Iraq: uccisi 4 terroristi dell’ISIS

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 15:46 in Iraq Medio Oriente

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La Security Media Cell irachena ha riferito, giovedì 23 settembre, che 4 militanti jihadisti, appartenenti allo Stato Islamico, sono stati uccisi a seguito di un raid aereo e scontri via terra che hanno visto coinvolte anche le forze irachene. L’episodio si è verificato mentre l’intero apparato di sicurezza dell’Iraq continua a mobilitarsi per sradicare le cellule terroristiche ancora attive nel Paese.

L’uccisione dei 4 terroristi è stata il risultato di un’operazione di sicurezza condotta, dalla mattina del 23 settembre, nei pressi dell’area montuosa di Hamrin, nel Nord-Est dell’Iraq, dalle “forze tattiche” dei servizi di intelligence, coadiuvate dal Joint operations command e dalle forze aeree irachene e della coalizione internazionale anti-ISIS. Stando a quanto specificato, è stato dapprima condotto un attacco contro uno dei nascondigli impiegati dall’organizzazione terroristica come base per condurre attacchi nella regione di Kirkuk. Al raid aereo sono poi seguiti scontri via terra, durante i quali un terrorista è stato ucciso, mentre un altro si è fatto esplodere dopo essere stato circondato dalle forze irachene.

Al momento, ha poi riferito la Security Media Cell, sono ancora in corso operazioni volte a trovare i restanti covi dello Stato islamico nella regione. Circa l’operazione odierna, è stato riferito che questa è stata condotta dopo che i servizi di intelligence hanno raccolto informazioni precise sulla penetrazione delle bande terroristiche nel Paese. Anche il giorno precedente, il 22 settembre, le forze aeree irachene hanno condotto 3 raid contro la regione di Kirkuk, colpendo nascondigli dell’ISIS. In tal caso, però, non sono state fornite informazioni su eventuali vittime.

Nelle ultime settimane, le forze irachene hanno effettuato ripetute operazioni nel Nord e nell’Est del Paese, al fine di limitare i ripetuti attacchi dell’organizzazione terroristica, in concomitanza con l’adozione di una serie di misure di sicurezza, in vista delle elezioni legislative programmate per il 10 ottobre prossimo. A tal proposito, un ufficiale iracheno del Joint Operations Command, in condizioni di anonimato, ha rivelato al quotidiano al-Araby al-Jadeed che gli sforzi delle forze irachene sono stati triplicati nelle ultime settimane. L’obiettivo è “paralizzare” le cellule terroristiche, impedendo loro di effettuare attacchi contro civili, forze di sicurezza e membri delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF).

Nonostante il 9 dicembre 2017 il governo di Baghdad abbia annunciato la vittoria sull’ISIS, l’Iraq non può dirsi al riparo dalla minaccia terroristica. Come dichiarato dal premier iracheno, Mustafa al-Kadhimi, il 26 gennaio scorso, il terrorismo è ritornato a minacciare il Paese probabilmente con l’obiettivo di minare il percorso verso la democrazia. Diyala, Salah al-Din e Kirkuk sono le tre regioni incluse nel cosiddetto “Triangolo della morte”, dove cellule dello Stato Islamico risultano essere ancora particolarmente attive. Nel solo mese di settembre, sono stati 16 gli attentati registrati in tale area, tra cui esplosioni, agguati e attacchi armati. In totale, sono state registrate 45 vittime, tra morti e feriti.

Come spiegato da al-Araby al-Jadeed, le autorità irachene ritengono che i militanti dell’ISIS abbiano apportato modifiche ai propri canali di comunicazione e abbiano formato un mini-comando gerarchico, che ha consentito loro di comunicare e coordinarsi, effettuando attentati simultanei in diverse regioni dell’Iraq. Al contempo, è stata monitorata una più intensa attività a livello mediatico, che vede l’organizzazione diffondere dati e comunicati soprattutto attraverso Telegram. Secondo quanto rivelato da un funzionario iracheno, Baghdad continua a collaborare con Washington nella lotta contro lo Stato Islamico e, al momento, le attività si concentrano anche sull’identificazione dei militanti ancora attivi. Sebbene circa l’80% dei leader risulti essere stato ucciso, arrestato o scomparso, vi sono combattenti a piede libero che si pensa si nascondano all’interno della società irachena e non in aree desertiche o montuose. A detta di un esperto di sicurezza iracheno, questi sono perlopiù di nazionalità irachena o siriana, diversamente dal passato, quando vi erano militanti originari di Giordania, Egitto, Maghreb ed Europa. Al momento, a detta della medesima fonte, la prigione di al-Hasakah, in Siria, posta sotto il controllo delle Syrian Democratic Forces (SDF), risulta essere “la principale fonte di informazioni” sulle cellule terroristiche ancora attive.

Uno degli ultimi attentati più letali rivendicato dallo Stato Islamico è stato perpetrato nella notte tra il 4 e il 5 settembre a Kirkuk, e ha causato la morte e il ferimento di 15 agenti della sicurezza irachena. In tale regione le dispute territoriali tra il governo federale di Baghdad e quello regionale di Erbil hanno indebolito l’apparato di sicurezza. Leader e politici curdi hanno richiesto più volte la partecipazione delle forze peshmerga al mantenimento della sicurezza di Kirkuk e la loro integrazione nell’apparato di sicurezza centrale, da cui le forze curde sono state espulse nel 2017, a seguito del referendum sulla secessione della regione del Kurdistan in Iraq. Ciò ha provocato continue controversie, mentre non è stato mai del tutto chiaro chi dovesse occuparsi della sicurezza della regione, consentendo all’ISIS di far leva sulla precaria stabilità per condurre le proprie operazioni. Anche a Diyala la mancanza di una “leadership unificata” rende l’intera regione sempre più instabile. A tal proposito, alcuni hanno evidenziato che le Forze di Mobilitazione Popolare sembrano agire su propria iniziativa, senza seguire le indicazioni delle forze di sicurezza irachene, alimentando ulteriormente una situazione di caos. 

Il Global Terrorism Index 2020 colloca l’Iraq alla seconda posizione, dopo l’Afghanistan, tra i 163 Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica, sebbene nel Paese, nel corso del 2019, sia stata registrata una diminuzione del 46% nel numero di vittime provocate dal terrorismo. Parallelamente, come segnalato dai “Country Reports on Terrorism 2019”, l’Iraq rappresenta un membro fondamentale della coalizione internazionale anti-ISIS e partecipa a tutti i diversi gruppi di lavoro ad essa legati, tra cui Foreign Terrorist Fighters, Counter-ISIS Finance Group, Stabilization, and Communications. A detta del medesimo report, la campagna condotta dall’ISIS mira a ristabilire il cosiddetto califfato, un obiettivo che viene perseguito facendo leva sul sostegno delle popolazioni di Ninive, Kirkuk, Diyala, Salah al-Din e Anbar. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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