Guinea-Bissau: sciopero degli operatori sanitari, almeno 30 morti

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 9:10 in Africa Guinea Bissau

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Uno sciopero degli operatori sanitari in Guinea-Bissau sta paralizzando gli ospedali. Secondo un portavoce del sindacato degli infermieri, ci sono stati oltre 30 morti. 

La notizia è stata riferita il 22 settembre dall’agenzia di stampa Reuters. Lo sciopero è iniziato il 20 settembre nella piccola nazione dell’Africa occidentale, dove ospedali e cliniche cronicamente sotto-attrezzati hanno creato numerosi problemi, negli anni. I sanitari chiedono un aumento degli stipendi e migliori condizioni sui luoghi di lavoro. “Ritengo il governo responsabile delle vittime e del boicottaggio che ha completamente paralizzato il settore sanitario a livello nazionale”, ha riferito in conferenza stampa il portavoce del sindacato degli infermieri, Garcia Batican Sampaio. Commentando sciopero, il portavoce del governo, Fernando Vaz, invece, ha dichiarato che “i responsabili di questa tragedia saranno assicurati alla giustizia”.

La Guinea-Bissau ha ottenuto la sua indipendenza dal Portogallo nel 1974 ed è uno dei Paesi più poveri del mondo. La nazione ha un enorme debito estero e un’economia che dipende fortemente dagli aiuti stranieri, oltre ad essere un luogo di trasbordo per la il traffico di droga. Inoltre, il Paese è caratterizzato da una ciclica instabilità politica. Nove colpi di Stato o tentativi di colpo di Stato, dal 1974, hanno ostacolato gli sforzi per spingere l’economia oltre la sua dipendenza dall’esportazione di anacardi. 

La maggior parte delle cliniche mediche non ha elettricità o acqua, gli stipendi sono bassi e i tassi di mortalità per parto sono tra i peggiori al mondo, secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2017, che chiedeva una riforma globale e profonda del sistema sanitario del Paese. Il documento afferma che 24 pazienti sarebbero morti in ospedale, durante un altro sciopero degli operatori nel 2016, evidenziando “l’incapacità sia dello Stato che dei fornitori di servizi sanitari di rendere disponibili servizi adeguati”.

I recenti sviluppi politici non sono serviti a cambiare la situazione nel Paese, per il momento. Il primo gennaio 2020, Umaro Cissoko Embalo è stato nominato presidente della Guinea Bissau, dopo aver vinto le elezioni con il 53.55% dei voti. Questo aveva sconfitto il rivale, presunto favorito, Domingos Simoes Pereira, leader del PAIGC. Membro del gruppo etnico dei Fulani, ha studiato scienze sociali e politiche in Spagna e Portogallo ed è stato brigadiere generale dell’esercito, dal quale si è prematuramente congedato negli anni ’90. Attualmente rappresenta il MADEM-15, un partito formato da ribelli e oppositori del PAIGC.

Per cercare di ottenere il supporto dei candidati eliminati e dei loro sostenitori, Embalo si era presentato come “unificatore” del Paese e aveva promesso di riportare la stabilità politica, provando a sbloccare l’impasse istituzionale e a modernizzare la nazione, che conta circa 1.6 milioni di abitanti. Nel febbraio 2020, soldati simpatizzanti di del presidente Embalo hanno occupato la sede della radio e della TV statale, accusando i suoi giornalisti di “parzialità” a favore del rivale del presidente, Pereira. In Guinea-Bissau, ad oggi, il diritto di accesso all’informazione non è garantito e la censura è diffusa in caso di inefficienze del Governo, crimine organizzato e attività dei militari.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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