali previste per il 24 dicembre. La notizia sulle dimissioni del presidente del Parlamento con sede a Tobruk, Aguila Saleh, invece, sono state smentite.

L’annuncio della sospensione delle attività di Haftar è giunto il 22 settembre attraverso un comunicato dell’LNA sulla propria pagina Facebook. Stando a quanto specificato, per i prossimi tre mesi sarà il generale Abdul Razzq Nadori a guidare le forze militari dell’Est libico. L’incarico di Nadori terminerà il giorno stesso delle elezioni, il 24 dicembre. Parallelamente, il portavoce della Camera dei rappresentanti, Abdullah Blehiq, ha smentito la notizia, circolata sempre il 22 settembre, sulla richiesta di congedo del presidente parlamentare Saleh, anche in tal caso per la durata di tre mesi.

La decisione sia di Haftar sia di Saleh trae origine dall’articolo 12 della controversa legge proposta per regolamentare le elezioni presidenziali, approvata e firmata dallo stesso Saleh il 9 settembre scorso. Questa prevede che qualsiasi militare o civile potrà candidarsi alla carica di presidente, “a condizione che smetta di lavorare ed esercitare le sue funzioni tre mesi prima della data delle elezioni” e che “in caso di mancata nomina, torni al suo lavoro precedente”, recuperando altresì gli stipendi non percepiti nei mesi precedenti. Pertanto, Saleh, alla guida del Parlamento libico da sette anni, e Haftar avrebbero deciso di smettere di esercitare le proprie funzioni a tre mesi dalle elezioni, con l’obiettivo di poter concorrere alla carica di futuro presidente libico. Ad ogni modo, al momento, né Haftar né Saleh hanno ancora annunciato ufficialmente la propria candidatura, sebbene il generale dell’LNA sia stato spesso visto in abiti civili in diverse occasioni pubbliche, e avrebbe avviato una campagna sui social con lo slogan “Continua il tuo percorso”, promuovendosi come il candidato più giusto alla presidenza libica.

Era stata la medesima legge elettorale ad essere contestata dall’Alto Consiglio di Stato, l’organismo legislativo legato al precedente governo di Tripoli, il quale sostiene che in tale norma vi sarebbero condizioni volte a favorire la candidatura dell’uomo forte di Tobruk, il generale Haftar. Il documento, ad oggi, risulta essere stato firmato solo dal presidente Saleh e non può essere considerato approvato. Secondo quanto trapelato sinora, nessuna delle condizioni proposte sembra escludere Haftar, il premier Abdulhamid Dabaiba e Saif al Islam Gheddafi, secondogenito dell’ex sovrano libico deposto, Muammar Gheddafi. Stando a quanto stabilito, inoltre, vincerà chi riuscirà ad ottenere il 50% + 1 dei voti al primo turno e, in caso contrario, vi sarà un ballottaggio tra i primi due candidati. In tale quadro, risale al 17 agosto l’approvazione del Parlamento libico di un disegno di legge con cui è stato stabilito che sarà il popolo libico a eleggere, in maniera diretta, il capo di Stato. 

Negli ultimi mesi sono state diffuse notizie anche su una possibile candidatura del figlio del generale dell’LNA, Saddam Haftar, alle elezioni del 24 dicembre 2021, dove potrebbe proporsi come capo del Consiglio presidenziale. Tali informazioni sono state rivelate da fonti anonime e riportate dal sito web statunitense Washington Free Beacon, a seguito di un incontro tra Saddam e funzionari dell’intelligence israeliana, presumibilmente svoltosi nel mese di marzo scorso. Israele, a detta della fonte, potrebbe essere a favore di una mossa simile, fiduciosa di un suo riavvicinamento con il Paese Nord-africano, mentre obiettivo di Saddam è guadagnarsi il consenso “occidentale”.

Altro possibile candidato alla carica di capo di Stato è Seif al-Islam, il quale, in una “rara intervista” rilasciata, a luglio scorso, al New York Times in una villa a Zintan, nell’Ovest libico, ha affermato: “Ora, sono un uomo libero e mi sto preparando per ritornare sulla scena politica”. Nello specifico, il secondogenito di Gheddafi ha riferito di aver approfittato della sua assenza per monitorare la situazione in Medio Oriente, e riorganizzare, in silenzio, la forza politica affiliata al padre, nota con il nome di “Movimento Verde”. L’uomo non ha chiarito se intende o meno candidarsi alla presidenza del Paese Nord-africano, ma ha affermato che il proprio movimento sarà in grado di riportare unità in Libia, in un momento in cui la nazione risulta essere “in ginocchio”. 

Le dimissioni di Saleh e Haftar sono giunte il giorno successivo alla mozione di sfiducia contro il governo libico, approvata, il 21 settembre, da 89 deputati della Camera dei rappresentanti con sede a Tobruk, su un totale di 113 presenti. La mossa è stata rifiutata dall’Alto Consiglio di Stato, mentre le Nazioni Unite hanno affermato che il governo di unità nazionale è da considerarsi l’unico al momento legittimo e, pertanto, eserciterà le sue funzioni fino alla nomina di un nuovo governo. Ad ogni modo, quanto accaduto il 21 settembre è stato considerato da molti una minaccia al percorso politico intrapreso dalla Libia e al più ampio processo di pace.

La Libia si trova ad assistere a una fase di transizione, che si prevede culminerà con le elezioni programmate per il 24 dicembre 2021. Quanto accaduto prima il 5 febbraio, con la nomina delle nuove autorità esecutive da parte del Forum di dialogo politico, e poi il 10 marzo, con il voto di fiducia al governo ad interim, ha rappresentato un momento “storico” per il Paese Nordafricano, che, dal 15 febbraio 2011, è stato teatro di una perdurante crisi e di una lunga guerra civile. Ad aver dato nuovo impulso al percorso politico vi è stato l’accordo di cessate il fuoco, siglato a Ginevra il 23 ottobre 2020, nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo è un organismo composto da delegati di entrambe le parti belligeranti, l’esercito legato al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA).  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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