Tunisia: verso un’economia a zero emissioni di carbonio

Pubblicato il 22 settembre 2021 alle 6:14 in Africa Tunisia

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Anche la Tunisia mira ad attuare la propria strategia di produzione di energia pulita, che si estende fino al 2030. Tuttavia, la crisi economica e gli scarsi finanziamenti potrebbero rallentare il percorso.

Tale riflessione è stata riportata dal quotidiano al-Arab, in un momento in cui è attesa, per il 23 settembre prossimo, la presentazione di un piano con cui la Tunisia svelerà in che modo intende limitare gli effetti dei cambiamenti climatici, nel quadro della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, basata sulla trasformazione dei settori produttivi in una “green economy”.

Come evidenziato da al-Arab, la Tunisia è rimasta indietro rispetto agli altri Paesi arabi, dal Marocco all’Arabia Saudita, nel percorso di costruzione di un’economia a zero emissioni di carbonio. Tuttavia, anche prima dell’accordo di Parigi, nel 2014, il Paese ha adottato una politica di transizione energetica, volta a introdurre fonti alternative all’interno del proprio mix energetico e ha elaborato una strategia che include nuove attività in aree come l’agricoltura biologica, il turismo sostenibile, gli edifici verdi, i trasporti e le infrastrutture sostenibili. A tal proposito, Tunisi si è proposta di produrre il 30% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030.

Parallelamente, il Paese ha varato una legge per regolamentare l’attività del settore, formulare piani attirando più investimenti esteri e incoraggiando il settore privato a entrare nel campo dell’energia pulita. L’inaugurazione della prima centrale solare di Tozeur, nel 2019, ha dato il via a una nuova fase, volta a raggiungere l’autosufficienza nella produzione di elettricità da fonti sostenibili. Tuttavia, il ritmo dei progetti verdi su cui la Tunisia ha scommesso ha perso slancio a causa degli effetti della pandemia sugli investimenti in generale.

Tunisi si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra del 41-45% rispetto ai livelli registrati nel 2010 in tutti i settori economici, e a profondere sforzi in materia di mitigazione e adattamento. Per raggiungere i propri obiettivi, il Paese si è proposto di volgere lo sguardo soprattutto al settore energetico, che da solo costituisce il 75% di emissioni di anidride carbonica. Molti analisti ed esperti di economia locali sono convinti che raggiungere tali obiettivi sia difficile ma non impossibile, poiché dipenderà dall’ampliamento delle partnership con il settore privato e dall’ottenimento di finanziamenti da donatori internazionali.

Per raggiungere il livello di mitigazione dei cambiamenti climatici previsto e ridurre le emissioni di gas serra del 41%, sono necessari circa 20 miliardi di dollari, volti a coprire sia i programmi di rafforzamento delle capacità finanziarie sia gli investimenti necessari. I costi aggiuntivi per le misure di adattamento si prevede ammonteranno a ulteriori 2 miliardi di dollari. Finora, nessun sostegno esterno è stato ancora mobilitato a favore di Tunisi.

Nel frattempo, il Paese Nordafricano deve far fronte a crescenti difficoltà economiche. La disoccupazione risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Nello specifico, i dati dell’Istituto nazionale di statistica hanno mostrato una quasi stabilità del tasso di disoccupazione nel secondo trimestre di quest’anno, pari al 17,9 %, in leggero aumento rispetto al 17,8%, registrato nel primo trimestre del 2021, su una popolazione totale di circa 11,7 milioni di persone. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.  

Come evidenziato da Mohamed Zmerli, punto focale della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la Tunisia desidera raggiungere i propri obiettivi in materia ambientale, rivolgendo l’attenzione a tutti i settori strategici senza eccezioni, primo fra tutti l’energia, seguita da industrie di laboratorio, agricoltura e riciclaggio dei rifiuti. Il piano già elaborato, è stato specificato, prevede di concentrarsi su nuove aree come l’economia circolare, la sicurezza alimentare, la sicurezza idrica e lo sviluppo sociale, con l’obiettivo di “creare ricchezza e offrire opportunità di lavoro”. Laddove realizzato, il piano potrebbe ridurre l’intensità di carbonio del Paese del 46% entro il 2030.

Nonostante l’assenza di cifre chiare sulla possibilità di concretizzare gli obiettivi prefissati e nonostante la difficile congiuntura economica, il Paese Nord-africano sembra andare avanti nella definizione delle sue strategie e nella sua “diplomazia climatica”, rafforzando partenariati regionali e internazionali, al fine di beneficiare di tutte le misure volte a contrastare i cambiamenti climatici.  “La Tunisia è in grado di raggiungere i suoi obiettivi in materia di riduzione dell’intensità di carbonio”, ha poi dichiarato Zmerli, secondo cui il Paese sta lavorando in tal senso a “un ritmo accelerato”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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