CPTTP: la Cina critica la richiesta di adesione taiwanese

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 12:38 in Cina Taiwan

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La Cina si è opposta alla richiesta di adesione al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP) da parte di Taiwan, il 23 settembre. Intanto, il Vietnam ha affermato di voler sostenere la richiesta di adesione di Pechino al CPTPP attraverso la condivisione della propria esperienza.

Il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Zhao Lijian, ha commentato la richiesta di adesione taiwanese al patto commerciale dichiarando la ferma opposizione di Pechino a qualsiasi scambio ufficiale tra Taiwan e altri Paesi, così come all’adesione dell’isola a qualunque organizzazione e accordo ufficiali. Zhao ha quindi ricordato che al mondo esiste una sola Cina e che Taiwan ne è una parte inscindibile. Il principio “una sola Cina”, ha ricordato Zhao, è una norma delle relazioni internazionali riconosciuta e un concetto generalmente condiviso dalla comunità internazionale.

La dichiarazione di Zhao è arrivata il giorno dopo che Taiwan ha annunciato di aver chiesto ufficialmente di aderire al CPTPP inviando la propria candidatura alla Nuova Zelanda, che è la Nazione depositaria dell’accordo. Originariamente noto come Trans-Pacific Partnership, il CPTPP era stato concepito dall’ex presidente degli USA Barack Obama come un blocco economico per bilanciare il crescente potere di Pechino. Tuttavia, nel 2017, il suo successore, Donald Trump, aveva ritirato Washington dall’intesa, affermando che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto impegnarsi in alcun accordo commerciale multilaterale che avrebbe potuto minacciare posti di lavoro per i cittadini statunitensi. Attualmente, i Paesi che partecipano all’intesa sono Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Oltre a Taiwan e alla Cina, anche il Regno Unito vuole aderire all’accordo commerciale e ha iniziato i negoziati a tal fine a giugno 2021. Rispetto agli Stati Uniti, l’amministrazione dell’attuale presidente Joe Biden, in carica dal 21 gennaio scorso, deve ancora dare una chiara indicazione se gli USA si uniranno al gruppo o meno.

Prima di Taiwan, lo scorso 16 settembre, anche Pechino ha inviato la sua domanda di adesione al patto commerciale. A tal proposito, il 23 settembre, il Vietnam ha dichiarato di voler condividere con la parte cinese le proprie esperienze e informazioni e ha dichiarato che si consulterà con altri membri dell’intesa per valutare le ultime richieste di adesione al CPTPP.

Taipei ha avanzato la propria proposta in qualità di “Territorio doganale separato di Taiwan, Penghu, Kinmen and Matsu (Taipei cinese)”, utilizzando la stessa nomenclatura impiegata per la sua partecipazione all’Organizzazione mondiale del Commercio, alla quale partecipa anche Pechino, e per gli accordi commerciali bilaterali con Nuova Zelanda e Singapore. Come riferito da South China Morning Post, a Taiwan si teme che se la Cina sarà accettata per prima nel CPTPP potrebbe ostacolare e impedire l’accesso di Taiwan all’intesa. Il principale negoziatore commerciale dell’isola, John Deng, ha affermato che Pechino avrebbe ripetutamente cercato di limitare la partecipazione taiwanese alle attività internazionali e potrebbe fare lo stesso se entrasse per prima nel CPTPP. Tuttavia, Deng si è anche detto ottimista rispetto al fatto che Taipei abbia più opportunità di Pechino di entrare nell’intesa visto il fatto che ha un mercato libero con politiche trasparenti e caratterizzato dallo stato di diritto.

La Cina considera Taiwan una sua provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), nel 2016, Pechino ha limitato i rapporti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

La spaccatura tra RPC e ROC risale alla fine della guerra civile cinese, conclusasi con la vittoria del Partito Comunista Cinese sul Guomindang, spesso definito partito nazionalista, e alla conseguente nascita della Nuova Cina, ovvero la RPC, il primo ottobre 1949. Dopo la sconfitta, il Guomindang si ritirò a Taiwan dove spostò il governo che aveva istituito nella Cina continentale e che, a livello internazionale, fu riconosciuto come governo dell’intera Cina fino al 1971, anno in cui le autorità di Pechino presero il posto di quelle di Taipei alle Nazioni Unite in rappresentanza della Cina con la Risoluzione 2758.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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