Afghanistan: la minaccia dello Stato Islamico a Jalalabad

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 11:03 in Afghanistan Asia

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Il 22 settembre, ci sono stati cinque episodi di violenza in diverse zone della città  di Jalalabad, capoluogo della provincia orientale di Nangarhar, dove la sezione afghana dello Stato Islamico è particolarmente attiva.

La notizia di quattro esplosioni è stata riferita dal quotidiano locale, Tolo News, che cita testimoni oculari. Secondo tali fonti, ci sarebbero state 5 vittime e 3 feriti, che sono stati trasportati all’ospedale del centro provinciale. Sempre il 22 settembre, nella stessa città di Jalalabad, un gruppo di uomini armati avrebbe attaccato una base militare delle “forze di frontiera dell’ex governo”. Non è chiaro chi fossero gli aggressori o gli obiettivi di tale assalto, che avrebbe provocato la morte di 3 persone, sempre secondo la stampa afghana. A tale proposito, il capo del Dipartimento per l’Informazione e la Cultura della provincia di Nangarhar ha specificato che tutte le vittime sarebbero civili e nessun talebano sarebbe rimasto ferito nell’attacco.

Stando, invece, a quanto riportato dal Washington Post, due esplosioni avrebbero colpito le vetture di due talebani, causando la morte di un bambino e il ferimento di almeno due combattenti. Un altro assalto sarebbe stato effettuato da uomini armati che hanno aperto il fuoco contro un gruppo di talebani, in una stazione di servizio a Jalalabad, uccidendo due combattenti, un addetto alla stazione e un altro bambino. Anche il Wall Street Journal riporta la notizia di due esplosioni e un assalto armato a Jalalabad, il 22 settembre, aggiungendo che la sezione afghana dello Stato Islamico della Provincia di Khorasan (IS-K) ha rivendicato gli attacchi.

Tale rivendicazione non coglie di sorpresa gli afghani e gli osservatori internazionali, poichè l’organizzazione è particolarmente attiva in questa regione del Paese. Già il 19 settembre, l’IS-K aveva rivendicato una serie di assalti effettuati nella provincia orientale di Nangarhar, tramite una comunicazione sul canale Telegram dell’agenzia di stampa Amaq. Il messaggio riferiva che 35 membri dei talebani sarebbero stati uccisi e feriti, a seguito degli assalti dell’IS-K del 18 e 19 settembre. Tuttavia, i talebani non avevano confermato la notizia. Non solo, di fronte alla crescente minaccia dello Stato Islamico, il neo-nominato esecutivo continua a minimizzare le capacità offensive del gruppo. Gli ultimi attacchi a Jalalabad arrivano a seguito delle ripetute dichiarazioni di Zabihullah Mujahid, viceministro per l’Informazione e la Cultura, sul fatto che lo Stato Islamico esista in Siria ed in Iraq, ma non in Afghanistan. 

Mujahid ha poi specificato che alcuni afghani attuano “attacchi codardi” dopo aver adottato “la mentalità dello Stato Islamico”. Tuttavia, le attività di questi individui non sarebbero di una portata tale da costituire una minaccia per la sicurezza del Paese. Mujahid ha quindi sottolineato che le forze armate talebane hanno la capacità di contrastare l’organizzazione terroristica. A tale proposito, è necessario specificare che i talebani e l’IS-K sono due gruppi rivali che si sono scontrati più volte sul campo. Lo Stato Islamico della Provincia di Khorasan è nato nel 2015, proprio nella regione Nord-orientale del Paese. Il gruppo è stato fondato da ex membri dei talebani pakistani e si è diffuso nelle zone rurali dell’Afghanistan, soprattutto nella provincia di Kunar, dove si registra una maggioranza di musulmani salafiti, lo stesso ramo dell’Islam sunnita dello Stato Islamico. I salafiti si sono sempre identificati come una minoranza tra i talebani, che invece seguono prevalentemente la scuola hanafita.

Dopo una campagna militare durata anni, l’ex governo di Kabul, rovesciato dai talebani il 15 agosto, aveva riconquistato i territori controllati dall’affiliata dello Stato Islamico, grazie al supporto degli Stati Uniti e della NATO, e aveva annunciato la sconfitta dell’organizzazione nel 2019. Tuttavia, secondo gli esperti, l’IS-K si è riorganizzato in una rete di micro-cellule difficile da eradicare e rappresenta ancora una grave minaccia per la stabilità del Paese e della regione. Il 26 agosto, mentre le forze armate della NATO stavano concludendo l’evacuazione dall’Afghanistan, un attentato suicida nei pressi dell’aeroporto di Kabul, rivendicato dall’IS-K, ha causato la morte di almeno 175 persone, tra cui 13 soldati statunitensi. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, aveva promesso di vendicare l’attacco.

Tuttavia, a seguito del ritiro dal suolo afghano, le capacità offensive degli USA sono limitate e maggiormente suscettibili ad errori. Un attacco con droni a Kabul, il 29 agosto, che doveva colpire proprio lo Stato Islamico afghano ha, invece, causato la morte di 10 civili. Tra questi c’erano anche alcuni bambini. A seguito di approfondite analisi sull’episodio, il Pentagono ha ammesso “l’errore” e ha offerto “profonde condoglianze” alle famiglie delle vittime, sottolineando che l’assalto era stato compiuto con la “seria convinzione” che avrebbe impedito un imminente nuovo attentato presso l’aeroporto dove le forze armate stavano evacuando i cittadini. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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