Taiwan: richiesta l’adesione al CPTPP

Pubblicato il 22 settembre 2021 alle 18:39 in Cina Taiwan

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Taiwan ha chiesto ufficialmente di aderire al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP), secondo quanto affermato dal vice ministro dell’economia dell’isola, Chen Chern-chyi, il 22 settembre.

 Chen ha riferito ai giornalisti la notizia aggiungendo che il ministro dell’Economia, Wang Mei-hua, e il principale negoziatore commerciale dell’isola, John Deng, forniranno ulteriori dettagli sulla richiesta di adesione taiwanese al CPTPP in una conferenza stampa che si terrà a Taipei il 23 settembre. Chen non ha fornito ulteriori informazioni, quali, ad esempio, le circostanze e i tempi in cui l’isola ha inviato la propria candidatura.

In precedenza, Bloomberg, citata da South China Morning Post, aveva riferito che la domanda taiwanese era stata inviata alla Nuova Zelanda, che è la Nazione depositaria dell’accordo, in base a quanto appreso da una fonte rimasta anonima. La domanda sarebbe stata poi inoltrata dalla Nuova Zelanda agli altri Paesi membri dell’intesa per la revisione.

Originariamente noto come Trans-Pacific Partnership, il CPTPP era stato concepito dall’ex presidente degli USA Barack Obama come un blocco economico per bilanciare il crescente potere di Pechino. Tuttavia, nel 2017, il suo successore, Donald Trump, aveva ritirato Washington dall’intesa, affermando che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto impegnarsi in alcun accordo commerciale multilaterale che avrebbe potuto minacciare posti di lavoro per gli americani. Attualmente, i Paesi che partecipano all’intesa sono Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Anche il Regno Unito vuole aderire all’accordo commerciale e ha iniziato i negoziati a tal fine a giugno 2021. Rispetto agli Stati Uniti, l’amministrazione dell’Attuale presidente Joe Biden deve ancora dare una chiara indicazione se si uniranno al gruppo o meno.

Prima di Taiwan, lo scorso 16 settembre, anche Pechino ha inviato la sua domanda di adesione al patto commerciale. In precedenza, l’ambasciata cinese a Canberra aveva avanzato tale proposta in un documento presentato al Parlamento australiano nel quale aveva affermato che l’adesione della Cina al CPTPP potrebbe produrre grandi benefici economici. Il Giappone, che detiene la presidenza di turno del CPTPP nel 2021, ha dichiarato che consulterà i Paesi membri per rispondere alla richiesta della Cina, senza però indicare una tempistica per farlo.

In merito all’iniziativa di Pechino, il ministro dell’economia taiwanese ha affermato che la decisione di Pechino non ha influito sul piano di Taiwan di aderire al patto commerciale poiché l’isola stava perseguendo negoziati tramite canali secondari con Paesi amici per fare pressioni per la sua inclusione nel CPTPP e in altri organismi. Wang aveva affermato: “La nostra strategia è quella di allineare gli alleati in modo discreto e lavorare sulla costruzione del consenso prima di perseguire qualsiasi richiesta ufficiale. Secondo quanto riferito da CNA, più funzionari del Ministero degli Affari Esteri giapponese avrebbero espresso opinioni positive sulla richiesta di adesione al CPTPP taiwanese.

Taiwan, che ha accordi di libero scambio con la Nuova Zelanda e Singapore che sono entrambi membri del CPTPP, è stata esclusa da molti organismi internazionali a causa dell’obiezione di Pechino.

La Cina considera Taiwan una sua provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni dell’isola in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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