Libano: il prezzo del carburante continua ad aumentare

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 12:42 in Libano Medio Oriente

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Per la seconda volta in una settimana, le autorità del Libano hanno stabilito un aumento del prezzo della benzina, pari al 16%. I sussidi sulle importazioni di carburante, invece, sono ancora in vigore, ma si attende una loro revoca. Si tratta di mosse che si inseriscono nella perdurante crisi economica e finanziaria vissuta dal Paese dal 2019.

Il nuovo aumento è stato annunciato dal Ministero dell’Energia libanese il 22 settembre, dopo che, già il 17 settembre, i prezzi erano saliti del 37%. Una fonte interna al Ministero ha spiegato che il nuovo aumento è stato calcolato sulla base di un tasso di cambio pari a 14.000 lire libanesi per dollaro, ben oltre le 1.500 lire precedenti alla crisi scoppiata nel 2019, e superiore alle 12.000 lire prese in considerazione con la modifica apportata in precedenza. In realtà, la Banque du Liban, la Banca centrale del Paese, continua a preservare un tasso di cambio pari a 1.507,5 lire nel mercato ufficiale, mentre nel mercato parallelo, il 22 settembre, la cifra ha raggiunto 15.800 lire.

Secondo le nuove tariffe, il prezzo della benzina ora supera le 200.000 lire per 20 litri. Nello specifico, i 20 litri da 95 ottani vengono fatturati a 202.400 lire, un prezzo leggermente inferiore rispetto alle 209.300 lire per i 98 ottani, corrispondenti all’incirca a 15 dollari. Anche ad agosto, le autorità libanesi avevano stabilito aumenti al prezzo del carburante tra il 50 e il 70%, in linea con la graduale revoca dei sussidi, provocata dall’esaurimento delle riserve in dollari presso la Banca centrale. Per l’olio combustibile, noto come mazout, consumato dai generatori privati, ma anche da alcuni veicoli, il Ministero ha fissato un prezzo di 162.700 lire per 20 litri, con un aumento del 65% rispetto all’ultima modifica. Le quantità di olio combustibile sovvenzionato a 8.000 lire sono riservate ad un elenco di stabilimenti, che comprende anche ospedali e pompe impiegate per erogare acqua. Per il resto, l’olio combustibile è venduto, dalla scorsa settimana, in dollari.

Dalla fine di giugno 2021, il prezzo per 20 litri di benzina è più che triplicato. In base all’aumento annunciato il 22 settembre, il salario minimo, fissato a circa 675.000 lire, è sufficiente ad acquistare circa sessanta litri di benzina, con cui poter riempire il serbatoio di un’auto di media cilindrata. La crisi di carburante, che ha portato a un drastico razionamento dell’elettricità, ha già causato l’aumento dei prezzi di beni di prima necessità, medicinali inclusi, la chiusura di decine di ristoranti e bar, mentre gli ospedali chiedono aiuto, sostenendo che le loro riserve di olio combustibile si stanno esaurendo. In alcune regioni, le ore di razionamento di energia elettrica quotidiane hanno superato quota 22, mentre i generatori privati non sono più in grado di fornire le quantità di mazout necessarie a coprire le ore di blackout.

Nel frattempo, la maggior parte delle stazioni di servizio libanese risulta essere ancora chiusa per mancanza di scorte, cosa che ha alimentato la rabbia della popolazione, scesa più volte in strada a protestare. Anche il 22 settembre, gruppi di manifestanti hanno bloccato l’autostrada lungo il serraglio di Tripoli. A Beirut, sempre il 22 settembre, alcuni distributori hanno riaperto, ma si teme che non potrà esservi un miglioramento a lungo termine se le quantità di benzina importate non aumenteranno. Da parte sua, il ministro dell’Energia, Walid Fayad, ha minacciato di ritirare le licenze alle stazioni di servizio rimaste chiuse nonostante la revisione tariffaria.

Risale all’11 agosto la decisione della Banca centrale di revocare i sussidi sulle importazioni di carburante e di passare ai tassi di mercato, a causa dell’esaurimento delle risorse monetarie in dollari. Il governo allora in carica si è opposto, rifiutandosi di modificare i prezzi di vendita ufficiali, creando una situazione di stallo che ha lasciato gli importatori in un limbo e ha causato il prosciugamento delle forniture in tutto il Paese.

La situazione si è sbloccata il 21 agosto, quando il governo di Beirut ha deciso di modificare il tasso di cambio utilizzato per prezzare i prodotti petroliferi, nel tentativo di far fronte alle gravi carenze, mentre i prezzi del carburante sono aumentati di oltre il 60%. In particolare, il presidente libanese, Michel Aoun, ha annunciato l’approvazione della proposta del Ministero delle Finanze di chiedere alla Banca centrale l’apertura di un conto provvisorio a copertura dell’importazione di combustibili. In tal modo, il tasso di cambio per il carburante sovvenzionato è rimasto a 8.000 lire per dollaro, invece di 3.900 lire, ma ancora al di sotto di un tasso nel mercato parallelo pari a 20.000 sterline. Lo Stato si è impegnato a pagare la differenza, attraverso il suddetto conto provvisorio che, però, erogherà fino a un massimo di 225 milioni di dollari, e solo fino a fine settembre 2021. Inoltre, attraverso il bilancio 2022, Beirut dovrà restituire tali fondi alla Banca centrale.

Circa i sussidi, anche il premier neoeletto, Najib Mikati, ha dichiarato che questi verranno revocati, in quanto il 74% di tali fondi, nel corso dell’ultimo anno, è stato impiegato in modo improprio da commercianti e persone corrotte. Le dichiarazioni di Mikati sono giunte dopo che le riserve valutarie della Banque du Liban sono state rifornite, il 17 settembre, da oltre un miliardo di dollari, derivanti dai diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale (FMI). A tal proposito, nella dichiarazione ministeriale con cui ha chiesto fiducia al Parlamento, il 20 settembre, il nuovo governo si è impegnato a “riprendere immediatamente i negoziati con il FMI per raggiungere un accordo su un piano di sostegno”.

L’obiettivo è far fronte a una crisi economica che potrebbe essere classificata nella top 10 o tra le peggiori tre registrate a livello internazionale dalla metà del diciannovesimo secolo. Oltre a una svalutazione della moneta pari a circa il 90%, il tasso di inflazione ha raggiunto cifre record. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Amministrazione centrale di statistica del Libano, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 137,8% ad agosto, rispetto allo stesso periodo del 2020, mentre a luglio era salito del 123,4%. Tale percentuale supera le cifre registrate in Venezuela e Zimbabwe,Paesi  anch’essi caratterizzati da una grave inflazione. In tale quadro, in un rapporto del 3 settembre, ESCWA ha evidenziato un crescente aumento del tasso di povertà in Libano, passato dal 25% del 2019 al 55% del 2020, fino a circa il 74% nell’anno in corso.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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