La Russia nega di aver violato lo spazio aereo dell’Estonia

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 20:36 in Repubbliche Baltiche Russia

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Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha negato, giovedì 24 settembre, le accuse mosse dall’Estonia riguardanti una violazione dello spazio aereo del Paese.

A riportare il comunicato del suddetto Dipartimento, il medesimo giovedì, è stata l’agenzia di stampa russa TASS. Secondo quanto reso noto, l’aereo russo A-50, decollato dall’enclave russa di Kaliningrad, ha effettuato il volo “in stretta conformità con le norme internazionali per l’uso dello spazio aereo, senza violare i confini di altri Paesi”. Inoltre, le Forze aerospaziali russe hanno sottolineato che i piloti dell’A-50, nel corso del tragitto precedentemente concordato, erano in contatto con le autorità estoni.

La violazione denunciata da Tallinn è avvenuta giovedì 16 settembre, quando il Ministero degli Esteri della repubblica Baltica ha consegnato una nota all’ambasciatore russo presso la capitale, Alexander Petrov. Nel documento l’Estonia denunciava una “presunta violazione” dello spazio aereo del Paese. Tuttavia, secondo quanto riportato da TASS, il suddetto Dipartimento estone non ha fornito ulteriori informazioni riguardanti l’incidente.

Anche il 21 settembre, due Tu-160 russi hanno sorvolato il Mar Baltico e sono stati scortati da velivoli di Danimarca, Italia, Finlandia e Svezia. Nel dettaglio, il Ministero della Difesa della Federazione ha sottolineato che, in alcune fasi del percorso, i velivoli moscoviti sono “sono stati scortati da caccia F-16 e da Saab JAS-39 Gripen dell’Aeronautica militare italiana e dell’Aeronautica danese, da F-18 dell’Aeronautica finlandese e dell’Aeronautica svedese, così come da altri velivoli di Paesi stranieri”.

In tale quadro, è opportuno ricordare un episodio analogo, verificatosi il 30 luglio. In tale occasione, due caccia della NATO, un Eurofighter spagnolo e un F-35 italiano, hanno intercettato un gruppo di “aerei militari russi” nello spazio Aereo del Mar Baltico. Di conseguenza, i caccia dell’Alleanza hanno ricevuto l’ordine di decollare poiché i tre velivoli russi non avevano annunciato la partenza da Kaliningrad, l’enclave russa in Europa. Secondo quanto rivelato dai radar della NATO, probabilmente si trattava di due aerei russi per la guerra elettronica, Il-22PP, e un caccia Su-24. Nello stesso spazio aereo, i sistemi di riconoscimento della NATO hanno altresì rilevato la presenza del velivolo russo Il-76, il cui decollo non era stato segnalato alle Forze Alleate. La NATO ha dunque osservato che il velivolo in questione non aveva fornito il piano di volo e non poteva essere identificato da un segnale transponder. Pertanto, l’Alleanza ha classificato tale episodio come una “minaccia per la sicurezza dell’aviazione civile”.  Nonostante ciò, dopo aver analizzato il percorso del Il-76, l’Alleanza ha dichiarato che si trattava di un’operazione di routine e che il velivolo non ha attraversato lo spazio aereo della NATO. Da parte sua, la Russia ha dichiarato che tutti i voli dei propri caccia “sono effettuati in stretta conformità con le regole internazionali per l’uso dello spazio aereo su acque neutre” e che non sono mai stati “violati i confini di altri Stati”.

Nel corso del 2020, i sistemi di intercettazione degli USA e dell’Alleanza hanno registrato un forte aumento della presenza di caccia russi nell’area dell’Alaska e dell’Artico. Tali cifre record non venivano raggiunte “dai tempi della Guerra Fredda”. Dall’altra parte, le autorità frontaliere della Federazione hanno dichiarato che, a partire dal mese di giugno, è stato registrato un netto aumento dell’attività militare della NATO “lungo tutto il perimetro del Paese”. Non si tratta della prima volta in cui le autorità russe pongono l’accento sull’aumento delle esercitazioni militari della NATO nei pressi della Russia. Anche il 25 marzo, il capo della Commissione per la Difesa e la Sicurezza del Consiglio della Federazione Russa (CF), il colonnello Viktor Bondarev, aveva dichiarato che, nel 2021, il numero di voli di ricognizione della NATO vicino al confine di Stato russo era incrementato di oltre il 30%.

In tale contesto, è importante ricordare che gli Stati Uniti ritengono che le esercitazioni contestate dalla Russia mirino a dimostrare alle Forze Armate di Mosca la “capacità di poter eseguire continuamente missioni di volo e di agire prontamente a sostegno di alleati e partner”. In particolare, gli USA e la NATO hanno più volte espresso preoccupazione per la crescente capacità militare della Russia, e temono il potenziamento dei contingenti di Mosca e la sua “propensione ad invadere la sovranità di altri Paesi”, in riferimento all’annessione della Crimea nel 2014. Per tale motivo, il maggior coinvolgimento della NATO viene legittimato alla luce delle azioni della Russia. Al contrario, per Mosca il dispiegamento di contingenti NATO vicino i propri confini viene interpretato come una minaccia per la sicurezza della nazione. Secondo il Ministero della Difesa russo, aerei e navi statunitensi si avvicinano regolarmente ai propri confini, talvolta simulando attacchi missilistici. Tuttavia, è importante sottolineare che i suddetti episodi del mese di luglio e settembre non rappresentano una rarità poiché, su base regolare, i velivoli della NATO dispiegati nelle Repubbliche Baltiche ricevono l’ordine di scortare gli aerei russi, i quali solitamente non commettono mai violazioni dello spazio aereo nazionale.  

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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